IN GOOD COMPANY

IN GOOD COMPANY

È il titolo di uno dei moltissimi film di Scarlett Johansson, ma direi che è un’ottima didascalia anche per questa immagine.

Natalie Portman è in effetti una buona compagnia con la quale condividere un caffè.
Con lei Scarlett ha condiviso anche la sorellanza sul set del film nel quale interpretavano Anna e Maria Bolena che purtroppo non ho ancora visto. Tu?

In compenso ne ho visti molti altri, a partire da L’uomo che sussurrava ai cavalli, nonostante avesse già lavorato in altre pellicole: ha infatti iniziato giovanissima e la sua carriera è stata un crescendo variegato di personaggi e generi nei quali ha spaziato sempre con successo.

In questi giorni però mi ha colpita la sua immagine rigorosamente senza sovrastrutture, quasi a sottolineare ancor di più l’accoratezza dell’appello per la liberazione di quattro persone detenute in Egitto, tra le quali noi conosciamo in particolare il caso di Patrick Zaki.

Prima di venire arrestato durante una visita alla famiglia, Patrick Zaki frequentava l’Università di Bologna che in questi mesi si è spesa in molte iniziative in suo favore anche a cura dello stesso rettore che lo ha ricordato nel discorso di apertura dell’Ateneo.

Ma sono le parole di Scarlett a colpire nel segno: “Dire la propria in Egitto è pericoloso” e per me risuonano particolarmente terribili anche alla luce di ciò che è accaduto a Giulio Regeni.

Dopo questo messaggio tre persone sono state scarcerate, ma non Patrick Zaki, anche se a sorpresa, oggi ci sarà l’udienza che dopo il rinnovo della custodia cautelare era prevista per gennaio.

Uniamo dunque le speranze che presto anche Zaki possa ritrovarsi in good company.

E soprattutto continuiamo tutti a difendere un valore fondamentale e importantissimo: la libertà di pensiero e di parola.

Avevo già citato Evelyn Beatrice Hall:
Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.

E visto che recentemente ho parlato di George Orwell citerei anche
Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentire.

IN CAMMINO SULLA VIA FRANCIGENA

IN CAMMINO SULLA VIA FRANCIGENA

Come spesso accade, Monica mi segnala una bella storia, stavolta però non scritta su un libro: è la storia di Cindy Nanette e Mina ed è soltanto all’inizio.

Sono partite da Pontarlier il 10 Settembre e hanno in progetto di arrivare a Roma per Natale.

In questi giorni sono in Lomellina: oggi in particolare a Mortara, dopo aver fatto tappa ieri a Robbio

Io che sono stata una bambina diciamo … un pochino prima laughing ho immediatamente pensato a Remi, Joli Coeur, Capi e Zerbino, ma al di là dell’immagine poetica trovo davvero importante il messaggio che racchiude il mettersi in cammino ora.

Da quando è stata dichiarata Itinerario Culturale la Via Francigena ha assunto una ulteriore veste oltre a quella spirituale e si sono moltiplicate iniziative connessioni e contatti, grazie anche alla rete web che offre un valido supporto di sottofondo.

Quello che mi ha colpita però è il particolare “momento storico”: mentre tutti chiudono, mentre sorgono barriere più o meno visibili, Cindy Chopard si mette in cammino, affidandosi al buon cuore delle persone, e all’ospitalità.

Non di secondaria importanza l’obiettivo di raggiungere la meta per Natale. Curiosa coincidenza: avevo sottolineato il countdown a meno 100 esattamente un mese fa.

Ma siccome lo scenario cambia di giorno in giorno, forse mai come ora stiamo tutti vivendo nell’incertezza di cosa ci riserveranno questo Autunno, che ci sta presentando i suoi primi freddi, e il prossimo Inverno.

Dunque ognuno ha davanti una sorta di cammino fatto di passi diversi, da compiere più o meno metaforicamente, durante il quale potremo magari seguire qualche altra tappa di Cindy e delle sue compagne di viaggio.

100 GIORNI A NATALE

100 GIORNI A NATALE

 

Dimmi che anche tu fai parte di coloro che amano e aspettano il Natale con lo stesso entusiasmo dei bambini!

Ammetto che ad ogni Natale lo spirito viene messo alla prova sempre più duramente, ma la magia trova sempre il modo di compiersi e di regalare l’incanto, sebbene sotto forme diverse.

A me piace anche solo vivere l’attesa, pensare già da prima a quando toglierò le decorazioni dalle storiche scatole che le custodiscono, per liberare loro e l’atmosfera più suggestiva dell’anno in assoluto.

Tu fai preparativi in anticipo?
Oggi mancano 100 giorni a Natale che sembrano tanti eppure sono pochi e io mi sono ritrovata sognante a ripensare ai momenti più belli.

Per te cosa rappresenta il Natale?
L’albero, le luci, i doni …
Che tipo di regali preferisci?

Ovviamente per chi ama la lettura si profilano all’orizzonte lunghi momenti in libreria tra classici e novità, immersi nell’indecisione tra copertine invitanti e consigli importanti.

Io ad esempio ho sempre liste di arretrati e di annotazioni lunghe come Il conte di Montecristo.
Magari invece tu sei tra coloro che hanno già inquadrato tutto molto chiaramente.

In qualsiasi caso mi permetti un’idea aggiuntiva?
Si tratta di una vera e propria “segnalazione” la mia: Segnalì.

Non sono semplici segnalibri.
Non sono semplici taccuini.
Sono il risultato di un pensiero dedicato alla lettura, sono il frutto dell’amore per i libri espresso in gesti curati fin nel minimo dettaglio da mani artigiane che si occupano della realizzazione con materiali attentamente selezionati, e che svolgono con passione ogni singolo gesto fino al packaging personalizzato, come un ultima cortesia prima del passaggio di consegna.

Io ho avuto un dono particolarmente speciale: Mariposas.
E d’ora in avanti non potrò più pensare a una farfalla senza associarne il pensiero alla creatrice e senza provare ad immaginare il Campidanoshire come Gabriella ama definire la sua terra.

Ma l’ho già detto che mancano 100 giorni a Natale!?

ACADEMY AWARD OF MERIT?

ACADEMY AWARD OF MERIT?

 

Nuove regole per l’Oscar: notizia che occupa moltissimi titoli e testate.

Credo sia inutile spiegare ulteriormente, ormai è noto a chiunque che a partire dal 2024 per poter aspirare alla vittoria della prestigiosa statuetta della Academy of Motion Pictures Arts and Science, il cast, così come il personale di produzione, dovranno INCLUDERE persone appartenenti a determinate “categorie”.

Volendo rimanere su un tono ironico, verrebbe da chiedersi se il passato da direttore di casting del presidente della Academy Rubin possa aver influito, ma il sorriso immediatamente si smorza e non so tu, ma io mi sento più sulla lunghezza d’onda di Kirstie Alley che ha definito questa decisione “Orwelliana”.

Personalmente questo concetto delle categorie non mi appartiene a partire dalle famigerate “quote rosa”.

Per me la inclusione non deve avvenire per regolamento, e comunque c’è una distinzione tra meritare una determinata posizione o ottenerla per decreto, cosa che risulta ancor più discriminante a mio avviso.

É il pensiero comune che si deve evolvere, la concezione stessa di diversità non come estraneità ma come valore aggiunto, come libertà.

Comprendere nel senso di contenere in sé, abbracciare, racchiudere, accogliere spiritualmente, piuttosto che includere in un numero, in una serie, in un elenco.

Inserire come clausola la presenza di persone definendole come APPARTENENTI A UNA CATEGORIA non è essa stessa una discriminazione?

Nel momento in cui si definisce una persona secondo le proprie origini, secondo la propria natura o secondo il proprio orientamento, non si crea una suddivisione che invece non dovrebbe esistere?

Non dovremmo tutti pensare a qualcuno semplicemente ADATTO AL RUOLO O ALL’INCARICO, punto?

Io non vorrei essere una quota rosa, meglio il giallo luce, o qualcosa di verde, come la speranza.

 

THE DADA BARONESS

THE DADA BARONESS

 

In tutta la mia smisurata ignoranza io non conoscevo la Baronessa Dadaista finché non me ne ha parlato BurnazziFeltrinaArchitetti in merito a quanto avevo scritto sull’anello tatuato di Chester Bennington, facendomi notare che la sua fede nuziale, invece, era un bullone raccolto dalla strada.

Arte “da indossare”, arte corporale al punto da rendere tridimensionale il concetto di trasformazione, che si concretizza anche nella continua e costante evoluzione di Elsa Hildegard Plotz, poi Elsa Endell e infine Elsa von Freytag-Loringhoven.

Impossibile concepire di vederla con una banale tazzina.
Lei stravolge l’utilizzo degli oggetti più comuni, adornandosene.
Dunque i cucchiai arricchiscono un copricapo tanto quanto una gabbia per uccellini il collo.

Per tentare di descriverla vorrei bypassare la famosa frase che ricorre nei vari riferimenti che la riguardano, pronunciata da colui che si è appropriato dell’idea per l’opera Fontana.

Citerei piuttosto le parole di Djuna Barnes, secondo l’analisi di Michelle Feda

nel villaggio si può persino vedere la baronessa saltare con leggerezza da uno di quei nuovi taxi bianchi con settanta cavigliere nere e viola che tintinnano sui suoi piedi secolari, un francobollo straniero – annullato – appollaiato sulla sua guancia; un’ala di porpora e oro catturata maliziosamente con i fili di un cavo usato un tempo per attraccare le importazioni dal lontano Catai; e cogliere il profumo sottile e polveroso che lascia dietro di sé – un antico taccuino umano su cui sono state scritte tutte le follie di una generazione passata.

Parole che ben illustrano la corporalità.
Parole che offrono aspetti a tutto tondo: colori, suoni, profumi.
Le follie di una generazione passata” in aperta contrapposizione con il presente di una artista che è già futuro, anche per il Dadaismo.

Ma come spesso accade per i personaggi così controversi e fuori dagli schemi, la vita è una corsa su montagne russe ancora più ripide del consueto. Tanto per la salita, che arriva a toccare il dorato mondo, quanto per la repentina discesa, che vede i momenti difficili rincorrersi inesorabilmente.

Il villaggio è dove nasce l’amicizia tra Elsa e Djuna: il Greenwich Village. Una amicizia che non si interrompe mai nemmeno di fronte alle avversità che cancellano la ascesa: è proprio Djuna che aiuta in vari modi Elsa fino alla sua morte a Parigi, “il suo ultimo scherzo”.

Ma rimane il loro intenso scambio di lettere.

 

 

 

EMMA WATSON: DA HERMIONE A BLING RING? NO! A KE RING!!

EMMA WATSON: DA HERMIONE A BLING RING? NO! A KE RING!!

 

Coffee?”
A cappuccino please.”
You?”
What she said.”
Same.”

laughing ovviamente io parto sempre dal caffè e ovviamente avrai già indovinato dove avviene questa conversazione e tra chi.
Potremmo quasi chiamarla una situazione da “keep calm” anche se la calma dura poco …

Del Luchino Caffe adoro il pavimento a scacchi, ma potendo trovarmi a quel tavolo rosso invece di caffé o cappuccino io vorrei una polisucco!

Qualcuno ha visto un rospo?”
Hermione ci ha conquistati immediatamente: i suoi capelli, il suo modo di muovere la testa a sottolineare ancor di più la sua arguzia, il suo “sapere tutto” pienamente meritato.

Va detto che Emma Watson è stata brava nella interpretazione, tanto quanto nel non rimanere legata al personaggio, accompagnando la sua crescita personale a quella professionale con un percorso del tutto unico.

Emblematico il suo caffé completamente differente, in Bling Ring. Una caratterizzazione opposta, nella quale emerge una certa inclinazione per il mondo della moda, che è il motivo per cui ti sto parlando di lei.

Prima però vorrei sottolineare come Il suo sia uno stile del tutto personale, che passa attraverso scelte ben precise e iniziative rilevanti tra le quali va senz’altro ricordato il discorso all’ONU come ambasciatrice delle donne a favore della campagna HeForShe per UNwoman a difesa della parità di genere.

Eppure lei rimane sempre semplicemente magica, e diventa fata dei libri lasciando copie del libro “Mom & Me & Mom” nella metropolitana di Londra per il booksharing Books On the Underground

Oppure organizzando un gruppo di lettura, una sorta di club del libro con il quale promuove una condivisione al femminile. 

E nonostante sia entrata a soli 19 anni nel Guinness dei record per essere l’attrice del decennio che ha ottenuto i maggiori incassi, lei mantiene una linea precisa anche in fatto di moda: appassionata di look e tendenze, ma solo rigorosamente eco-friendly.
La puoi seguire qui

Moda dunque, ma moda etica, ben lontana dai guardaroba saccheggiati nel film di Sofia Coppola!

Un binario molto preciso, un binario concreto, un viaggio unico la cui ultima fermata è

Kering

Emma Watson è entrata a far parte del consiglio di amministrazione.

Sei davvero la strega più brillante della tua età!”

 

 

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