ARDUINO

ARDUINO

Arduino è hardware open source.

Open source, parole magiche per me: software rilasciato con una licenza libera che ne mantiene disponibile il codice sorgente, ossia la struttura elementare che compone i programmi, per eventuali modifiche e implementazioni.

La caratteristica principale di Arduino è stata la licenza Creative Commons che ne ha consentito un utilizzo sempre più ampio.

Ma dicevamo hardware open source: Arduino è un circuito stampato che integra alcuni elementi oltre a una interfaccia USB per collegarsi ai computer.

Ti è mai capitato di non riuscire trovare un microcontrollore che non costasse un botto?

Agli studenti del IDII cioè Interactive Design Institute Ivrea sì.

Il loro professore dunque, ha cercato una soluzione, dando origine a quello che in sostanza è il movimento Maker, o meglio: Make in Italy.

In pratica, il microcontroller è stato creato espressamente per andare incontro alle esigenze di quegli studenti internazionali ispirate dai corsi multidisciplinari di fisica, informatica, progettazione e programmazione creativa.

Tutto ha origine nel 2003 quando Hernando Barragàn discute la sua tesi di laurea sul progetto Wiring.

Wiring consente di scrivere software multipiattaforma per controllare dispositivi collegati a un’ampia gamma di schede a microcontrollore.

Nel 2005 il professore associato Massimo Banzi insieme a David Cuartielles e David Mellis realizzano Arduino.

Geniale anche la scelta del nome: facile da ricordare e sicuramente più breve e più simpatico del reale nome tecnico.

Un nome preso da un luogo di momenti distensivi, di pausa, di ristoro e di caffè: il bar che frequentavano all’epoca.

Parlo al passato perché oggi il Bar Arduino non esiste più: ora si chiama Caffè Gioberti.

L’ispirazione è sempre storica ma si discosta dal tributo al re Arduino d’Ivrea, re d’Italia nel 1002.

In effetti sono passati 20 anni, da allora moltissimi sviluppatori hanno utilizzato la piccola scheda che ha “democratizzato” la tecnologia.

Arduino è stata recentemente acquisita da da Qualcomm società californiana di telecomunicazioni, sviluppo e ricerca.

E tu hai un bar di riferimento?

Se dovessi dare il nome del caffè che frequenti abitualmente a una tua creazione, come si chiamerebbe?

NOKIA

NOKIA

Nokia per la generazione X equivale a telefono.

Tra l’altro, posso dire che pensavo di essere boomer e invece mio marito mi ha fatto presente che non lo siamo?

Tu di che generazione sei?

Noi siamo della generazione cresciuta con i telefoni grigi della Sip, con la rotella per comporre il numero e con il filo corto, attaccato a una presa in qualche punto improponibile della casa.

Noi siamo della generazione che cercava i gettoni per chiamare dalle cabine telefoniche.

Noi siamo della generazione che quando usciva di casa entrava in un “nessunosadovesei” perché la geo-localizzazione era roba da film di fantascienza.

Poi sono arrivati i Nokia.

In realtà Nokia è una città finlandese, il cui nome deriva dal fiume Nokianvirta.
Luisella tu intervieni pure quando vuoi 🙂

Grazie alla posizione strategica sul fiume, la Nokia ha iniziato a creare prodotti dalla fine dell’Ottocento: carta, stivali televisori maschere antigas … fino ad arrivare al famoso Mobira Cityman.

1987

Lo stesso anno di The Joshua Three, di Dirty Dancing, l’anno in cui nascono le GIF e i Simpson, ma soprattutto l’anno in cui Ronald Reagan e Michail Gorbačëv firmano il trattato INF sui missili nucleari

Durante i 20 anni successivi la telefonia mobile Nokia si evolve molto rapidamente: nel 1991 viene effettuata la prima chiamata GSM e entro il 1998 la stragrande maggioranza di cellulari in Europa è prodotta dalla società finlandese.

Fino ad arrivare al 2007, anno del primo iPhone: nasce l’era smartphone ma Nokia forse forte del suo Nokia 1100, il cellulare più venduto di sempre, non comprende l’importanza di innovare immediatamente.

Nel 2008 il sistema operativo Android con HTC Dream assesta il secondo colpo di grazia.

Seguono riorganizzazioni ai vertici aziendali e accordi tardivi per tentare di limitare le perdite ma i piedi del colosso sono ormai di argilla.

Tu hai avuto un Nokia?

Questa è una piccola rappresentanza:

NokiaNokiaNokia

e poi c’è lui: noi lo chiamiamo il “muccino” dalla parola dialettale much che è un po’ il contrario del significato inglese, infatti vuol dire mozzicone.

Nokia

Lo chiamiamo piccolo, ma è grande: è la mia sveglia, da non ricordo nemmeno quanti anni, ma sono tanti, e non ha mai perso un colpo.

Il muccino testimonia giorno dopo giorno la qualità e la validità di un prodotto fatto bene, praticamente indistruttibile, dunque la questione è: non basta essere bravi, bisogna saper cavalcare il tempo.

Mai ritenersi “arrivati.”

Mai smettere di migliorarsi.

Essere visionari?
Anche.
Persino l’Accademia della Crusca ha riconsiderato l’accezione negativa del termine

Federico Fellini diceva che l’unico vero realista è il visionario.

Secondo te?

La realtà è già una visione del futuro?

L’oggi che stiamo vivendo non corrisponde però all’idea del futuro che più comunemente aveva popolato l’immaginario generale.

Quanti e quali film o libri possiamo citare? 

Direi che purtroppo dobbiamo rivedere le stime, in negativo, e di parecchio anche.

Sbaglio?

Mi racconti qualcosa di ottimistico tu?

PEHI

PEHI

Pehi viene definita come rete di prossimità.

In che modo è “prossima” questa rete? Tu a cosa penseresti?

Ho trovato questa definizione:
le reti di prossimità
(le reti degli amici, dei vicini di casa, dei colleghi di lavoro …) rappresentano il potenziale di risorse relazionali al quale l’individuo di oggi può attingere per fronteggiare le sfide di una società sempre più complessa.

Pehi può forse avere a che fare con il lavoro, indipendentemente però dai colleghi e sicuramente non è una risorsa relazionale.

Pehi è un servizio, presentato durante Venditalia: Fiera del Vending che si è tenuta dal 15 al 18 maggio.

Vending ha a che fare con la distribuzione automatica: vending machines sono i distributori automatici, ai quali io associo immediatamente i distributori di caffè 🙂

Questo servizio è un progetto nato dalla collaborazione tra
Confida: Associazione italiana distribuzione automatica
e
Illimity gruppo bancario in qualità di PSP: Payment service provider.

Prestatore di servizi di pagamento in pratica corrisponde a cioè che ormai ci siamo abituati a conoscere come PagoPA ovvero i pagamenti elettronici della pubblica amministrazione.

Questa è la rete di prossimità: la possibilità di pagare attraverso i distributori automatici.

Tu cosa ne pensi?

Per farlo basta accedere alla “stessa app che si utilizza per le consumazioni” … app che sinceramente non sapevo esistesse, io per prendere il caffè sono perennemente a caccia di monete, tu?

Mi rendo conto che qui siamo in provincia … dimmi come sono i distributori da te.

Se hai la app, basta scansionare il QRcode e si paga “nel tempo di un caffè.”

Che ne dici?

Pehi si scrive con l’acca ma suona come il verbo pagare in inglese.

Do you pehi?

RIFLESSIONE VIRTUALE

RIFLESSIONE VIRTUALE

Ti ricordi di quando abbiamo parlato di collaborazione?

Eravamo rimasti con lo spunto Migliora-menti, eppure la mia capacità di seguire come si deve tutte le cose che vorrei fare non è affatto migliorata purtroppo.

Ad ogni modo è inutile piangere sul latte versato sempre che tu non preferisca il caffè macchiato laughing quindi, nel caso in cui ti sia sfuggito il post su 2010: Fuga da Polis riporto il filo del discorso anche qui.

La riflessione in oggetto non è metaforica ma virtuale.

Mi riferisco alle telecamere che alcune case automobilistiche hanno introdotto al posto dei classici specchietti di vetro laterali.

Queste mirror cam costituiscono un altro piccolo passo nell’ONLIFE per usare un neologismo d’autore.

Onlife è quanto accade e si fa mentre la vita scorre, restando collegati a dispositivi interattivi.

Per ora si tratta soltanto di macchine di fascia alta, ma tu pensi che quello che ora è ancora soltanto un optional, possa diventare di uso comune per tutte le automobili in futuro?

Senza neanche parlare di costi, la prima domanda che è venuta in mente a me riguarda il consumo che inevitabilmente ridurrà l’autonomia delle batterie.

Tu cosa ne pensi?

Ti è già capitato di guidare utilizzando queste cam al posto dei classici specchietti laterali?

Pensi che avresti difficoltà oppure non vedi l’ora che questa novità si diffonda sulla maggior parte dei veicoli come è già successo ad esempio per i cruscotti digitali?

Riflessione reale o riflessione virtuale?

ChatGPT

ChatGPT

GPT significa Generative Pretrained Transformer cioè Trasformatore Pre-addestrato Generativo.

Termini altisonanti e anche un po’ inquietanti che ci “porgono la mano” presentandosi ingentiliti dal prefisso chat.

Si fa un gran parlare di questa intelligenza artificiale “colloquiale” in grado di chattare e rispondere a domande di approfondimento.

Il sito ufficiale elenca tra le caratteristiche di ChatGPT la capacità di ammettere i propri errori, contestare premesse errate e rifiutare richieste inappropriate.

Tutto ciò avviene attraverso l’apprendimento artificiale tramite un algoritmo addestrato con “dati fenomenologici” cioè con dati rilevati dall’interazione con il linguaggio in un determinato ambiente di riferimento.

Questo algoritmo si identifica con un’altra sigla: NLP abbreviazione di Natural Language Processing, ovvero elaborazione del linguaggio naturale.

Il linguaggio naturale sarebbe il linguaggio “umano” contrapposto a dati di testo che non si basano più su modelli predefiniti ma che si evolvono in maniera flessibile.

L’Intelligenza Artificiale impara da noi.

Non so tu, ma io avrei una immediata considerazione da fare a questo proposito.

OpenAI, creatrice di questo sistema racconta:

Abbiamo lanciato ChatGPT come anteprima di ricerca in modo da poter saperne di più sui punti di forza e di debolezza del sistema e raccogliere il feedback degli utenti per aiutarci a migliorare i suoi limiti. Da allora, milioni di persone ci hanno fornito feedback, abbiamo apportato diversi aggiornamenti importanti e abbiamo visto gli utenti trovare valore in una vasta gamma di casi d’uso professionali, tra cui redazione e modifica di contenuti, idee di brainstorming, aiuto alla programmazione e apprendimento di nuove temi.

Proviamo a soffermarci sulle caratteristiche elencate:

Redazione e modifica contenuti: in effetti questo sistema è in grado di scrivere testi, sicuramente meglio di me che non risulto mai simpatica alla famigerata analisi SEO 🙂

Idee di brainstorming: a livello di manifestazione della creatività mi viene in mente la facoltà di creare immagini inserendo soltanto alcune parole.

Ecco in questo caso in un certo senso la tempesta si può verificare con i risultati come gli stessi creatori spiegano in questo video

Apprendimento di nuovi temi: si strizza l’occhio anche all’istruzione presentando le possibilità come interattive e accessibili agli studenti.

Il primo febbraio però viene pubblicato un “piano di abbonamento pilota” con questa premessa:

Amiamo i nostri utenti gratuiti e continueremo a offrire l’accesso gratuito a ChatGPT. Offrendo questo prezzo di abbonamento, saremo in grado di aiutare a supportare la disponibilità dell’accesso gratuito a quante più persone possibile.

Ma non sono gli utenti a insegnare?

Mi ha colpita anche un’altra precisazione pubblicata sulla pagina ufficiale ChatGPT Ottimizzazione Modelli linguistici per Dialogo, un link conduce a “allineare i modelli linguistici” e specifica quanto segue:

Abbiamo addestrato modelli linguistici che sono molto più bravi a seguire le intenzioni dell’utente rispetto a GPT-3, rendendoli anche più veritieri e meno tossici, utilizzando tecniche sviluppate attraverso la nostra ricerca sull’allineamento. Questi modelli InstructGPT, che vengono addestrati con gli esseri umani nel ciclo, sono ora distribuiti come modelli linguistici predefiniti sulla nostra API.

Meno tossici … suppongo che la tossicità si riferisca a come esperimenti precedenti hanno appreso anche elementi diciamo non politicamente corretti.

La differenza tra uomo e macchina è proprio questa: la imperfezione.

O sbaglio?

Tu pensi che arriveremo anche al punto in cui saremo noi ad apprendere dall’Intelligenza Artificiale e non viceversa?

SHADOW

SHADOW

Shadow, qual è la tua prima associazione di pensiero?

Inizio citando persone: Nick

Poi random: motori

Musica

Cinema

Potrei continuare, anzi, vuoi menzionare altri esempi anche tu?

Il mondo è pieno di ombre

Già shadow = ombra … per questo mi chiedo come sia nata la scelta di chiamare Shadow anche un computer al quale è possibile accedere da remoto.

Si tratta di è un potente PC Windows che permette di utilizzare qualsiasi tipo di applicazione senza che si debba acquistare hardware, che come si sa, tende ad essere obsoleto in tempi brevissimi, oltre che oneroso.

Una facoltà che apre ad una specie di nuova e importante rivoluzione rispetto all’utilizzo della tecnologia nel nostro quotidiano.

Oppure tu la consideri più come l’ennesima standardizzazione?

I vantaggi evidenti e immediati si concretizzano nel poter operare al massimo della potenza senza dover sborsare cifre elevate in acquisti di attrezzature.

Anche a livello di ambiente si ridurrebbe senz’altro lo sfruttamento di determinati materiali e soprattutto si ridurrebbe l’esigenza di smaltimento di molti dispositivi, dal momento che ognuno potrebbe operare con ciò che ha a disposizione, semplicemente connettendosi.

Ecco, la connessione può però costituire anche il primo rovescio della medaglia: se dovesse saltare, tutto il lavoro si fermerebbe.

Allo stesso modo ci si troverebbe bloccati in caso di malfunzionamento del “server,” se così lo possiamo chiamare.

E ancora: le condizioni iniziali possono apparire vantaggiose, ma i costi potrebbero aumentare in maniera incontrollata, come purtroppo stiamo constatando.

Esiste dunque il rischio di trovarsi a rimpiangere il vecchio pc, magari lento ma pur sempre funzionante.

Luce, o ombra?

Mentre decidiamo, qualcosa di “oscuro” indubbiamente c’è: il cloud!

Impossibile non citare la famose scena in cui Jason Segel urla a Cameron Diaz: “nessuno sa cos’è il cloud!”

Il famigerato cloud: una sorta di buco nero dove finiscono nostri dati, oppure una valida opportunità?

Ai postUSerS laughing l’ardua sentenza.

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