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I giorni di vetro scritto da Nicoletta Verna per Einaudi è stato un libro per me tagliente, se mi concedi il gioco di parole.
Ho trovato questa lettura a tratti disturbante.
Ciononostante sono grata a Monica perché probabilmente, di mia iniziativa avrei accampato scuse dirottando il mio interesse altrove.
Il romanzo parte dall’omicidio di Matteotti e ripercorre il successivo evolversi degli eventi fino ad arrivare alla Liberazione.
Castrocaro costituisce il centro di tutto, anzi “l’epicentro.”
Al termine del libro, l’autrice informa che i personaggi e le vicende sono di fantasia, ma rimane la Storia, quella che tutti conosciamo, ad incombere.
E se le vite narrate ne I giorni di vetro non hanno riscontri reali, io non ho potuto non leggere con la consapevolezza di quante cose terribili siano comunque accadute a tante persone.
Questo pensiero ha fatto sì che per buona parte del libro io temessi di scoprire cosa sarebbe accaduto nella pagina successiva.
Purtroppo sono incapace di liberarmi dall’angoscia che provoca la crudeltà.
Allo stesso tempo però sentivo il bisogno di continuare a leggere, sperando che le mie paure fossero sbagliate.
Il libro di Nicoletta Verna non lascia indifferenti, una lettura divisiva anche rispetto alle opinioni contrastanti tra i lettori.
Pensando al titolo: I giorni di vetro, tu cosa immagini?
Ti è mai capitato di patire mentre leggi?
Ma ben più spaventoso è assistere alla leggerezza con la quale la guerra entra a far parte dei progetti di tutti gli stati: corsa al riarmo, toni sempre più accesi.
Tutto ciò che è stato, viene dimenticato, calpestato, azzerato.
Come se la sofferenza, le vite spezzate, l’orrore, fossero evanescenti, una bolla da soffiare via.
“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste, e come niente … puf! Sparisce”.
Verbal Kint (Kevin Spacey)




I giorni di vetro mi fa pensare a un periodo di fragilità, in cui i giorni si affrontano con paura e incertezza. Un po’ come questi che stiamo vivendo, in balia dei capricci di capi di stato volubili e fuori di testa.
Sinceramente leggendo il titolo ho pensato la stessa cosa.
In effetti è anche così. Fragilità e paura.
Ecco perché scoprire invece il vero riferimento dell’autrice è stata una sorpresa.
Ma, al di là del libro, esattamente come dici, anche io soffro molto per la deriva verso la quale stiamo scivolando.
Quando la storia viene dimenticata, come sta succedendo ora a nostro discapito, l’uomo ripete gli stessi errori tragici e catastrofici che ha giurato di non rifare mai.
“La più grande astuzia del demonio è far credere che non esiste” come ha scritto qualcuno (Charles Baudelaire).
Buon sabato
Già …. terrificante verità.
Ti ringrazio per la citazione, di “qualcuno” che sicuramente ammiro. Ben più di Verbal tra l’altro.
E ti ringrazio ancor di più per quello che hai scritto tu: le tue parole diventano una citazione qui e ora.
Buon sabato anche a te!
M’ha fatto vomitare
Ecco.
La sintesi. Le tue, sintesi.
Grazie Nick!
Grazie per la sincera recensione.
La tua frase” ben più spaventoso è assistere alla leggerezza con la quale la guerra entra a far parte dei progetti di tutti gli stati: corsa al riarmo, toni sempre più accesi” mi ha fatto accapponare la pelle
GRAZIE a te cara Luisa.
Vorrei che le persone restassero umane.
lo vorrei tanto anch’io…
<3
abbraccione
💞
mi fa pensare alla notte dei vetri, al momento di persecuzione razziale
Vetri rotti, dunque. Preludio di ulteriori devastazioni e distruzioni.
abbastanza
In realtà anche questo vetro è devastante.