SI CONOSCE UN UOMO DAL MODO IN CUI RIDE

SI CONOSCE UN UOMO DAL MODO IN CUI RIDE

Si conosce un uomo dal modo in cui ride è l’incipit di una celebre frase di Fëdor Dostoevskij, mi verrebbe da dire “meno male che sono una donna, così magari riesco a non dare una cattiva impressione …”

Scherzi a parte io rido in maniera piuttosto assurda, sonora.
Rido, proprio.

Non è facile però trovare qualcosa che faccia ridere veramente.

Ridere, sì!
Quello stato di incontrollata ilarità, che prorompendo in maniera improvvisa coglie di sorpresa tutte le paranoie, e le oscura, alleviando l’anima.

Quali sono le cose che ti fanno più ridere in assoluto?

Il primo pensiero è andato sulle scene di alcuni film che sono poi diventati parte integrante del mio modo di parlare perché li cito sovente.

Quello più ricco di ironia, quello del quale per me è difficile scegliere una scena in particolare, quello che mi ha fatta ridere a crepapelle è Il Grande Lebowski.

Sì, lo so, i Fratelli Coen sono particolari, questo umorismo è particolare, io, sono particolare … (dove per particolare nel mio caso si intende non normale).

 

Tu mi dirai che tutto ciò è al contrario molto tragico, in realtà lo è, ma io mi ritrovo ad esorcizzare e a volere in fondo soltanto un contenitore.
Magari con la speranza di non essere più controvento almeno nell’estremo frangente della vita.

Anche perché … potrebbe andare peggio: potrebbe piovere!

Non potevo non citare Frankenstein Junior, altro film del quale sono incapace di scegliere una scena soltanto, dato che mi piace in maniera ABnorme.

Di nuovo dici che il mio riso è troppo amaro

È il caso dunque di dare una doverosa sterzata, e di pensare a qualcuno che sia sinonimo di risate imprescindibili.

Un MAGO e non soltanto delle parallele …

Peter Sellers: le citazioni sarebbero interminabili, i suoi personaggi sono passati alla storia, forse il più esplosivo è l’attore in Hollywood party. O no?

A questo proposito ti consiglio di leggere Dall’India con umore

Ma tu? Cos’è che più ti diverte?

Oltre ai film, c’è magari un libro, una canzone o una pièce teatrale che hai trovato particolarmente esilarante?

Se penso al riso associandolo a un libro, mi viene in mente Il nome della rosa di Umberto Eco, libro per me importantissimo ma concettualmente agli antipodi.

Rimaniamo dunque sul riso che non uccide.

Mi fai ridere tu? Io prendo nota …

IL PRIMO CAFFÈ

IL PRIMO CAFFÈ

Non so tu, ma io per il primo caffè devo decisamente darmi un tono, dunque sarà meglio metterci degli occhialoni.
Il primo caffè deve essere forte, perché occorre una buona dose di carica, e deve assolutamente essere allegro perché sorridere, o meglio ancora ridere, è sempre un grandioso antidoto.
Che tu arrivi a questo primo caffè sfatta/o per i festeggiamenti o direttamente in pigiama; che tu arrivi a questo primo caffè entusiasta della vita o con il peso della tristezza sul cuore; questo caffè deve essere rock.
Deve essere un caffè che faccia recuperare energie.
Deve essere un caffè per smaltire tossine, lo sapevi che la caffeina stimola il rilascio di catecolamine che inducono un aumento del metabolismo basale del 10-15%? Tu mi dirai: chissenefrega.
Esatto.
Deve essere il caffè del chissenefrega.
Può anche essere il caffè dell’oggi voglio stare spento: magari questo avvio lo possiamo post-porre, no?!
Purché rimanga un caffè speciale.
Il primo caffè.
Il caffè della fiducia, e anche se sei al punto di maledire la prossima volta che sentirai che “non può piovere per sempre”, ti ricordo che invece è proprio così, e dato che l’esempio di quella granculo di Cenerentola è già stato citato, ti dico: e Sarah Connor allora?
Alla fine cavolo se lo stritola sotto la pressa sto dannato cyborg!
E tieni presente che sotto la pressa ci possono finire svariati tipi di cose, per cui non sentirti sotto pressione tu, pensa piuttosto di “pressare il problema”.
Pressappoco può sembrare una minaccia, ma è a fin di bene.
Senza presunzione, ti prescriverei il caffè del non aspettare che domani sia un altro giorno, inizia da oggi, perché tu hai tutto il diritto di essere felice e di stare bene, sempre.
Tenendo sempre come piano B il classico “vai avanti tu che a me viene da ridere”. Da sotto agli occhialoni ci sta.

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