MORNINGS ARE FOR COFFEE AND CONTEMPLATION

MORNINGS ARE FOR COFFEE AND CONTEMPLATION

 

Ovviamente io non potrei non andare pazza per questa scena

 

David Harbour ha una lunga filmografia anche se prima di Stranger Things probabilmente molti nel vederlo avevano quella famosissima sensazione di “l’ho già visto in quale film?”

Indubbiamente Hopper è un personaggio!
E indubbiamente il passo da Hopper a Alexei Shostakov alias Red Guardian è un po’ caricaturale rispetto alle caratteristiche che hanno reso Hop così amato.

Riguardo a Black Widow citerei soprattutto la cover di Smells like teen spirit

 

E a proposito di cover: David Harbour ha proposto American Pie in una delle scene iniziali per dare maggior spessore emotivamente coinvolgente al suo personaggio.
Bella mossa.

Ma soprattutto mi è piaciuta tantissimo questa visita nella sua casa di Manhattan

 

Libri e libri tra i quali ha tenuto a mostrare due copie di Don Chischotte.

E poi chitarre, piante, e il ricordo del “Shakespeare in the park” a New York con Meryl nei panni di Giulietta e Kevin Kline come Romeo che non posso credere di essermi persa finora!

Tu lo sapevi?
Guarda qui cosa ho trovato! Per me è come il tesoro di Willy l’orbo!

Da approfondire ASAP!!!

L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE

L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE

Ed eccoci di nuovo a parlare del Premio Strega, anche se in questo caso mancato, nonostante da più parti si siano moltiplicati pronostici e tifoserie in favore del libro L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito Edizioni Bompiani.

Ancora una volta per questa lettura devo ringraziare Monica che dopo avermi raccontato le sue impressioni mi ha detto “però voglio sapere cosa ne pensi tu.”

In primis ho adorato il modo in cui l’autrice si è liberata della formula dialogo/virgolette inserendo anche i discorsi in forma diretta in un unico flusso ininterrotto di parole.

Più che un lago, in effetti un fiume, uno scorrere serrato, una corrente trascinante dalla quale il lettore si lascia condurre pago di una costante assenza di staticità, che al contrario costituisce una preponderante caratteristica del lago.

L’acqua del lago è anche tipicamente fredda, e se da un lato ho davvero ammirato la scrittura, per quanto mi riguarda non sono riuscita ad immergermi.

Ho letto il libro con quella curiosità che accelera la lettura, e per tutto il tempo ho avuto la sensazione che avrei trovato nelle pagine successive qualcosa di oscuro, come le profondità lacustri che lasciano quel perenne senso di inquietudine, ma non è stato così.

O meglio, Giulia Caminito ha descritto la cattiveria nella sua presenza celata ma latente all’interno dell’animo umano. Eppure è come se insieme alla consapevolezza, andasse ricercata anche l’intenzione.

La narrazione in prima persona non svela mai il nome della protagonista, che apparirà soltanto come firma ad una lettera, e allo stesso modo cela l’io profondo, che tanto quanto il presepe subacqueo, giace sommerso manifestandosi soltanto in alcuni momenti che però rimangono sospesi, tronchi come moli che forniscono solo lo slancio per tuffarsi.

Non ci sono mai conseguenze, tutto scorre, tutto procede nell’indifferenza.

Per cui alla fine io mi paragono ai “limoni abbandonati fuori dal cancello” (citazione dal libro) … chiedendomi se non fosse questo il vero intento.

Ti consiglio anche la valutazione “pro e contro” di Matavitatau che parte dall’analisi delle note finali.

Leggendo le note però il mio pensiero ha deviato un po’ la rotta per focalizzarsi principalmente su un tema che mi sta molto a cuore, e che riconduce al personaggio che in me ha suscitato maggiore empatia: Iris.

Se hai già letto, o leggerai il libro, ne capirai sicuramente il motivo. Aspetto dunque di sapere come trovi tu l’acqua del lago.

Curiosa coincidenza: proprio del lungolago di Anguillara mi aveva parlato Loredana regalandomi anche la foto della sua tazzina di caffè che in caso ritrovi qui

Sentiti pure libera/o di mandarmi la tua tazzina preferita quando vuoi: mi farà piacere condividere altri bei viaggi di tazzina in tazzina …

PRESENZE EBRAICHE A VIGEVANO NELLA STORIA REMOTA E RECENTE

PRESENZE EBRAICHE A VIGEVANO NELLA STORIA REMOTA E RECENTE

Domenica 4 luglio nella splendida cornice del cortile di Palazzo Merula a Vigevano dove tra l’altro ha sede proprio l’archivio storico comunale, è stato presentato il libro di Ermanno Boccalari: Presenze ebraiche a Vigevano nella storia remota e recente parte di una speciale collana “Protagonisti” a cura di Astrolabio e Punto & Virgola

L’autore ha svolto una precisa e minuziosa ricerca che rileva le prime testimonianze di banchieri ebrei nel 1400 durante il periodo del ducato Visconti Sforza e che abbraccia ogni tipo di settore.

Abbiamo dunque potuto ascoltare storie di medici così come di architetti, e abbiamo ad esempio saputo che la prima ricetta di un tipico prodotto locale nasce in realtà da una preparazione kosher.

L’excursus a tutto tondo ha incluso anche la settima arte: con una citazione dedicata a Il maestro di Vigevano di Elio Petri, per quanto riguarda la moglie del maestro interpretato da Alberto Sordi, ovvero l’attrice Claire Bloom.

Wikipedia ce ne regala un’immagine con tanto di caffè sul tavolino di uno dei bar della Piazza Ducale.

A proposito di Piazza Ducale: tu hai mai avuto modo di notare la stella di David sull’acciottolato di fronte al Duomo?

 

CONCLUSIONI INIZIALI

CONCLUSIONI INIZIALI

Conclusioni iniziali è un libro gratuito scaricabile qui sul blog Il Perdilibri che avevo già ringraziato per Il concorso Bisarca

Questo libro nasce come una impresa ideata e condotta da Gianni, autore del blog e da Ysingrinus di Discussioni concentriche: mille commenti ad un post WordPress nati per caso ma proseguiti con chiaro e preciso intento.

Una sorta di esperimento, con l’obiettivo di arrivare in fondo, che ha dato luce ad un roller coaster di frasi collegate o scollegate, estemporanee o soppesate, che potrebbero essere spunti di riflessione tanto quanto assist per battute comiche.

Ogni commento viene riportato con data e ora e anche questa scelta è vincente, dal momento che io, di fronte ad alcuni giorni particolari, mi sono ritrovata a ripensare a cosa stessi facendo in quel momento, mentre loro giocavano a questo squash con le parole.

Ma la cosa assolutamente fantastica è che ogni commento potrebbe essere l’inizio di un racconto.

Quindi io non ho potuto fare a meno di pensare a Meryl e a Out of Africa che amo

anche se in realtà l’effetto più che Karen Blixen è volutamente strampalato, per questo ho considerato più un altra interazione di idee …

l’improvvisazione è tale da sembrare inverosimile, invece funziona!

E in assoluta serendipità gli autori conquistano il loro guanto: una precisa metafora della sfida, che secondo me hanno vinto.

Nelle conclusioni finali viene fatto riferimento ad un premio per un certo tipo di lettrici / lettori e dunque per quanto mi riguarda mi considero premiata, e li ringrazio.

La prossima volta però, voi due fantasisti degli spunti, tenetemi in considerazione: potrei essere la Orietta Berti del trio.
Ogni riferimento a tormentoni estivi in corso non è per niente casuale.
Scherzi a parte: complimenti.

SOLSTIZI COMARI E TAROCCHI

SOLSTIZI COMARI E TAROCCHI


Nei giorni scorsi mi si sono incrociati vari pensieri, partendo dal post di Gabriella sull’Acqua di San Giovanni ma anche sul rito del fuoco per diventare comari non nel senso che io avevo finora dato a questa parola.

Acqua e fuoco dunque.
Acqua e fuoco che secondo Cicerone non ci sono utili in più circostanze che l’amicizia.
Acqua e fuoco, due dei quattro elementi della vita.

L’acqua e il fuoco che i druidi definiscono Litha cioè luce della riva perché il fuoco, o meglio il sole, che ha raggiunto lo zenit ed è arrivato al suo punto massimo, si tuffa nelle acque, sulla spiaggia, nel punto d’unione tra terra e mare.

Del solstizio d’estate, che Alidada ha descritto magistralmente nel suo Spicchio di cielo, mi sono innamorata tanti anni fa leggendo Sarum di Edward Rutherfurd che partendo dall’era glaciale vede proprio la nascita di Stonehenge che nel mio immaginario va ben oltre lo status di “ringing rocks” ad esempio, e si riveste di mistero con quel retrogusto di leggenda che amo.

Ma tornando a Litha, vorrei riprendere un po’ il concetto di Samhain: momento in cui il velo tra i due mondi è più sottile, però spostando la contrapposizione tra “sopra e sotto” proprio come una celebrazione del contrario, che ovviamente io adoro. Non a caso Litha viene definito anche giorno fuori dal tempo.

In questo capovolgimento, è come se gli elementi fuoco e acqua ribaltassero i loro ruoli in una unione magica.
Una suggestiva immagine a rappresentazione di questa magia si concretizza nelle candele galleggianti.

Fuoco, acqua.
Falò e rugiada.
Flutti e fuochi.

Così Shakespeare nel suo Sogno di una notte di mezza estate ci descrive la risposta di una fata:
Sui boschi e sulle valli
nei boschi e nei roveti
sui parchi e sui recinti
per flutti e per fuochi,
della sfera della luna
più presta men vado.
E servo la Fata Regina,
irrorando di rugiada
le sue impronte sull’erba.

Fuoco, acqua.
Sole e luna.

E poi mi sono ricordata del consiglio che mi aveva dato QueenFaee Studio nei commenti qui. Dove sole e luna traggono ispirazione dalle carte dei tarocchi Visconti Sforza, tanto per rimarcare le curiose coincidenze, e il mio legame con il territorio …

Questo corto di Garrone per Dior incanta come il fluttuare magico delle stelle sotto alla meravigliosa volta del castello toscano di Sammezzano che esattamente come in rovesciamento sottosopra, le conduce a galleggiare nell’acqua della fontana.

 

Maria Grazia Chiuri ha voluto dare una rilettura ai tarocchi trasportandoli in una dimensione fiabesca ma anche artistica, nella quale i preziosi ricami e le trame ricercate dei tessuti danno vita a opere d’arte: quadri viventi, che non si lasciano soltanto osservare, ma trascinano in un percorso alla ricerca di risposte.

Il primo abito tra l’altro mi ha folgorata: foglie su pizzi, una sorta di commistione tra moda e natura che non a caso ho immediatamente trovato magica, e che mi ha fatto pensare in particolare all’albero della foto sotto al titolo, con il suo abito di edera, perché la Natura si veste meravigliosamente.

Ma forse quello che preferisco in assoluto è Le Pendu.

Tu a questo punto mi dirai “ma cosa c’entra tutto ciò’”

In realtà incrociando tradizioni, leggende e atmosfere fiabesche vorrei interpretare questa estate come una serie di carte che possono regalare una chiave di lettura che consenta il riappropriarsi della magia di sentirsi allineati al sole, pronti ad accogliere la luce.

E tu?
Cosa vedi o prevedi nelle tue carte?
Acqua, fuoco, o cos’altro?

P.S.: nei commenti la versione Keep Calm di Le Fou … ovvero una creatura sottosopra che vorrebbe essere una comare, che non tace come una cicala, che accumula come una formica e che sa essere pesante come una pietra, ma anche mooooolto più “sospesa” di Stonehenge laughing

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