ANGELO MORIONDO DOODLE

ANGELO MORIONDO DOODLE

 

Il doodle di oggi è dedicato a Angelo Moriondo in occasione della sua data di nascita e dunque non possiamo non ricordarlo anche qui!

Questo video dell’Economy Times illustra la storia di Angelo Moriondo a grandi linee

 

Io mi sono immediatamente focalizzata sulla data: 1884.

1884 che è la data di pubblicazione del brevetto sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia

1884 che è la data nella quale proprio i torinesi, che già annoverano il Bicerin tra le loro specialità, gustarono il primo caffè espresso al mondo.

1884 che è anche la data in cui viene stabilito il meridiano 1 cioè il meridiano di Greenwich.

Ma che corrisponde anche a 100 anni esatti prima di quello che per me è il glorioso e emblematica anno 1984

Per tornare a caffè, Bicerin e cioccolato però, va riconosciuto a Angelo Moriondo il gusto per le cose BUONE, dato che dopo il caffè ha fondato la cioccolateria Moriondo e Gariglio
Ciò che mi ha colpita, è l’insegna storica, che indica “confetteria” esattamente come Il caffè al Bicerin

I torinesi, abituati a caffè e cioccolato, ci vengono simpaticamente descritti da The Economic Times come impazienti rispetto ai tempi della torrefazione.

Ma proprio per questo primeggiare nell’arte della torrefazione, qualcuno sostiene che Torino è la vera capitale italiana del caffè … come dice il proverbio … non c’è due senza tre, no?

Ecco la locandina del prossimo Turin Coffee: salone del caffè a Torino che si svolgerà nei giorni 11 e 12 giugno, sulla quale campeggia “Torino capitale del caffè.”

Trieste, Napoli o Torino dunque?

EGG COFFEE

EGG COFFEE

 

Girovagando, purtroppo solo in maniera virtuale, ma ci si accontenta, mi sono imbattuta nell’egg coffee.

Tu lo conoscevi già?

Io l’ho trovato in Minnesota, dove viene portata avanti la tradizione di questa ricetta che in realtà viene definita come Scandinava.

E a questo punto chiederei l’aiuto di Luisella

Nel Midwest il caffè con l’uovo viene anche chiamato Lutheran coffee o Church basement coffee ed è diventato una specialità locale, apparentemente non più conosciuta invece in Scandinavia come si desume dal tono di questo tweet di Minnesota Brown.

Tra l’altro Salem! Curiosa coincidenza, non trovi?

Il collegamento tra Scandinavia e Minnesota risale a metà del 1800 quando gli immigrati scandinavi portarono il loro metodo di preparare il caffè con l’uovo nel Midwest degli Stati Uniti per migliorare il caffè non ottimale disponibile.

L’uovo assorbe i tannini e le impurità che in genere conferiscono amarezza e sgradevolezza alle tazze di caffè bollito di bassa qualità.

Svedesi e norvegesi hanno inventato questo metodo di preparazione, che richiede di rompere un uovo intero nei fondi di caffè con un po’ d’acqua, mescolando il tutto.

Dopo aver portato a ebollizione l’acqua in una caffettiera, viene aggiunta la miscela di caffè che deve rimanere in infusione.

In questo video che ho trovato davvero interessante si vede bene il procedimento

Non sembra male, tu che dici?

Joy K. Lintelman  ha scritto un articolo molto approfondito: A hot heritage – Swedish Americans and coffee, ho trovato molto belle le immagini storiche.

Invece Joy Estelle Summers racconta per Eater
Ricordo di aver guardato mia nonna che ci preparava il caffè all’uovo quando visitavamo la sua baita estiva sulle rive arancioni del lago Esquagama, nel Minnesota. Rompeva un uovo in una ciotolina e lo sbatteva fino a quando non si era ben amalgamato, quindi mescolava l’uovo con i fondi di caffè secchi …

Bellissimo questo ricordo della nonna, vero?

E “la” tua nonna, cosa preparava?

PIEMONTE: TAZZE E … BICERIN!

PIEMONTE: TAZZE E … BICERIN!

 

Sono felicissima di ricevere questa foto per la nuova tappa del viaggio di tazza in tazza!
Ringrazio di cuore Valeria: la sua tazza carinissima arriva dal Piemonte.

Posso farcela, e ce la farò, ma dopo il caffè.

Praticamente un mantra impresso sulla tazza.
Incoraggiamento ad ogni sorso.
Che dire? Perfetto!

In Piemonte c’è un luogo del cuore per me: Novara, città che custodisce momenti importanti della mia vita.

Ma Valeria ha acceso il mio interesse su un altro luogo in particolare.

Un luogo dove una bevanda molto speciale viene servita in bicchieri senza manico … bicerin, appunto.

Sto parlando del mitico Caffè al Bicerin dal 1973 a Torino.

Ecco il Bicerin di Valeria!

Non so tu ma io provo una improvvisa voglia di assaggiarlo laughing

Valeria mi ha raccontato che va bevuto così come viene servito: cioè senza mescolarlo.

Il Bicerin è infatti composto da tre ingredienti base: caffè, crema di latte e cioccolata … ottima compagnia non c’è che dire laughing

Ovviamente però il Bicerin è molto più di questo, ed è innanzitutto storia.

Storia di una bevanda settecentesca composta da tre diversi bicchieri separati, quasi come per una sorta di rituale, che nel tempo si è evoluta nella versione attuale che raggruppa n poc ‘d tut.

Storia raccontata anche nel Museo virtuale di Torino.

Storia di una bevanda che vanta estimatori illustri.

Umberto Eco la racconta ne Il cimitero di Praga:
Mi ero spinto sino a uno dei luoghi leggendari della Torino d’allora. Vestito da gesuita, e godendo con malizia dello stupore che suscitavo, mi recavo al Caffè Al Bicerin, vicino alla Consolata, a prendere quel bicchiere, odoroso di latte, cacao, caffè e altri aromi. Non sapevo ancora che del bicerin avrebbe scritto persino Alexandre Dumas, uno dei miei eroi, qualche anno dopo, ma nel corso di due o tre scorribande in quel luogo magico avevo appreso tutto su quel nettare…

Nettare rende piuttosto bene l’idea, non trovi?

WEST SIDE STORY

WEST SIDE STORY

 

West Side Story è storia, permettimi il gioco di parole.
Storia del cinema anche per chi non è amante dei musical.

A te piacciono i musical?
Sono forse il genere più controverso in assoluto: o lo odi, o lo ami.

Io lo amo.

Nel caso in cui tu invece nutra qualche dubbio, ti consiglio di leggere questo post sul blog Come cerchi sull’acqua

West Side Story nasce come spettacolo teatrale a Broadway e Jack Gottlieb ci racconta di come fosse stato pensato traendo ispirazione da Romeo e Giulietta di Shakespeare e di come Jerome Robbins avesse inizialmente immaginato Giulietta come una ragazza ebrea e Romeo come un cattolico italiano. L’azione, ambientata durante la stagione Pasqua / Pasqua ebraica, avrebbe dovuto svolgersi nel Lower East Side di New York City. Quindi il titolo avrebbe potuto essere EAST Side Story oppure Gangway.

Trovo assolutamente comprensibile che Steven Spielberg abbia dichiarato che è stato il film più arduo della sua carriera. 

Ho iniziato a guardarlo insieme a tutti i presupposti positivi, e con tutta la curiosità di scoprire come l’ardua sfida fosse stata risolta.

L’inizio mostra l’imminente demolizione del quartiere e, personalmente l’ho interpretata come la metafora di una wrecking ball di rottura ma non sul passato.

Il tempo è da demolire.
Perché nonostante tutti gli anni trascorsi, costellati da accadimenti drammatici, è come se la storia fosse stata scritta oggi.

E Rita Moreno diventa come un fulcro di umana sofferenza, attorno al quale si manifesta il reiterato dolore ciclicamente ricorrente nonostante il tempo trascorra.

In questo video riceve l’Oscar per l’interpretazione del personaggio di Anita nel 1962

 

Questo invece è il post con il quale si complimenta con Ariana DeBose per la recente vittoria per avere interpretato Anita, diversamente eppure con altrettanta efficacia.

Per Rita Moreno nel film di Spielberg è stato creato il ruolo di Valentina: la vedova di Doc, che aiuta e sostiene Tony dopo le sue disavventure con la giustizia, ma in varie interviste è stata definita la “mamma” di West Side Story per come ha consigliato, assistito, supervisionato instancabilmente.

E ovviamente tutto questo mi è entrato nel cuore.

Senza contare la sua battuta per me iconica: Tony le chiede di tradurre “per sempre” perché vuole dichiararsi a Maria in spagnolo e lei, spaventata da quell’idea di assoluto tragicamente irreale, risponde qualcosa come “perché non dire semplicemente vorrei prendere un caffè con te?”

Eh!

Indubbiamente è una dichiarazione comunque importante, vero!?

E mentre bevi il caffè, ti consiglio ancora una volta l’analisi dettagliata e professionale di Matavitatau

C’è un brano in particolare che preferisci dalla colonna sonora di West Side Story?

Sono tutte canzoni destinate a rimanerti nella mente una volta ascoltate, ma, tanto per citarne tre clamorosamente strafamose, sei più per Tonight, Maria, oppure America?

IL MODELLO PER LA LEADERSHIP DINAMICA

IL MODELLO PER LA LEADERSHIP DINAMICA

Il modello per la leadership dinamica è il libro edito da Santelli Editore che Milan Krajnc sta attualmente presentando in Italia.

Il Dr. Milan  ha gentilmente accolto il mio invito per la rubrica viaggio di tazzina in tazzina e mi ha inviato la foto del suo caffè a Milano.

Lo ringrazio, con i migliori auguri per il suo tour di presentazione.

Il modello per la leadership dinamica è un progetto al quale tiene in maniera particolare, raccontando di come fondamentalmente parli di futuro e di umanità, secondo il principio che l’uomo si prenda prima cura dei propri obiettivi.

Il punto cardine è la Natura.

Gli obiettivi aziendali e materiali devono supportare gli obiettivi personali, secondo il modello del Dr. Milan.

Una concezione davvero ottimale, in particolare in questo periodo nero su tutti i fronti, non ultimo il lavoro, non trovi?

Ho avuto modo di ascoltare le esperienze di molte persone e sinceramente, nonostante tutto il mio pessimismo cosmico, non sarei riuscita ad immaginare fino a quali livelli si cade, o forse dovrei dire scade, in materia di condizioni lavorative, in troppi ambiti e in troppi casi, purtroppo.

Motivo per il quale provo forte empatia, in particolare con i compagni dell’ultimo corso che ho frequentato: un gruppo eterogeneo eppure complementare, capace di cementarsi tramutandosi in amicizia davvero bella.

Spero che tu non abbia problemi con il tuo lavoro, spero che tu lo trovi appagante, spero che i tuoi meriti vengano riconosciuti e retribuiti in maniera consona.

Spero che tu possa testimoniare la soddisfazione, la realizzazione dei sogni, la concretizzazione del tuo progetto, proprio come Milan con il suo.

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