JULIA IN VENICE

JULIA IN VENICE

Julia in Venice per la prima volta al Festival del Cinema

Julia in Venice ritorna dopo Tutti dicono I love you di Woody Allen.

Lei mi piace da sempre e dunque la seguo proprio con ammirazione.

Tra l’altro, come sai, “adoro Venezia” quindi la sua presenza al Festival del Cinema rappresenta una combinazione molto speciale per me.

In effetti ancora una volta ha regalato il suo sorriso incorniciato da scelte di stile particolari, personali e ironiche, o semplicemente iconiche.

Julia Roberts non ci ha abituati a uscite mondane e a Venezia sta apparendo sé stessa: una combinazione di semplicità e eleganza, di praticità e raffinatezza.

Eccola dunque in black and white, con la borsa più trendy del momento: la tote di Celine, la luggage phantom bag  abbinata a un paio di Superga come quelle che potremmo avere tutte noi.

Julia in Venice

Minimal sporty = chic

Ma c’è di più: il cardigan del tutto inaspettato che ritrae il volto di Luca Guadagnino.

Julia in Venice

L’outfit in questa versione invece ci mostra delle ballet sneakers che sono già diventate virali.

Julia in Venice

Tutto qui?

Assolutamente no!

Naturalmente abbiamo visto tutti lo splendore dell’abito blu per la passerella, ma io vorrei piuttosto soffermarmi su un outfit secondario, se così possiamo definirlo, sempre di Versace perché anche in questo caso oltre all’abito c’è un messaggio: sharing is caring.

C’è stato un tempo in cui due donne a un evento con lo stesso abito poteva equivalere ad una tragedia.

Julia Roberts e Amanda Seyfried invece sono apparse così:

Julia in VeniceJulia in Venice

Tu che dici?

Assurdo o geniale?

Hai mai condiviso i tuoi abiti?

Non posso non concludere con il look di Julia per la cerimonia dei Golden Globes 1990: storia, e non aggiungo altro.

Julia in Venice

LA STANZA ACCANTO

LA STANZA ACCANTO

La stanza accanto è il film di Pedro Almodòvar vincitore del Leone d’oro al Festival del cinema di Venezia.

 

Sono andata al cinema insieme a Monica pensando che mi sarei commossa ma in realtà mi sono arrabbiata.

Trovi la recensione sul blog Matavitatau e incredibilmente questa volta Nick è stato più clemente di me.

Ben inteso: La stanza accanto ha una parte incantevole.

Tutto ciò che attiene alla sfera visiva rasenta la perfezione a partire dai colori usati in maniera sublime, oltre che comunicativa.

La scenografa Carlota Casado in una intervista tra i riferimenti ha citato i quadri di Georgia O’Keeffe.

Se guardi i suoi quadri:
Oriental poppies
Ladder to the moon
Jiimson weed white flower
puoi avere una chiara idea ad esempio della gamma di verdi che io ho particolarmente ammirato.

I costumi, che potremmo chiamare outfit, di Bina Daigeler sono una carrellata di colore, stile e qualità.

Ogni singolo dettaglio è scrupoloso, persino cito testualmente: “le macchine del caffè.”

Le ambientazioni sono favolose: New York nella sua veste più magica e una casa che rappresenta la perfetta commistione tra architettura e natura.

Il set è Casa Szoke, progettata dallo studio Aranguren+Gallegos Arquitectos vicino Madrid, a San Lorenzo de El Escorial, e si trova alle pendici del Monte Abantos nella foresta di La Herrería

Come se non bastasse, gli elementi di arredo sono pezzi di design molto noti e il quadro People in the sun di Edward Hopper diventa parte integrante a livello narrativo oltre che visivo.

E Almodòvar completa la rappresentazione del bello citando James Joyce: I morti da Gente di Dublino
La neve cadeva lieve in tutto l’universo, e lieve cadeva, su tutti i vivi e i morti.

La stanza accanto è il primo film in lingua inglese di Pedro Almodòvar e il suo intento, direi riuscito, è stato renderlo il più americano possibile.

Poi però c’è la parte verbosa, passami il termine, i dialoghi a mio parere eccessivi tanto da spezzare l’equilibrio di tutto il resto.

E c’è una serie di elementi incompiuti.

Non entro nel merito del profilo della protagonista, e nemmeno nella questione eutanasia, perché ognuno ha il diritto di avere la propria opinione.

Ma rimanendo sulla mera rappresentazione della malattia e della sofferenza fisica e psicologica, forse perché purtroppo l’ho vissuta stando accanto, non ho potuto fare a meno di innervosirmi.

Una morte esclusiva.

La vita reale però è ben diversa.

A te è piaciuto? Hai trovato il finale spiazzante o ispiratore?

L’ARMINUTA

L’ARMINUTA

L’arminuta di Donatella di Pietrantonio edito da Einaudi è l’ennesimo libro per il quale ringrazio Monica.

 

Arminuta è una parola dialettale abruzzese e significa ritornata.

 

Ritornata, arminuta appunto, è il soprannome che viene dato alla protagonista del libro che ha vinto il Premio Campiello 2017.

 

Il Premio Campiello è un riconoscimento letterario curato dagli imprenditori veneti ideato da Edilio Rusconi non ancora editore nel 1963.

 

I campielli sono in effetti piccoli campi, ovvero slarghi o piazzette tipici di Venezia

 

Il trofeo che viene consegnato al libro vincitore, ha la forma della caratteristica “vera da pozzo” che spesso si trova al centro dei campielli proprio per l’approvigionamento dell’acqua, in particolare si ispira alla vera da pozzo di San Trovaso nel sestiere di Dorsoduro.

 

La storia de L’arminuta ha ispirato anche il regista Giuseppe Bonito.

 

Il film con Sofia Fiore e Carlotta De Leonardis è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma 2021 ed è Distribuito da Lucky Red.

 

 

 

 

Questo trailer mi mostra immagini molto diverse da come me le sono immaginate leggendo.

 

Tu hai visto il film?

 

Quali sono le tue impressioni?

 

L’autrice: Donatella di Pietrantonio ha vinto anche il David di Donatello nel 2022 per la migliore sceneggiatura non originale.

 

Questa “ritornata” costringe il lettore a riconsiderare il concetto di madre.

 

Mamme.


Ti ho raccontato di chi ne ha avute due come Americo Marino e di come entrambe abbiano incarnato la vera essenza dell’essere madre.

 

Ora ti racconto di chi ha avuto due diversi abbandoni.

 

Ma il concetto di maternità è talmente esteso e interconnesso con l’amore innato da potersi estrinsecare anche in una piccola, piccolissima Donna.

 

E laddove la vita priva dell’affetto materno, la vita può regalare una sorella.

 

“Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate.”

 

MADRIGALE SENZA SUONO

MADRIGALE SENZA SUONO

Madrigale senza suono è il libro che Monica mi ha consigliato per affrontare un periodo storico che in effetti non è nelle mie corde.

Edito da Bollati Boringhieri, Madrigale senza suono ha vinto il Premio Campiello 2019.

L’autore: Andrea Tarabbia ha un blog WordPress del quale mi ha colpita l’immagine della testata: una fotografia dell’ingresso dell’appartamento n. 50 sulla via Sadovaja, a Mosca, scattata nell’anno 2000.

In realtà, data la costruzione particolare dovrei parlare di autori perché se il Madrigale è senza suono, il libro invece ha più voci.

Tre diverse visioni portano il lettore a guardare l’anima di Carlo Gesualdo, noto come Gesualdo da Venosa, famoso per essere un eccelso madrigalista, ma anche un cruento uxoricida.

Igor Stravinskij, Glenn Watkins e Gioachino Ardytti.

Igor Stravinskij non necessita certo di presentazione.

Glenn Watkins viene definito come il massimo conoscitore di Gesualdo da Venosa.

Infine definirei Gioachino Ardytti come l’incarnazione delle leggende che accompagnano la vita di Carlo Gesualdo.

Lo scambio tra Watkins e Stravinskji è epistolare è tu sai bene quanto io ami le lettere

Ed è il preludio a ciò che accadrà a Venezia nel 1960: Monumentum pro Gesualdo da Venosa ad CD annum.

 

A Gioachino invece Andrea Tarabbia attribuisce un manoscritto che narra la vita di Carlo Gesualdo fin nei dettagli oscuri del male riportati in maniera tanto spietata quanto funzionale a dipingere il personaggio forse con lo stesso criterio di pentimento che ha inteso lui estrinsecandolo nella famosa Pala del Perdono.

Anche Franco Battiato ha dedicato una canzone che invita a riflettere sulla morale e sulle azioni degli uomini.

I madrigali di Gesualdo, principe di Venosa
Musicista assassino della sposa
Cosa importa?
Scocca la sua nota
Dolce come rosa

Parole fortissime in effetti.

La sposa di Carlo Gesualdo: Maria D’Avalos, fu trucidata a Palazzo San Severo, dove vivevano e da allora si tramandano varie leggende in proposito.

Sicuramente Maria rimane una presenza costante nel racconto della vita di Gesualdo da Venosa, in una sorta di altalena tra alter ego e commistione tra il bene e il male.

Mi piace piuttosto citarti questa frase dal libro:
Io penso che la musica sia la sposa delle parole, e che ogni parola sia una scatola dove tutto il dolore, e la gioia, e la vita sono contenuti. Con i suoni possiamo far esplodere questa scatola, donarle più dolore, più gioia, più vita di quanta ne abbia già.

Personalmente trovo che sia molto vero: la musica per me può amplificare stati d’animo.

Tu che ne pensi?

RONDÒ ARMANIANO

RONDÒ ARMANIANO

Rondò Armaniano è una danza immaginaria, composta da linee, luci e colori che vibrano delicatamente, come se fossero rifratti attraverso un prisma.

La collezione Giorgio Armani Privè primavera estate 2023 è una fantasia luminescente in cui gli abiti danzano e brillano.

Proprio come gli interni rococò dei palazzi veneziani, è lo splendore della luce, moltiplicato da straordinari ricami, a creare le sensazioni più preziose.

Rondò Armaniano è una sinfonia di piccole giacche gioiello, gonne lunghe, pantaloni fluidi e tubini che creano silhouette seducenti.

Gorgères e motivi a rombi ispirati a un dipinto di Arlecchino ci portano direttamente al Carnevale di Venezia, ma non solo.

Tutto è leggero, impalpabile e scintillante. Il motivo dei diamanti si espande in passerella, in un dipinto che diventa realtà.

Una realtà che rimane sogno per tanti, eppure io la considero Arte, e come tale la ammiro semplicemente senza avvertire il desiderio di possederla.

Trovo che ogni volta che Giorgio Armani ci propone le sue sfilate, possiamo considerarci tutti più ricchi di bellezza, a prescindere.

E come per magia, ancora Re Giorgio è riuscito a rendere omaggio a qualcosa che ho nel cuore: in questo caso Venezia

Luciana nel suo tag mi ha scritto “Venezia & Armani: un sogno” descrivendo perfettamente il mio pensiero.

E, tanto per incorniciare … la sfilata si è svolta a Parigi

A me è piaciuta molto questa sequenza di scatti: piccoli scorci, angoli, punti di vista.

Ecco, a questo punto vorrei chiederti se vuoi ricordare anche tu un luogo che ti ispira per qualsiasi motivo.

Mi sono imbattuta in questa citazione di Haruki Murakami:
Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più.

Sei d’accordo?

Io direi piuttosto che è il luogo che lascia l’impronta in me, nel mio caso, ma io effettivamente sono anomala … tu invece?

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