AFGHANISTAN DOVE DIO VIENE SOLO PER PIANGERE

AFGHANISTAN DOVE DIO VIENE SOLO PER PIANGERE

 

Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere è il titolo del libro scritto da Siba Shakib che ho letto grazie a Vincenzo Franca e Francesco

Anche con Siba Shakib condivido il mese e l’anno di nascita

E lei in questo video tra le altre cose parla di sedersi insieme a bere un caffè.

 

Ma questa volta la lettura anziché un momento di distensione, è stata particolarmente dolorosa.

Questo libro è stato pur sempre un viaggio, dal quale però sono tornata con una ferita.

Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere.
Credo che le parole scelte dall’autrice come presentazione del suo libro siano assolutamente emblematiche.

Quando ho raccontato di Denise Ho, Gabriella ricordava quanto sia importante mantenere alta l’attenzione anche su altre realtà e sicuramente la condizione femminile in Afghanistan è una di quelle.

Il 1° luglio il Consiglio per i diritti umani ha concluso la cinquantesima sessione ordinaria dopo l’adozione di 23 risoluzioni e ha tenuto un dibattito urgente sui diritti umani delle donne e delle ragazze in Afghanistan. In una risoluzione, il Consiglio ha riaffermato il suo impegno incrollabile per il pieno ed eguale godimento di tutti i diritti umani da parte di tutte le donne, ragazze e bambini in Afghanistan, compreso il diritto alla libertà di movimento, il diritto all’istruzione, il diritto al godimento della il più alto livello raggiungibile di salute fisica e mentale, compresa la loro salute sessuale e riproduttiva, il diritto al lavoro e il diritto di accesso alla giustizia su base di uguaglianza con gli altri. Il Consiglio ha chiesto all’Alto Commissario di organizzare un dialogo interattivo rafforzato durante la sua cinquantunesima sessione, con la partecipazione del Relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Afghanistan.

Eppure queste parole sembrano sterili vuote e inutili: UN News il 1° luglio ha pubblicato una terribile “statistica”

La situazione delle donne in Afghanistan è così disperata che si suicidano al ritmo di uno o due al giorno.

DENISE HO

DENISE HO

Denise Ho, o HOCC come preferiscono i suoi fan, è stata arrestata il 29 Dicembre ad Hong Kong

Ti avevo già parlato di Hong Kong e della Rivoluzione degli Ombrelli

Purtroppo la situazione non fa che peggiorare, Denise ha annunciato con un tweet di essere stata rilasciata, un po’ come era successo per Agnes Chow, ma l’arresto ha coinvolto anche il personale di Stand News, il sito pro-democrazia di Hong Kong con l’accusa di “pubblicazione sediziosa.”

Si considera sedizioso ogni atto di ribellione, ostilità, eccitamento a sovvertire le istituzioni che sia in concreto idoneo a produrre un evento pericoloso per l’ordine pubblico.

Hong Kong, ex colonia britannica, è tornata al dominio cinese nel 1997 con la promessa che le sue libertà, compresa la libertà di stampa, sarebbero state protette.

Amnesty International ha chiesto l’immediata scarcerazione di tutti gli operatori dell’informazione arrestati solo per aver svolto il loro legittimo lavoro giornalistico.

A giugno anche il direttore del quotidiano Apple Daily: Jimmy Lai ha annunciato la chiusura sempre in seguito ad una serie di arresti.

In questo tweet c’è una lettera scritto di suo pugno dopo la condanna per la commemorazione di Tiananmen.

Cancellazione sistemica della storia.”

Dunque l’appello di Denise Ho e delle voci come la sua sono estremamente importanti

Denise è nata a Hong Kong ma cresciuta a Montreal nel Quebec. Ha però deciso di tornare per lanciare la sua carriera nel Cantopop.

Tu conoscevi il Cantopop?

Io no, e ne ho trovato una interessante spiegazione qui

Tra l’altro ho scoperto anche Caffeine Tears dei Dear Jane! Ora devo assolutamente capire l’origine del nome di questa band che viene definita Chinese acoustic rock.

Becoming the song è invece il docufilm che descrive il percorso di Denise da popstar ad attivista per i diritti umani.

Da seguire sicuramente, non sei d’accordo?

1522

1522

Nella foto scarpe rosse a Vigevano dove sono state organizzate varie iniziative in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Il tema della campagna 2021 è #OrangeTheWorld.
L’arancione è il colore per rappresentare un futuro più luminoso e libero dalla violenza contro donne e ragazze, se vuoi puoi condividere la gif o una tua foto personale con questo colore.

Tutto molto bello, però sono passati dieci anni da quando l’Europa ha adottato la convenzione di Istanbul e in sostanza la situazione non fa che peggiorare.

Il numero delle vittime è terrificante, così come seguire i casi di cronaca quotidiana lascia affranti di fronte a storie dalle quali emergono circostanze a dir poco allucinanti.

Per questo trovo importante diffondere il numero 1522 per contattare la linea antiviolenza e mi è piaciuta l’idea di alcuni supermercati di aggiungerlo su scontrino, sacchetti, borse ecc.

Nel caso in cui non sia possibile chiamare, si può avviare una chat direttamente dal sito

Ci sono poi molte associazioni anche locali che sul territorio costituiscono un valido efficiente aiuto.

Il punto in cui si inceppa il meccanismo è un altro e risponde al triste ritornello “le leggi ci sono, il difficile è applicarle.”

Dunque io direi che poiché in questi giorni è stato ampiamente dimostrato che, quando lo stato veramente vuole, in tempo reale attua il proprio intento, sarebbe davvero il caso di non usare due pesi e due misure.

Come dice il professore di mio figlio “ci sono figli e figliastri” o figliastre in questo caso, perché siamo tutti uguali ma alcuni continuano ad essere più uguali.

LA PASSIONE DI FRIDA

LA PASSIONE DI FRIDA

La passione di Frida edito da tre60 è anche la passione di Caroline Bernard pseudonimo di Tanie Schlie che per il suo ventisettesimo compleanno riceve in regalo la biografia di Frida Kahlo scritta da Hayden Herrera ed inizia un percorso di immersione in tutto ciò che ruota intorno all’artista.

Sul suo sito in primo piano la frase: “E poi mi siedo a Parigi al Café de Flore e ordino la mia ispirazione” … lo stesso Café de Flore in cui a pagina 270 anche Frida siede.

Nel libro si parla anche di un piccolo caffè chiamato La risa: la risata, ma soprattutto si parla della PASSIONE citata nel titolo.

Una passione talmente forte e viscerale da risultare unica e irripetibile, un vero e proprio legame fatto di terra pittura e sangue che Frida Kahlo riporta non solo sulle sue opere ma anche in ogni singolo istante della sua vita.

Una vita sofferta, una vita senza sconti, mai.

Io in particolare ho ricevuto ispirazione per quanto riguarda il convivere con il dolore, ma sono stati altri tipi di sofferenza accanitasi su Frida che mi sono arrivati con la stessa intensità della sua determinazione.

Quel suo buco nel cuore rimane indelebile.

Ma superiore è la forza con la quale arriva il suo esempio di come la volontà trascenda il fisico, riuscendo a sfiorare l’impossibile.

Tanto quanto il destino è crudele.

Alla sua morte i suoi oggetti personali sono stati raccolti e interdetti al pubblico per un periodo di quindici anni per volere di Diego Rivera, ma in realtà gli anni trascorsi prima che venissero esposti sono cinquanta.

Tra le fotografie disponibili grazie a The Guardian io sono rimasta colpita dagli stivaletti. Osservali bene

E ho provato ad immaginare i profumi della Casa Azul

 

Mexicanidad.
In una frase del libro la sorella Cristina, che porta lo stesso nome dell’amica che ringrazio per il libro, dice a Frida che lei è il Messico.

Ma lei è anche il dolore, tangibile, inesorabile, irriducibile.

.

 

Grazie al libro, è possibile assistere alla nascita di alcuni dei suoi quadri seguendo un filo di emozioni, come se non potessero essere pensati altrimenti.

Tu ne hai uno preferito?

Li puoi vedere sul sito della Fondazione, oppure qui trovi una selezione abbinata a citazioni.

Concludo con una notizia, segnalata da Fantastic Nonna: il Comune di Milano ha dedicato una piazza a Tina Modotti che nel libro ha un ruolo importante.

Io mi sono innamorata di questa fotografia.

Ne hai una anche tu in cui il tuo sorriso esplode irradiando gioia?

INSEGUENDO FILI DI PERLE

INSEGUENDO FILI DI PERLE

Lela mi ha segnalato la storia di Meri Shervashidze raccontandomi che è stata la prima modella a sfilare sulla passerella con un filo di perle per Chanel e che si è distinta per lo stile sofisticato e il modo di donare bellezza come si può ben vedere qui dove Lela ha aggiunto un tag per me:

Una storia molto bella che va raccontata, dal momento che credo non sia sufficientemente conosciuta.

Le informazioni su di lei purtroppo sono poche: ho provato ad esempio a ricercare tramite siti ufficiali Chanel ma non sono riuscita a trovare nulla.
Tu magari sai essere migliore di me.

Secondo Vogue, Gabrielle “Coco” Chanel stessa è stata fotografata in una conversazione con il Granduca Dmitri Pavlovich di Russia, mentre indossava le sue collane di perle nel 1920.

Dunque un anno prima che Meri arrivasse a Parigi.

Ma facciamo un passo indietro: Meri Shervashidze nasce nel 1888 a Batumi e discende dalla famiglia del principe sovrano di Abcasia.

Abcasia e Ossezia del sud sono altro da Tbilisi e dal resto della Georgia come ci indica l’Osservatorio ma tu Lela correggimi se sbaglio.

Quando è ancora ragazzina, la famiglia si trasferisce a San Pietroburgo dove Meri diventa damigella d’onore dell’imperatrice.

Nel 1918 le nozze con Gigusha Eristavi, qui c’è un piccolo albero genealogico.

Al tramonto dell’indipendenza Georgiana, e poco prima dell’arrivo dei bolscevichi, Meri si imbarca diretta a Parigi facendo tappa a Costantinopoli in Turchia dove partecipa ad un concorso di bellezza, vincendolo.

Giunta nella Ville Lumière, Meri si stabilisce a Rue de la Tour, sedicesimo arrondissement, nei pressi di Bois de Boulogne e pare sia stato proprio il sopra citato Granduca Dmitri Pavlovich a presentarla a Coco.

Parigi in quegli anni incornicia un tipo di bellezza particolare, tanto che lo scrittore Alexander Vasilyev scrive un libro: “Beauty in Exile” ovvero artiste, modelle e nobiltà che sono fuggite dalla rivoluzione russa e hanno influenzato il mondo della moda.

Lo stile e l’eleganza di Meri non passano inosservati: Saveli Sorin dipinge il suo ritratto che si trova nel palazzo del Principe di Monaco.

Meri viene anche fotografata da Man Ray ma emblematico è l’incontro con Galaktion Tabidze nel 1935 perché si ritiene che suoi componimenti in Georgiano siano dedicati a lei nonostante alcune pubblicazioni risultino precedenti.

Qui puoi ascoltare la poesia in lingua originale, personalmente mi colpisce sentire il nome “Meri” che ormai alla luce di questo percorso per ritrovare sue tracce, per me ha assunto l’aura tipica delle donne che hanno saputo lasciare un segno.

E siccome l’eleganza viene da dentro, Meri Shervashidze ha trascorso gli ultimi anni della sua vita in una casa di cura conservando bellezza, nobiltà e maestosità fino all’ultimo giorno della sua vita, a 97 anni.
È sepolta insieme al marito nel cimitero di Saint Genevieve des Bois.

Ricordo il periodo in cui ascoltavo Destini incrociati e trovo la storia di Meri potrebbe essere raccontata in questo modo, anche se poi ho ritrovato che Giacomo Zito e i suoi collaboratori hanno abbinato Coco Chanel a Luchino Visconti

possiamo sempre fare una nuova puntata noi, o no?

E chiedendoci cosa “possiamo fare” … io direi che piuttosto non possiamo parlare di eleganza e fili di perle senza citare lei.
Qui il post con l’iconica scena di Colazione da Tiffany.

E tu, hai altri fili di perle da inseguire?

AL TAVOLO DI AMALIA

AL TAVOLO DI AMALIA

Come promesso torno a prendere il caffè con le tre c di Laura: la penna del gruppo Al tavolo di Amalia

Raccontiamo Ischia tra chiacchiere e caffè.

È lo slogan sotto alla foto di sei splendide donne sorridenti.
Fantastico! Non sei d’accordo?

Io ovviamente non potevo che immergermi all’istante!

Seguendo il blog ho scoperto informazioni, racconti, storie, tradizioni e itinerari assolutamente interessanti che mi hanno indotta ad oltrepassare l’ingresso a me forse più noto delle Terme per scoprire ad esempio inaspettati dettagli sulla agricoltura che sinceramente non avrei immaginato.

Perché Al tavolo di Amalia si parla di Ischia, andando alla ricerca dell’anima che nemmeno gli ischitani conoscono appieno, in un susseguirsi di approfondimenti che spaziano anche geograficamente arrivando fino a Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana e Barano.
Tu conoscevi già queste località?

Il caffè come punto di incontro.

Che dire? PERFETTO!!

Ed il caffè è stato proprio il primo scambio nell’ambito di questo progetto cresciuto al tavolo di Amalia, che ha dato il via grazie al quale le amiche si sono incontrate, e successivamente maturato tra passeggiate, borghi e personaggi

In particolare io mi sono appassionata alle storie di Zia Mariuccia e Sue: contrapposte in una sorta di visione speculare che ti consiglio di non perdere.

Ma c’è un altro personaggio da scoprire: Laura.
Interprete e traduttrice, ha cambiato la sua vita esplorando sé stessa attraverso una totale immersione nella natura, durante la quale ha ripercorso l’esperienza ischitana dell’autore danese Bergsøe

La pietra cantante è uno dei suoi lavori di traduzione che mi ha affascinata non appena ho scoperto che Laura lo ha tradotto da un testo in caratteri gotici … come ho già detto, io adoro queste cose che considero un po’ come sogni.

In fondo ai sogni non è sempre bello scrivere to be continued?
Dunque non potremo non proseguire presto la scoperta di questa Pietra Cantante, vero?

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