IL BROLO DI MARTA

IL BROLO DI MARTA

Ringrazio sentitamente Beatrice Tognarelli e Manuale di Mari per avermi donato l’opportunità di leggere Il Brolo di Marta

Ammetto che, la prima volta che ho letto il titolo di questo libro, mi sono chiesta cosa fosse un brolo.

Tu lo sai?
Dalle nostre parti non si chiama così, noi diciamo semplicemente orto, oppure in gergo “vigna” anche se non poi in realtà non c’è nessuna pianta di vite.

Quindi: al primo step de Il Brolo di Marta ho imparato qualcosa di nuovo.

Ma la sorpresa più bella è stata questa dedica meravigliosa

E io ho ascoltato il cuore dell’autrice e ho percepito un profondo amore per le radici, con riferimento sia alla terra che alla famiglia, e questo come sai è un elemento al quale io tengo particolarmente.

Tu hai la fortuna di avere un orto?

Mio padre ha sempre curato orti: a casa nostra avevamo solo una striscia di terra, ma lui aiutava anche da altre parti, permettendoci di mangiare verdure fresche e genuine.

Questo invece è il mini orto che mio suocero ci ha regalato per la cucina, anche se in casa purtroppo le piante soffrono.

A proposito di cucina, mi sono piaciute le ricette che Il Brolo di Marta racchiude.

Così come le particolari “introduzioni” di ogni capitolo.

Ho anche trovato con piacere vari riferimenti al caffè, tra i quali questo

L’odore del caffè inebriò la stanza, lo versò nella tazza, e si mise alla finestra a degustarlo, chiuse gli occhi, mentre le giungeva il fruscio della vegetazione, soave suono della campagna.

Che suono arriva dalla tua finestra mentre bevi il caffè?

VACUUM POT E BALANCING SYPHON

VACUUM POT E BALANCING SYPHON

Eravamo partiti dal 1884 e dalla prima macchina per il caffè espresso creata da Angelo Moriondo ma Lu del blog The Caustic Misanthrope, oltre ai consigli sul riso mi ha segnalato la caffettiera del diciannovesimo secolo!

In origine era la Vacuum: illustrata in questo video di Trieste Coffee Experts: una manifestazione che ci riporta in un luogo del quale abbiamo già parlato per la sua filiera del caffè

La Vacuum chiamata anche Vac Pot o Syphon Pot, è nata nel 1830.

Nel 1850 la successiva evoluzione: Balancing Syphon Brewer.

La Balancing Syphon è composta da due contenitori con un tubo a sifone che li collega.

Il caffè viene posto in uno dei due contenitori, in genere di vetro, e l’acqua nell’altro in ceramica oppure in rame.

Una lampada ad alcool riscalda l’acqua, forzandola attraverso il tubo verso l’altro recipiente, dove si mescola con il caffè.

Al variare del peso viene attivato un sistema di bilanciamento basato su un contrappeso o un meccanismo a molla il quale a sua volta provoca lo spegnimento della lampada.

Si forma un vuoto parziale, che aspira la miscela originatasi attraverso un filtro, e la riporta nel primo recipiente, dal quale viene erogato il caffè tramite un rubinetto.

Tu hai pronta la tazzina?

Che ne dici, volendone fare una questione di famiglia, possiamo dunque dire che Vacuum Pot e Balancing Syphon sono la nonna e la bisnonna della moka?

Certo i nomi Vacuum Pot e Balancing Syphon suonano più scientifici che familiari, ma le loro ampolle rappresentano anche il calore, l’attesa, il rito che prelude a qualcosa di buono.

A questo punto rimangono gli anelli di congiunzione e a questo proposito ripenso alla caffettiera smaltata con decorazione floreale con la quale i miei genitori prima, e mio fratello poi, hanno decorato la cucina.

Io poi ho questa piccoletta

come la vogliamo chiamare?

E tu?

ANGELO MORIONDO DOODLE

ANGELO MORIONDO DOODLE

 

Il doodle di oggi è dedicato a Angelo Moriondo in occasione della sua data di nascita e dunque non possiamo non ricordarlo anche qui!

Questo video dell’Economy Times illustra la storia di Angelo Moriondo a grandi linee

 

Io mi sono immediatamente focalizzata sulla data: 1884.

1884 che è la data di pubblicazione del brevetto sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia

1884 che è la data nella quale proprio i torinesi, che già annoverano il Bicerin tra le loro specialità, gustarono il primo caffè espresso al mondo.

1884 che è anche la data in cui viene stabilito il meridiano 1 cioè il meridiano di Greenwich.

Ma che corrisponde anche a 100 anni esatti prima di quello che per me è il glorioso e emblematica anno 1984

Per tornare a caffè, Bicerin e cioccolato però, va riconosciuto a Angelo Moriondo il gusto per le cose BUONE, dato che dopo il caffè ha fondato la cioccolateria Moriondo e Gariglio
Ciò che mi ha colpita, è l’insegna storica, che indica “confetteria” esattamente come Il caffè al Bicerin

I torinesi, abituati a caffè e cioccolato, ci vengono simpaticamente descritti da The Economic Times come impazienti rispetto ai tempi della torrefazione.

Ma proprio per questo primeggiare nell’arte della torrefazione, qualcuno sostiene che Torino è la vera capitale italiana del caffè … come dice il proverbio … non c’è due senza tre, no?

Ecco la locandina del prossimo Turin Coffee: salone del caffè a Torino che si svolgerà nei giorni 11 e 12 giugno, sulla quale campeggia “Torino capitale del caffè.”

Trieste, Napoli o Torino dunque?

EGG COFFEE

EGG COFFEE

 

Girovagando, purtroppo solo in maniera virtuale, ma ci si accontenta, mi sono imbattuta nell’egg coffee.

Tu lo conoscevi già?

Io l’ho trovato in Minnesota, dove viene portata avanti la tradizione di questa ricetta che in realtà viene definita come Scandinava.

E a questo punto chiederei l’aiuto di Luisella

Nel Midwest il caffè con l’uovo viene anche chiamato Lutheran coffee o Church basement coffee ed è diventato una specialità locale, apparentemente non più conosciuta invece in Scandinavia come si desume dal tono di questo tweet di Minnesota Brown.

Tra l’altro Salem! Curiosa coincidenza, non trovi?

Il collegamento tra Scandinavia e Minnesota risale a metà del 1800 quando gli immigrati scandinavi portarono il loro metodo di preparare il caffè con l’uovo nel Midwest degli Stati Uniti per migliorare il caffè non ottimale disponibile.

L’uovo assorbe i tannini e le impurità che in genere conferiscono amarezza e sgradevolezza alle tazze di caffè bollito di bassa qualità.

Svedesi e norvegesi hanno inventato questo metodo di preparazione, che richiede di rompere un uovo intero nei fondi di caffè con un po’ d’acqua, mescolando il tutto.

Dopo aver portato a ebollizione l’acqua in una caffettiera, viene aggiunta la miscela di caffè che deve rimanere in infusione.

In questo video che ho trovato davvero interessante si vede bene il procedimento

Non sembra male, tu che dici?

Joy K. Lintelman  ha scritto un articolo molto approfondito: A hot heritage – Swedish Americans and coffee, ho trovato molto belle le immagini storiche.

Invece Joy Estelle Summers racconta per Eater
Ricordo di aver guardato mia nonna che ci preparava il caffè all’uovo quando visitavamo la sua baita estiva sulle rive arancioni del lago Esquagama, nel Minnesota. Rompeva un uovo in una ciotolina e lo sbatteva fino a quando non si era ben amalgamato, quindi mescolava l’uovo con i fondi di caffè secchi …

Bellissimo questo ricordo della nonna, vero?

E “la” tua nonna, cosa preparava?

PIEMONTE: TAZZE E … BICERIN!

PIEMONTE: TAZZE E … BICERIN!

 

Sono felicissima di ricevere questa foto per la nuova tappa del viaggio di tazza in tazza!
Ringrazio di cuore Valeria: la sua tazza carinissima arriva dal Piemonte.

Posso farcela, e ce la farò, ma dopo il caffè.

Praticamente un mantra impresso sulla tazza.
Incoraggiamento ad ogni sorso.
Che dire? Perfetto!

In Piemonte c’è un luogo del cuore per me: Novara, città che custodisce momenti importanti della mia vita.

Ma Valeria ha acceso il mio interesse su un altro luogo in particolare.

Un luogo dove una bevanda molto speciale viene servita in bicchieri senza manico … bicerin, appunto.

Sto parlando del mitico Caffè al Bicerin dal 1973 a Torino.

Ecco il Bicerin di Valeria!

Non so tu ma io provo una improvvisa voglia di assaggiarlo laughing

Valeria mi ha raccontato che va bevuto così come viene servito: cioè senza mescolarlo.

Il Bicerin è infatti composto da tre ingredienti base: caffè, crema di latte e cioccolata … ottima compagnia non c’è che dire laughing

Ovviamente però il Bicerin è molto più di questo, ed è innanzitutto storia.

Storia di una bevanda settecentesca composta da tre diversi bicchieri separati, quasi come per una sorta di rituale, che nel tempo si è evoluta nella versione attuale che raggruppa n poc ‘d tut.

Storia raccontata anche nel Museo virtuale di Torino.

Storia di una bevanda che vanta estimatori illustri.

Umberto Eco la racconta ne Il cimitero di Praga:
Mi ero spinto sino a uno dei luoghi leggendari della Torino d’allora. Vestito da gesuita, e godendo con malizia dello stupore che suscitavo, mi recavo al Caffè Al Bicerin, vicino alla Consolata, a prendere quel bicchiere, odoroso di latte, cacao, caffè e altri aromi. Non sapevo ancora che del bicerin avrebbe scritto persino Alexandre Dumas, uno dei miei eroi, qualche anno dopo, ma nel corso di due o tre scorribande in quel luogo magico avevo appreso tutto su quel nettare…

Nettare rende piuttosto bene l’idea, non trovi?

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