WAKE UP DEAD MAN: KNIVES OUT

WAKE UP DEAD MAN: KNIVES OUT

Wake Up Dead Man è il terzo capitolo della saga Knives Out.

Dopo aver visto Cena con delitto e Glass Onion, non potevo perdermi Wake up dead man, ma in realtà la scintilla è scattata dopo aver letto la recensione di Raffa.

Solorecensioni Wake up dead man (2025) 

Clicca subito e lasciati coinvolgere dalla analisi che Raffa tratteggia mettendo in risalto tutti i motivi per cui il film merita.

Qui, con il caffè di oggi, vorrei chiacchierare dell’elemento che per me è stato il colpo di fulmine totale.

Ad un certo punto del film il detective Benoit Blanc tiene tra le mani un foglio: una lista di libri.

Wake Up Dead Man: Knives Out

Non una lista qualunque: l’elenco del Club del libro di primavera della parrocchia, ma soprattutto un elenco di libri gialli.

Hai mai fatto parte di un club letterario o di qualche gruppo di lettura?

Questi sono i titoli oggetto della lista rinvenuta nel film:

The Hollow Man di John Dickson Carr

Whose Body? di Dorothy L. Sayers

The Murders in the Rue Morgue di Edgar Allan Poe

The Murder of Roger Ackroyd di Agatha Christie

The Murder at the Vicarage di Agatha Christie

Wake Up Dead Man: Knives Out

Non sto a ripetere Agatha Christie per me queen assoluta, vero?

Conosci i libri elencati?

Wake Up Dead Man: Knives Out

Cosa rilevi in comune tra loro?

Intanto che indaghiamo insieme io preparo il caffè 🙂

Wake Up Dead Man: Knives Out

I GIORNI DI VETRO

I GIORNI DI VETRO

I giorni di vetro scritto da Nicoletta Verna per Einaudi è stato un libro per me tagliente, se mi concedi il gioco di parole.

Ho trovato questa lettura a tratti disturbante.

Ciononostante sono grata a Monica perché probabilmente, di mia iniziativa avrei accampato scuse dirottando il mio interesse altrove.

Il romanzo parte dall’omicidio di Matteotti e ripercorre il successivo evolversi degli eventi fino ad arrivare alla Liberazione.

Castrocaro costituisce il centro di tutto, anzi “l’epicentro.”

Al termine del libro, l’autrice informa che i personaggi e le vicende sono di fantasia, ma rimane la Storia, quella che tutti conosciamo, ad incombere.

E se le vite narrate ne I giorni di vetro non hanno riscontri reali, io non ho potuto non leggere con la consapevolezza di quante cose terribili siano comunque accadute a tante persone.

Questo pensiero ha fatto sì che per buona parte del libro io temessi di scoprire cosa sarebbe accaduto nella pagina successiva.

Purtroppo sono incapace di liberarmi dall’angoscia che provoca la crudeltà

Allo stesso tempo però sentivo il bisogno di continuare a leggere, sperando che le mie paure fossero sbagliate.

Il libro di Nicoletta Verna non lascia indifferenti, una lettura divisiva anche rispetto alle opinioni contrastanti tra i lettori.

Pensando al titolo: I giorni di vetro, tu cosa immagini?

Ti è mai capitato di patire mentre leggi?

Ma ben più spaventoso è assistere alla leggerezza con la quale la guerra entra a far parte dei progetti di tutti gli stati: corsa al riarmo, toni sempre più accesi.

Tutto ciò che è stato, viene dimenticato, calpestato, azzerato.

Come se la sofferenza, le vite spezzate, l’orrore, fossero evanescenti, una bolla da soffiare via.

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste, e come niente … puf! Sparisce”.
Verbal Kint (Kevin Spacey)

IL RUMORE DEI TUOI PASSI

IL RUMORE DEI TUOI PASSI

Il rumore dei tuoi passi di Valentina D’Urbano edito da Longanesi è un’altra delle letture che ci consiglia Monica.

Il titolo farebbe pensare a un romanzo rosa in stile Nicholas Sparks, invece si tratta di un libro a tinte ben diverse che si delineano fin dall’inizio.

I gemelli, ci chiamavano.”

Queste sono le prime parole.

I gemelli non sono nati nello stesso nucleo familiare, ma si trovano a crescere nello stesso posto.

Ti è mai capitato di pensare alla fortuna di nascere in un luogo piuttosto che in un altro?
Alla fortuna di nascere in una famiglia amorevole?

I gemelli crescono dove l’infanzia non ha spazio, eppure è proprio quello stesso destino che permette di udire il rumore di quei passi …

Passi che diventano imprescindibili, fondamentali, anche odiosamente necessari.

Alcuni sentimenti viscerali possono persino diventare feroci e nulla li può spezzare.

Nemmeno l’epilogo di un libro destinato a lasciare il lettore con una domanda senza risposta

Tra i temi trattati quello più doloroso da ripercorrere per me è stata la dipendenza

Il tentativo di sfuggire al dolore è ciò che crea più dolore.”
Gabor Maté

Pensi che questa frase sia veritiera?

I dolori da cui sfuggire sono innumerevoli e diversi tra loro.

Io avevo sempre pensato che fosse facile per chiunque capire, avere cura di sé stessi, smettere.

Ma mi sbagliavo.

LA LEVATRICE

LA LEVATRICE

Sono molto grata a Monica per la lettura di La Levatrice di Bibbiana Cau edito da Nord.

L’autrice, dal nome piuttosto singolare, è al suo esordio letterario ma soprattutto ha lavorato per molti anni come ostetrica.

Questo aspetto a mio avviso emerge forte e chiaro dalla lettura, non tanto per la cognizione di causa quanto per la sensibile visione rispetto al valore della vita.

Il cognome invece ci porta dritti in Sardegna trasportandoci nel tempo ma anche nella natura preziosa e spontanea, ricca di profumi, fiori e piante del tutto caratteristici.

La Levatrice ci mostra la guerra dal lato che non si vuole mai mostrare.

La Levatrice ci mostra anche la condizione della donna e la contrapposizione tra posizioni opposte e antagoniste composte da ambivalenze fatte di lati oscuri e sete di giustizia allo stesso tempo.

Triste denominatore comune: gli ostacoli che le donne, ognuna all’interno della propria generazione, incontrano ogni volta che si battono per sconfinare dagli ambiti all’interno dei quali sono relegate.

Mi complimento con l’autrice perché questo libro scuote, alcuni passaggi sono durissimi, sebbene il buio non possa mai calare sulla forza dell’amore vero e puro.

Tante sono le riflessioni che tuttora conservo tra i miei pensieri.

Se lo hai letto, o lo leggerai, mi farà piacere conoscere le tue impressioni.

Nel frattempo, a proposito di ostetricia, cosa ti è stato raccontato sulla tua nascita?Io sono homemade 🙂 già sai …

LA PROFEZIA

LA PROFEZIA

La Profezia di Andrea Francavilla: l’ultimo libro che ho letto grazie a Manuale di Mari.

Andrea Francavilla è autore anche di Racconti nani non democristiani, te li ricordi?

Con La Profezia si entra in un mondo completamente diverso: Sodoma e Gomorra.

La vicenda narrata trae ispirazioni dagli eventi raccontati nelle sacre scritture nell’ambito dei quali lo scrittore delinea i propri personaggi connotandoli di caratteristiche ben precise atte a rappresentare svariati e sfaccettati aspetti della natura umana.

Di sé Andrea Francavilla racconta il profilo di un attento osservatore delle persone che incontra e soprattutto delle loro emozioni.

Alla fine di questo romanzo storico in effetti, al di là degli aspetti prettamente legati ad un periodo antico, il lettore si ritrova a riflettere su come i confini dell’animo umano siano sfocati e a tratti persino specularmente ambivalenti, nel loro ruotare intorno al perno delle proprie convinzioni.

Dopo aver letto l’estratto, la mia prima sensazione è stata netta rispetto alla visione di uno specifico personaggio.

Andrea Francavilla però mi ha risposto scrivendo “a seconda di chi legge …”

Questa è la chiave.

Il libro ci dimostra come il bene e il male coesistano.

Bene e male, ho definito questi termini abbastanza chiaramente, senza dubbio, in qualche modo. Ah, ma ero così vecchio allora, adesso sono più giovane.
Bob Dylan 

E il tuo pensiero com’è? Vecchio o giovane?

Se dico Profezia, tu a cosa pensi?

NINNINI

NINNINI

Ninnini, un nome quasi onomatopeico, un bambino, il personaggio raccontato da Keyofeye che ringrazio per il libro.

Keyofeye è anche autore del blog Coulelavie.

Eleonora ha descritto Ninnini tra le sue Le1000e1recensione, come sempre se clicchi sul grassetto approdi direttamente alla lettura.

Io con il caffè di oggi vorrei chiacchierare di alcuni messaggi che mi hanno particolarmente colpita.

In primis: l’ironia.

Come sai, ammiro molto chi ha la capacità di far ridere con intelligenza. 

Il mondo di Ninnini fin dalle prime righe introduce il lettore in una dimensione umoristica che parte immediatamente scardinando un “mostro sacro” tra i classici per ragazzi.

Dopodiché il varco è aperto e quindi anche un concetto come l’anarchia si spoglia di qualsiasi sovrastruttura.

Ti è mai capitato di trovarti in difficoltà nel dover spiegare qualcosa a un bambino?

Ninnini potrebbe essere una chiave.
L’ironia è sempre una chiave, così come lo è la semplicità.

Ninnini è la rappresentazione plastica della della svogliatezza e ci dimostra l’attitudine che conduce a qualsiasi tipo di scusa pur di non fare.

Per contro la sua immaginazione è instancabile e in realtà i personaggi che crea sono “Ansiosi di dirimere le questioni in cui il Male attenta alla Libertà e alla Giustezza delle cose.”

Che dire? Più Ninnini per tutti.

Personalmente mi sono identificata nel momento in cui, raggiunto il punteggio record al videogioco, un bug del sistema non gli permette di registrare il nome.

A volte io la chiamo la mia sindrome di Wyll Coyote, ma la maggior parte delle persone la chiama sf ortuna.

Una cosa che Ninnini mi insegna è togliere l’acqua ai cactus sennò potrebbero morire infatti io purtroppo ho ucciso il cactus regalatomi da Luciana nonostante ci tenessi da matti, o forse proprio per quello.

SuperERRORI anche questi 🙂

Ma tutti possiamo crescere, a partire proprio da Ninnini che non vuole ancora bere il caffè perché è roba da grandi 🙂

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