CANDIDATURA

CANDIDATURA

Mi domando se ti sia mai capitato di proporre la tua candidatura per una posizione particolarmente ambita.

Seppur di fronte all’impossibile, pensi sia il caso di azzardare, sperando magari nel colpo di fortuna, forte del concetto “uno su mille ce la fa?”

Sei una sognatrice o un sognatore anche nel gesto concreto di inviare un curriculum?

Ti chiedo questo perché durante il mese di agosto Condé Nast ha pubblicato un annuncio per la ricerca di Executive Assisant per il Global Chief Content Director. Compenso previsto fino a centoventicinquemila dollari.

La fine di giugno ci aveva clamorosamente portato la notizia delle “dimissioni” di Anna Wintour, anche se in realtà lasciato il ruolo di direttrice di Vogue America, ha assunto l’incarico proprio di Direttrice Editoriale Globale di Vogue oltre che ad essere responsabile dei contenuti globali Condé Nast.

 

Non è finzione: si richiede davvero la candidatura di Andy Sacks! 🙂

E tutto ciò mentre 20th Century Studios ci racconta che Il Diavolo veste Prada 2 è in lavorazione …

 

 

La campagna di recruiting ovvero: reclutamento, ricerca e addestramento di personale lavorativo, un neologismo, secondo la Treccani, è stata lanciata il 13 agosto.

Chi starà portando ora il caffè rovente a Mir … ops a Anna?

 

Candidatura


E tu? Mi racconti la tua candidatura speciale?

Hai mai dovuto affrontare un’ardua sfida lavorativa?

THUNDERBOLTS*

THUNDERBOLTS*

Thunderbolts* al cinema, MCU riuscirà a fulminare il pubblico?

 

Mio marito, mio figlio ed io siamo entrati in sala sperando di vedere un film Marvel capace di interrompere la deriva degli ultimi anni.

Thunderbolts* nome ispirato da un aneddoto raccontato in una scena del film.

Ma l’asterisco?

L’asterisco riporta a una sorta di chiusura del cerchio, come fosse uno spezzone palindromo.

Originariamente infatti il titolo del film era *The New Avengers. 

Thunderbolts*

 

Ma *The New Avengers diventano Thunderbolts* per la loro stessa natura, in realtà non sono classici supereroi.

 

 

Not Super Not Heroes

Yelena Belova = Vedova nera
James Buchanan Barnes = Bucky – Soldato d’Inverno
Alexei Shostakov = Red Guardian
John Walker = U.S. Agent
Antonia Dreykov = Taskmaster
Ava Starr = Ghost

e poi Bob cioè Robert Reynolds = Sentry

Bob racchiude forza e fragilità, semplicità e complicazione, cattiveria e bontà, con un’aria da sfigato che ricorda qualcosa.

L’attore che incarna Bob è Lewis Pullman.

Già: Pullman figlio di Bill, memorabile interprete di vari ruoli da sfigato.

Ti ricordi qualcuno dei film in cui Bill Pullman ha recitato?

La somiglianza mi ha fatto sorridere. 

Ma Bob ha in sé l’abisso oscuro del male di vivere che devia il film verso qualcosa estremamente difficile da rappresentare.

A me è piaciuta particolarmente Florence Pugh per come ha mixato depressione e ironia.

Per contro David Harbour è carichissimo, oltre che improntato al business 🙂

 

 

Quindi i Thunderbolts* fulminano?

Mio marito non ne è del tutto convinto, per mio figlio è un sì, e tu cosa ne dici?

LE ASSAGGIATRICI

LE ASSAGGIATRICI

Le assaggiatrici è il film per la regia di Silvio Soldini uscito nelle sale la scorsa settimana.

 

Sono andata al cinema con Monica e questa è una delle volte in cui vedo il film prima di leggere il libro.

 

Alla sceneggiatura hanno collaborato tra gli altri Cristina Comencini e Ilaria Macchia, che io sono sempre curiosa di scoprire.

 

Le assaggiatrici è basato sul romanzo scritto da Rosella Pastorino, ispirata dalla storia di Margot Wölk che solo a 95 anni ha rivelato di essere l’unica superstite di un gruppo di donne selezionate per verificare che il cibo non fosse avvelenato.

 

Il blog di Tony ha pubblicato una lista di dieci film angoscianti, lì per lì non mi era venuta nessuna idea, ma ora sicuramente posso citare Le assaggiatrici: un’ora e non so quanti minuti di angoscia.

 

 


Per sottolineare ancora di più il senso di ineluttabilità, a tratti le immagini vengono intervallate da stacchi di nero.


Le musiche della colonna sonora incombono con altrettanta efficacia.


Il regista ha scelto di lavorare con attori tedeschi, proprio per rimanere il più possibile fedelmente allineato a ogni singolo dettaglio.


Ma ciò che emerge è che le persone, di qualsiasi nazionalità, di qualsiasi colore, di qualsiasi origine, durante la guerra soffrono.


So di aver scritto una banalità, eppure sembra che tutto ciò che è accaduto per la seconda guerra mondiale, così come in tutte le altre guerre della storia dell’umanità, non sia servito a nulla.


Non abbiamo imparato nulla.


E ci cibiamo del veleno dei potenti di turno.

CAFFEINATED ZOMBIE

CAFFEINATED ZOMBIE

Caffeinated zombie in particolare è impersonato … si potrà dire “impersonato?” Scherzo ovviamente!

 

Insomma, leggendo il titolo avrai immediatamente pensato al film di Jim Jarmusch I morti non muoiono, lo conosci?

 

Se non lo conosci, “qui si mette male” …

 

Non so tu, ma a noi piace molto citare alcune battute iconiche da questo film.

 

Ma torniamo al nostro caffeinated zombie ovvero all’Iguana del rock: Iggy Pop. 

 

Al secolo James Newell Osterberg Jr., di lui si può dire veramente di tutto.

 

Anche che si aggira per Centerville con il suo inseparabile bricco di caffè.

Caffeinated zombie

Su tutto mi piace ricordare la sua amicizia con David Bowie.

 

“Mi ha resuscitato” testuali parole rilasciate in un’intervista al New York Times. 

 

Insieme sono ripartiti per e da Berlino e insieme ci hanno regalato quella piccola perla che è China Girl, per non parlare della mitica The Passenger.

Insieme è l’avverbio che si può usare anche riferendosi a Jim Jarmusch perché l’interpretazione di uno zombie è sicuramente una delle tante occasioni in cui lui e Iggy anche collaborato.

Rimanendo per ora sull’argomento zombie, che ne pensi?
Ti piacciono film e serie con la loro rosa di versioni dalla più macabra alla più ironica?

La parola zombie affonda le proprie radici nelle Antille, radici interconnesse con i riti woodoo, ma perché te ne sto parlando in occasione di questo inizio anno?

Cito I Simpson: “gli zombie preferiscono essere chiamati viventi svantaggiati.”

Ecco: risorgiamo dal torpore e preoccupiamoci meno delle definizioni.
Viviamo, cibiamoci di bellezza e non del prossimo, distinguiamoci, cambiamo.

Altrimenti, come ripete Adam Driver: qui finisce male.

E ovviamente vorrei anche brindare, come la vecchia Mallory: Chardonnay!

LA STANZA ACCANTO

LA STANZA ACCANTO

La stanza accanto è il film di Pedro Almodòvar vincitore del Leone d’oro al Festival del cinema di Venezia.

 

Sono andata al cinema insieme a Monica pensando che mi sarei commossa ma in realtà mi sono arrabbiata.

Trovi la recensione sul blog Matavitatau e incredibilmente questa volta Nick è stato più clemente di me.

Ben inteso: La stanza accanto ha una parte incantevole.

Tutto ciò che attiene alla sfera visiva rasenta la perfezione a partire dai colori usati in maniera sublime, oltre che comunicativa.

La scenografa Carlota Casado in una intervista tra i riferimenti ha citato i quadri di Georgia O’Keeffe.

Se guardi i suoi quadri:
Oriental poppies
Ladder to the moon
Jiimson weed white flower
puoi avere una chiara idea ad esempio della gamma di verdi che io ho particolarmente ammirato.

I costumi, che potremmo chiamare outfit, di Bina Daigeler sono una carrellata di colore, stile e qualità.

Ogni singolo dettaglio è scrupoloso, persino cito testualmente: “le macchine del caffè.”

Le ambientazioni sono favolose: New York nella sua veste più magica e una casa che rappresenta la perfetta commistione tra architettura e natura.

Il set è Casa Szoke, progettata dallo studio Aranguren+Gallegos Arquitectos vicino Madrid, a San Lorenzo de El Escorial, e si trova alle pendici del Monte Abantos nella foresta di La Herrería. 

Come se non bastasse, gli elementi di arredo sono pezzi di design molto noti e il quadro People in the sun di Edward Hopper diventa parte integrante a livello narrativo oltre che visivo.

E Almodòvar completa la rappresentazione del bello citando James Joyce: I morti da Gente di Dublino
La neve cadeva lieve in tutto l’universo, e lieve cadeva, su tutti i vivi e i morti.

La stanza accanto è il primo film in lingua inglese di Pedro Almodòvar e il suo intento, direi riuscito, è stato renderlo il più americano possibile.

Poi però c’è la parte verbosa, passami il termine, i dialoghi a mio parere eccessivi tanto da spezzare l’equilibrio di tutto il resto.

E c’è una serie di elementi incompiuti.

Non entro nel merito del profilo della protagonista, e nemmeno nella questione eutanasia, perché ognuno ha il diritto di avere la propria opinione.

Ma rimanendo sulla mera rappresentazione della malattia e della sofferenza fisica e psicologica, forse perché purtroppo l’ho vissuta stando accanto, non ho potuto fare a meno di innervosirmi.

Una morte esclusiva.

La vita reale però è ben diversa.

A te è piaciuto? Hai trovato il finale spiazzante o ispiratore?

IL TRENO DEI BAMBINI NETFLIX

IL TRENO DEI BAMBINI NETFLIX

Abbiamo già parlato de Il treno dei bambini quando ho letto il libro di Viola Ardone edito da Einaudi. 

 

 

Ma soprattutto abbiamo parlato de Il treno dei bambini quando ho letto il libro I treni della felicità di Giovanni Rinaldi. 

 

 

Mi sono appassionata al lavoro di ricerca di Giovanni Rinaldi e al suo successivo C’ero anch’io su quel treno e con le parole ho viaggiato attraverso le storie di molti bambini, di molte famiglie, di molte persone che oggi continuano a testimoniare il bello della solidarietà attraverso occhi che hanno visto scorrere il treno della vita e attraverso parole che hanno molto da insegnarci.

 

 

Una scoperta, un dono, che ci ha portato il privilegio di avere la testimonianza diretta di Americo Marino. 

 

 

Americo, non Amerigo, non sto sbagliando: il vero nome di colui che abbiamo conosciuto come il protagonista de Il treno dei bambini di Einaudi o Netflix, intrepretato da Christian Cervone e Stefano Accorsi è Americo. 

 

 

E se in alcune interviste Viola Ardone ha riconosciuto come personaggi reali Derna, la Pachiochia o Maddalena, ufficialmente Americo rimane un personaggio di fantasia, nonostante elementi significativi come ad esempio le scarpe, per citarne uno, derivino dalla sua diretta testimonianza. 

 

 

Per questo motivo non potevo non vedere Il treno dei bambini Netflix per la regia di Cristina Comencini prodotto da Palomar.

 

 

 

 

Il film è stato presentato alla Festa del cinema di Roma e ha il sostegno della Regione Emilia Romagna e di Film Commission Torino Piemonte.

 

 

Sinceramente speravo in un epilogo diverso per quanto attiene alla storia personale di Americo, persona di rara sensibilità alla quale mi sono affezionata.

 

 

Un ringraziamento nei titoli di coda, un riferimento, un nome, sono stati citati persino i caffè …

 

 

Come reagiresti se, possiamo dire tutto il mondo visto che Il treno dei bambini è stato tradotto in venticinque lingue, conoscesse elementi della tua storia, declinati poi in maniera diversa?

 

 

Ne saresti comunque felice o ne soffriresti?

 

 

Tu hai visto Il treno dei bambini Netflix?

 

 

Se, come a me, ti è rimasto nel cuore il pensiero di quei bambini in viaggio verso l’ignoto e di come abbiano trovato l’affetto di famiglie che li hanno accolti come figli, penso che questo video ti commuoverà, non è finzione:

Derna e Americo dall’Archivio Rinaldi 

 

 

 

 

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