FORREST GUMP DA QUARTERED MAN A FILM DA BANDIRE. JENNY O JEAN?

FORREST GUMP DA QUARTERED MAN A FILM DA BANDIRE. JENNY O JEAN?

 

 

 

Dovrei citare i cioccolatini, ma forse anche se rimango sul caffé possiamo ugualmente dire “non sai mai quello che ti capita”…

Il 6 luglio ricorre l’anniversario del debutto nelle sale di questo film che dopo 26 anni e 24 premi tra cui i prestigiosi oscar come migliori film, regia e attore protagonista, a quanto pare continua a raccogliere critiche e pareri discordi.

Recentemente è stato infatti inserito nella lista di Variety  tra i film da evitare perché razzisti.

E pensare che in precedenza Forrest Gump era stato anche accusato di essere carico di propaganda a livello più o meno subliminale proprio per i vari excursus di 30 anni di storia americana che contiene.

The quartered man”, appunto. Letteralmente “l’uomo squartato” deriva da una campagna mediatica messa in atto nel 1973 per impressionare l’opinione pubblica con raccapriccianti resoconti di cronaca contro la politica di nazionalizzazione di Salvador Allende in Cile.

Ovviamente a Forrest Gump non viene attribuito nessuno squartamento, ma rimane il principio di voler dare una immagine pilotata.

Verrebbe da dire “bella scoperta” … non risulta infatti particolarmente subliminale il racconto del potere dei presidenti Americani ad esempio, o una certa riscrittura della guerra in Vietnam, aspetti che peraltro costituiscono il denominatore comune di molti altri film.

C’è però anche una sorta di sotto-testo sul personaggio interpretato da Robin Wright: Jenny, che presenta molte analogie con la sfortunata attrice Jean Seberg tra le quali spicca soprattutto la frequentazione delle Pantere Nere.

Proprio sulla vita di Jean Seberg è stato presentato un film fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia 2019.

Il film, con Kristen Stewart è uscito in streaming e in Italia si intitola più precisamente: “Seberg – Nel mirino.”

Questo mirino sarebbe quello dell’FBI nell’ambito del programma COINTELPRO, acronimo di Counter Intelligence Program.

In questo stesso programma venne incluso nel 1964 anche il Ku Klux Klan, che è il motivo per cui Forrest Gump è stato inserito nella famosa lista dei film sconsigliati.

Dunque il cerchio si chiude?

Propaganda o razzismo, agli spettatori l’ardua sentenza.

EMMA WATSON: DA HERMIONE A BLING RING? NO! A KE RING!!

EMMA WATSON: DA HERMIONE A BLING RING? NO! A KE RING!!

 

Coffee?”
A cappuccino please.”
You?”
What she said.”
Same.”

laughing ovviamente io parto sempre dal caffè e ovviamente avrai già indovinato dove avviene questa conversazione e tra chi.
Potremmo quasi chiamarla una situazione da “keep calm” anche se la calma dura poco …

Del Luchino Caffe adoro il pavimento a scacchi, ma potendo trovarmi a quel tavolo rosso invece di caffé o cappuccino io vorrei una polisucco!

Qualcuno ha visto un rospo?”
Hermione ci ha conquistati immediatamente: i suoi capelli, il suo modo di muovere la testa a sottolineare ancor di più la sua arguzia, il suo “sapere tutto” pienamente meritato.

Va detto che Emma Watson è stata brava nella interpretazione, tanto quanto nel non rimanere legata al personaggio, accompagnando la sua crescita personale a quella professionale con un percorso del tutto unico.

Emblematico il suo caffé completamente differente, in Bling Ring. Una caratterizzazione opposta, nella quale emerge una certa inclinazione per il mondo della moda, che è il motivo per cui ti sto parlando di lei.

Prima però vorrei sottolineare come Il suo sia uno stile del tutto personale, che passa attraverso scelte ben precise e iniziative rilevanti tra le quali va senz’altro ricordato il discorso all’ONU come ambasciatrice delle donne a favore della campagna HeForShe per UNwoman a difesa della parità di genere.

Eppure lei rimane sempre semplicemente magica, e diventa fata dei libri lasciando copie del libro “Mom & Me & Mom” nella metropolitana di Londra per il booksharing Books On the Underground

Oppure organizzando un gruppo di lettura, una sorta di club del libro con il quale promuove una condivisione al femminile. 

E nonostante sia entrata a soli 19 anni nel Guinness dei record per essere l’attrice del decennio che ha ottenuto i maggiori incassi, lei mantiene una linea precisa anche in fatto di moda: appassionata di look e tendenze, ma solo rigorosamente eco-friendly.
La puoi seguire qui

Moda dunque, ma moda etica, ben lontana dai guardaroba saccheggiati nel film di Sofia Coppola!

Un binario molto preciso, un binario concreto, un viaggio unico la cui ultima fermata è

Kering

Emma Watson è entrata a far parte del consiglio di amministrazione.

Sei davvero la strega più brillante della tua età!”

 

 

QUALCUNO SA DIRMI PERCHÉ IL MIO CAFFÈ NON È ANCORA QUI? È MORTA PER CASO?

QUALCUNO SA DIRMI PERCHÉ IL MIO CAFFÈ NON È ANCORA QUI? È MORTA PER CASO?

Come non adorare Miranda Priestly?
Meryl Streep è una grandissima attrice e i suoi lavori sono senza alcun dubbio uno più riuscito dell’altro, ma, ne Il diavolo veste Prada in particolare, ha saputo donare vita propria alla sua interpretazione.
Dunque Miranda Priestly non è soltanto il personaggio incarnato da Meryl, e non è nemmeno una versione di Anna Wintour, no: Miranda Priestly è una icona a tutti gli effetti.
Unica.
Con uno stile inarrivabile, ha catturato ognuno di noi fin dal momento esatto in cui si sono aperte le porte dell’ascensore.
Miranda è esigente, tagliente, dura, con una sottile vena ironica che in modo sommesso riesce a sortire un effetto prorompente, e le sue frasi sono entrate a far parte integrante del linguaggio comune. Perennemente impegnata a consolidare il proprio ruolo in un ambiente esclusivo quanto spietato, totalmente noncurante degli altri, pretende il massimo dai propri collaboratori, e non concede nessun tipo di indulgenza.
È cattiva?
Vorrei soffermarmi sul concetto di cattiveria, e mi riallaccio in qualche modo anche alla riflessione di Philip Zimbardo sull’Effetto Lucifero, riportandolo però ad un contesto meno estremizzato, e usando questa citazione che in un certo senso schematizza:
“La rabbia può nutrirsi di te per un’ora, ma non giacere per una notte; la continuazione della rabbia è odio, la continuazione dell’odio diventa cattiveria.”
Francis Quarles

Tutti noi quotidianamente purtroppo abbiamo a che fare con piccole quote di rabbia che esplode nelle persone con le quali interagiamo, ma anche in noi stessi.
Quanto spesso riscontri che la rabbia si sia accumulata oltre il livello, o, per usare l’esempio della frase, stia continuando dopo la notte?
Soprusi, sfoghi isterici, sterili frecciate al veleno, smania di punizioni, rimproveri del tutto gratuiti, astio vomitato verbalmente, e via discorrendo, anche nel male, sono comunque manifestazioni di lati umani, tu che quota percentuale di comprensione ti sentiresti di attribuire?
Difficile a dirsi, soprattutto quando si è parte lesa …
In giornate da fine scuola come queste, viene facile considerare quanto alcuni profili ben si adattino anche ai ricordi di qualcuno tra i professori.
Nella tua esperienza puoi dire che ci sia stato qualche caso in cui la cattiveria che hai subito si è potuta trasformare in qualsivoglia minimo aspetto di insegnamento?
Tornando a Miranda, ad esempio, per quanto sia iconica, non è lei che ci insegna, non tanto quanto Andrea Sacks almeno: “la sua più grande delusione”.

 

 

LA GUERRA DEI MONDI

LA GUERRA DEI MONDI

A che ora è la fine del mondo?”
No, partiamo dall’inizio: La guerra dei mondi è un romanzo scritto da H. G. Wells, tra i precursori del genere fantascientifico, originariamente pubblicato a puntate nel 1897 sul Pearson’s Magazine a Londra.
Primo aneddoto curioso: H. G. Wells prese in parte ispirazione dalle teorie di Giovanni Schiaparelli su Marte  (e se mi leggi sempre ricordiamo il nostro save the date 🙂 )
L’astronomo, nonché direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera a Milano, osservò alcune linee sulla superficie del pianeta rosso, e ipotizzò che potessero essere canali naturali per il trasporto di acqua poiché mutavano da una osservazione all’altra.
A questo punto ci sta un altro bel sorriso perché qual è uno dei tasti dolenti per tutti noi italiani? La conoscenza dell’inglese!
Perché dico questo? Perché i suoi canali naturali vennero tradotti con il termine sbagliato che travisò la teoria trasformandoli in canali artificiali. Da qui il presupposto che fossero stati scavati da … marziani, per l’appunto.
Questi famosi “marziani” che hanno popolato le fantasie di molti, incarnando le più svariate forme e descrizioni, prima di venire soppiantati dai più universali alieni.
Questi famosi “marziani” che hanno ispirato prima Wells e poi anche Welles, Orson Welles.
Curiosa anche questa coincidenza, li separa una e ma soprattutto una invenzione brevettata, altro dato curioso, sempre nel 1897, sempre a Londra, e sempre da un italiano: Guglielmo Marconi.
Perché passo a parlare di radio? Perché nel frattempo arriviamo nel 1938 è la radio è ancora la neonata tra i mass media e, esattamente come funziona oggi per internet, viene vista come una forma di comunicazione potenzialmente pericolosa, in quanto veicolo di mutazione sociale, per la rapidità di diffusione alla facile portata di un numero elevato di persone, e soprattutto dannosa per i colossi dell’editoria, preoccupati di perdere i loro introiti.
E ed è proprio alla CBS che Orson Welles conduce The Mercury Theatre on the Air: un programma costituito dalla narrazione dei grandi classici della letteratura, per la verità mal pagato e non molto seguito.
Ma Orson, allora attore shakesperiano, esprime il suo genio usando il programma anche per assestare un colpo al sistema, decidendo di dare il taglio di un notiziario in tempo reale, e in vista dell’imminente Halloween, struttura l’invasione marziana descritta nel libro come una radiocronaca in tempo reale.
È infatti il 30 ottobre 1938 quando va in onda la lettura dell’incipit de La Guerra dei Mondi, intervallata da trasmissioni musicali, come di consueto, finché un annuncio interrompe la musica e traspone il testo ambientandolo negli Stati Uniti. Con l’aiuto dello sceneggiatore Howard Koch, vengono inserite finte interviste ad esperti, imitazioni di comunicati delle autorità, ed effetti sonori ai quali Orson Welles presta una cura particolare.
All’inizio e nel corso della trasmissione viene chiaramente dichiarato che si tratta della trasposizione del romanzo, ma molti si sintonizzano in momenti diversi e l’effetto illusione creato ad arte riesce perfettamente.
Si narra della telefonata di un uomo al New York Times per chiedere appunto “a che ora è la fine del mondo?” alla quale fa riferimento il famosissimo brano scritto da Michael stipe dei R.E.M.
C’è un coro che sostiene la esagerazione delle stime che contano le persone corse in strada, le scene di panico, o l’isteria, e sinceramente non intendo soffermarmi sui numeri, dal momento che, specialmente in questo periodo, non se ne può più di sentire tragici conteggi.
Di fatto, a Grover’s Mills nel New Jersey, esiste una targa commemorativa con la seguente iscrizione:
La sera del 30 ottobre 1938 Orson Welles e The Mercury Theatre presentarono una drammatizzazione di H.G. Wells La guerra dei mondi adattata da Howard Koch. Questo doveva diventare un punto di riferimento nella storia delle trasmissioni, provocando continui pensieri sulla responsabilità dei media, sulla psicologia sociale e sulla difesa civile. Per un breve periodo, oltre un milione di persone in tutto il paese credevano che i marziani avessero invaso la terra, a partire da Grover’s Mill, nel New Jersey.
La cosa importante che Orson Welles più o meno volontariamente ci ha dimostrato, è che le persone sono portate a credere piuttosto incondizionatamente ciò che viene loro comunicato dai mass media mainstream.
Quante volte ci siamo sentiti dire “lo ha detto la TV?”
Quanti hanno cura di verificare le notizie?
Questa volta mi sono dilungata oltre il tempo del caffè, ma oggi forse possiamo concederci anche il cioccolato, che dici?
Però ora concludo con l’ultima strana coincidenza: ne La Guerra dei Mondi i marziani vengono sconfitti da un virus.

“COMPETITION IS A PAINFUL THING, BUT IT PRODUCES GREAT RESULTS”

“COMPETITION IS A PAINFUL THING, BUT IT PRODUCES GREAT RESULTS”

Oggi lo spunto per il caffè non è opera mia.
Non conoscevo Jerry Flint, non si finisce mai di imparare in effetti, e sono molto grata a Renaldo Monios che ha scritto questa frase nei commenti.
Mi è piaciuta subito come spunto per rimanere sul versante giusto della salita, per ricordare che ogni cosa va conquistata, che anche i momenti dolorosi possono produrre “risultati” non foss’altro in termini di crescita.
Personalmente ammetto che la mia tendenza standard sarebbe quella di evitare a piè pari l’idea di competere, ma rimane un dato di fatto quanto la competizione, se sana, può trasformarsi in una spinta importante.
Anche se a volte ci può sembrare stancante, fastidiosa o persino avvilente, anche se riconoscere una sconfitta ha sempre un retrogusto amaro, se riusciamo a vedere in chi è più bravo di noi un esempio lampante di come si possa sempre migliorare, avremo dalla nostra il grande potere degli errori: i più grandi maestri, per molti versi.
Dal mio piccolo angolino, tuttavia, ho immediatamente pensato a qualcosa di comico e mi è comparsa all’istante l’immagine del cannocchiale di Jack Sparrow.
Improbabile, sbilenco, imperfetto e improvvisato.
Un po’ come sono io.
Ma, al di là dei difetti, mi piace l’idea del cercare di guardare più lontano possibile, anche con gli strumenti inadeguati che abbiamo a disposizione.
Dunque grazie Renaldo per la tua citazione, la terrò presente per costruire una prolunga che porti lo sguardo oltre.

 

 

 

 

 

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