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2 min lettura - read

I giorni di vetro scritto da Nicoletta Verna per Einaudi è stato un libro per me tagliente, se mi concedi il gioco di parole.

Ho trovato questa lettura a tratti disturbante.

Ciononostante sono grata a Monica perché probabilmente, di mia iniziativa avrei accampato scuse dirottando il mio interesse altrove.

Il romanzo parte dall’omicidio di Matteotti e ripercorre il successivo evolversi degli eventi fino ad arrivare alla Liberazione.

Castrocaro costituisce il centro di tutto, anzi “l’epicentro.”

Al termine del libro, l’autrice informa che i personaggi e le vicende sono di fantasia, ma rimane la Storia, quella che tutti conosciamo, ad incombere.

E se le vite narrate ne I giorni di vetro non hanno riscontri reali, io non ho potuto non leggere con la consapevolezza di quante cose terribili siano comunque accadute a tante persone.

Questo pensiero ha fatto sì che per buona parte del libro io temessi di scoprire cosa sarebbe accaduto nella pagina successiva.

Purtroppo sono incapace di liberarmi dall’angoscia che provoca la crudeltà

Allo stesso tempo però sentivo il bisogno di continuare a leggere, sperando che le mie paure fossero sbagliate.

Il libro di Nicoletta Verna non lascia indifferenti, una lettura divisiva anche rispetto alle opinioni contrastanti tra i lettori.

Pensando al titolo: I giorni di vetro, tu cosa immagini?

Ti è mai capitato di patire mentre leggi?

Ma ben più spaventoso è assistere alla leggerezza con la quale la guerra entra a far parte dei progetti di tutti gli stati: corsa al riarmo, toni sempre più accesi.

Tutto ciò che è stato, viene dimenticato, calpestato, azzerato.

Come se la sofferenza, le vite spezzate, l’orrore, fossero evanescenti, una bolla da soffiare via.

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste, e come niente … puf! Sparisce”.
Verbal Kint (Kevin Spacey)

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