EVERYTHING IS COPY

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Metti una gradevole mattina di inizio Settembre al cortile del Castello Sforzesco di Vigevano.

Come ti ho già raccontato, è un luogo prezioso, oltre che molto bello, perché si presta a svariate iniziative.

Quindi ti puoi trovare a fare due passi mentre incontri un gruppo sportivo che, sincronizzandosi con le cuffie, si allena con gli elastici; oppure mentre osservi quanto la scena iniziale de La carica dei 101 sia sempre molto attuale, considerata la moltitudine di bipedi e quadrupedi a passeggio. 

E poi scopri che è il giorno in cui il Supercalifestival Supercalifestival prevede una colazione con Nora Ephron!

Ghiotta è la recente pubblicazione del famoso Crazy Salad finalmente tradotto in Italiano.

 

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Prima dell’incontro: colazione offerta sul prato antistante al Palazzo Ducale, ovvero il Maschio.

 

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In perfetta sincronia, seppur involontaria, con l’inizio presentazione a cura dell’organizzatrice Ludovica Giuliani della Libreria Le Notti Bianche e della relatrice Giorgia Antonelli si avviano anche rombi di motore del raduno delle Fiat Ritmo!

 

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Insomma, piuttosto trafficato questo cortile del castello, tu dirai.

E se ti dicessi che in tutto ciò si sono aggiunti alla spicciolata gli invitati di un matrimonio da celebrare nella Sala dell’Affresco con ingresso situato proprio dietro al palco?

Quindi mentre Ludovica e Giorgia ci raccontavano di come Nora Ephron abbia saputo risorgere dopo il doloroso divorzio da Carl Bernstein, una macchina con tulle e fiori bianchi accompagnava la sposa.

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Da Heartburn a heartbeat … minuto per minuto.

Come giustamente è stato osservato, Nora ne avrebbe riso.

Ironia sempre e comunque.

“Quando ti rendi conto di voler trascorrere il resto della tua vita con qualcuno, vorresti che quel resto della tua vita iniziasse il prima possibile.”

Il  rito civile si sa, è piuttosto breve, sicuramente più breve del racconto della vita di Nora Ephron, quindi al suono della canzone di Sal da Vinci gli sposi hanno salutato i loro ospiti fuori dal castello interrompendo per la terza volta il discorso, o forse arricchendolo di quella speciale branca della vita che va sotto il nome di imprevisti.

Tutti insieme appassionatamente, tutto in una gradevole mattina di inizio Settembre al cortile del Castello Sforzesco di Vigevano.
Everything is copy.

COHOUSING UNIPV

COHOUSING UNIPV

Cohousing non è semplicemente coabitazione, come specifica Treccani occorrono quattro parole per definire esattamente: abitazioni private, servizi condivisi.

UNIPV, ovvero Università di Pavia, antico e prestigioso ateneo, non necessita di presentazioni.

Suddivisa tra la parte storica in centro città e la “nave” così definita per la particolare architettura, che ospita tra gli altri corsi: ingegneria, medicina e scienze motorie.

Alle soglie del nuovo anno accademico, sono tantissimi gli studenti fuori sede in procinto di frequentare i corsi con la necessità di trovare un alloggio.

Per venire incontro a questa esigenza è nato un progetto particolare che abbina altri tipi di bisogni che tendono a manifestarsi in maniera sempre più crescente: le persone sole.

In particolare le persone meno giovani.

Nasce così il progetto Welcome Home aperto a persone over 65 disposte ad offrire alloggio o semplicemente la disponibilità di utilizzare la propria casa durante i pasti o per momenti di studio e relax, in cambio di piccoli aiuti quotidiani: il supporto all’utilizzo di risorse informatiche, l’accompagnamento presso strutture amministrative, sanitarie, culturali.

Bisogni reali e molto diffusi.

L’università di Pavia, grazie a Regione Lombardia, fornirà un contributo al locatore a copertura parziale dell’affitto.

Ce lo raccontano Loretta e Sebastiano.

 

Le candidature vanno presentate entro il 30 Settembre e sono soggette ad una selezione tesa a verificare idoneità, seguita poi da colloqui conoscitivi e da un breve corso.

Insomma massima scrupolosità che apre anche a una seconda possibilità: il caring.

In questo caso le attività di volontariato degli studenti non sono legate alla coabitazione ma offrono tempo e una buona compagnia, accompagnamento alle attività ricreative e culturali, aiuto con piccole faccende quotidiane e supporto in tutto ciò che occorre.

Tutte le attività previste sono gratuite.
Coordinatrice del progetto: Emanuela Carnaghi.

Tu trovi che sia una iniziativa valida?

MAMMA MIA!

MAMMA MIA!

Mamma mia!

Tu dirai: film? No: teatro.

Il musical Mamma mia è tornato al TAM!

 

In particolare questo è il venticinquesimo anno dal debutto di questo musical al West End di Londra.
25 Super Trouper Years!

Un ritorno al Teatro Arcimboldi Milano.

Un ritorno per Mamma Mia! E un ritorno anche per noi.

Ti avevo già raccontato di Cats.

Ormai lo sai: adoro i musical!

Ormai lo sai: ricevo regali di compleanno fantastici, e i biglietti per Mamma mia al Teatro degli Arcimboldi sono stati un’altra sorpresa spettacolare!!

Mamma mia!

Ho respirato atmosfera gioiosa prima ancora che si alzasse il sipario osservando le altre persone, c’erano tutte le generazioni possibili: da bimbe piccolissime con pupazzetti in mano e scarpette da ballo ai piedi, a signori che nonostante le difficoltà a deambulare appoggiandosi al loro bastone hanno raggiunto la loro poltrona.

Ragazzini, famiglie, coppie, gruppi e poi loro: tutte con indosso una t-shirt rosa con la scritta le amiche della sposa intorno alla amica festeggiata, con un tutù di tulle infilato sopra i jeans, bendata con un foulard di seta e ignara di quello che stava per succedere.

L’ho trovato davvero un bel modo di organizzare un addio al nubilato.

Poi è arrivata “l’orchestra” … una versione molto moderna e digitale.

Sui due mega schermi ai lati del palco hanno iniziato a scorrere le parole ed è iniziata la magia.

All’inizio ero persino commossa. Bello. Tutto perfetto.

Hai avuto anche tu occasione di assistere a qualcuno delle versioni di Mamma mia che si sono alternate sui palcoscenici?

Ti piacciono le canzoni degli Abba? Qual è la tua preferita?

Quante volte hai visto il film?


Mamma mia, here I go again
My my, how can I resist you?  🙂

LA STANZA ACCANTO

LA STANZA ACCANTO

La stanza accanto è il film di Pedro Almodòvar vincitore del Leone d’oro al Festival del cinema di Venezia.

 

Sono andata al cinema insieme a Monica pensando che mi sarei commossa ma in realtà mi sono arrabbiata.

Trovi la recensione sul blog Matavitatau e incredibilmente questa volta Nick è stato più clemente di me.

Ben inteso: La stanza accanto ha una parte incantevole.

Tutto ciò che attiene alla sfera visiva rasenta la perfezione a partire dai colori usati in maniera sublime, oltre che comunicativa.

La scenografa Carlota Casado in una intervista tra i riferimenti ha citato i quadri di Georgia O’Keeffe.

Se guardi i suoi quadri:
Oriental poppies
Ladder to the moon
Jiimson weed white flower
puoi avere una chiara idea ad esempio della gamma di verdi che io ho particolarmente ammirato.

I costumi, che potremmo chiamare outfit, di Bina Daigeler sono una carrellata di colore, stile e qualità.

Ogni singolo dettaglio è scrupoloso, persino cito testualmente: “le macchine del caffè.”

Le ambientazioni sono favolose: New York nella sua veste più magica e una casa che rappresenta la perfetta commistione tra architettura e natura.

Il set è Casa Szoke, progettata dallo studio Aranguren+Gallegos Arquitectos vicino Madrid, a San Lorenzo de El Escorial, e si trova alle pendici del Monte Abantos nella foresta di La Herrería. 

Come se non bastasse, gli elementi di arredo sono pezzi di design molto noti e il quadro People in the sun di Edward Hopper diventa parte integrante a livello narrativo oltre che visivo.

E Almodòvar completa la rappresentazione del bello citando James Joyce: I morti da Gente di Dublino
La neve cadeva lieve in tutto l’universo, e lieve cadeva, su tutti i vivi e i morti.

La stanza accanto è il primo film in lingua inglese di Pedro Almodòvar e il suo intento, direi riuscito, è stato renderlo il più americano possibile.

Poi però c’è la parte verbosa, passami il termine, i dialoghi a mio parere eccessivi tanto da spezzare l’equilibrio di tutto il resto.

E c’è una serie di elementi incompiuti.

Non entro nel merito del profilo della protagonista, e nemmeno nella questione eutanasia, perché ognuno ha il diritto di avere la propria opinione.

Ma rimanendo sulla mera rappresentazione della malattia e della sofferenza fisica e psicologica, forse perché purtroppo l’ho vissuta stando accanto, non ho potuto fare a meno di innervosirmi.

Una morte esclusiva.

La vita reale però è ben diversa.

A te è piaciuto? Hai trovato il finale spiazzante o ispiratore?

KEEP CALM AND POTA

KEEP CALM AND POTA

Keep calm and pota!

Non dire che non stai già sorridendo solo al pensiero.

Io mi sono immediatamente illuminata, anche perché Keep calm and pota è a cura del Cafè di Piöcc.

Caffè! Una coincidenza, anzi, direi direttamente un segno.

Segno che ho colto immediatamente contattando il Teatro Centro Lucia di Botticino Sera in provincia di Brescia.

Sì, hai letto bene: teatro.

Elena, gentilissima, mi ha spiegato che la loro direzione artistica nelle ultime stagioni sta proponendo una rassegna di commedie dialettali del territorio bresciano dal titolo “Èl bel del dialet a teàter”.

Come ho già raccontato, tengo molto al dialetto. 

Keep calm and pota è dunque una commedia dialettale, e il Cafè di Piöcc una compagnia teatrale.

Elena mi ha aiutata anche a contattare la regista: Manuela.

In due parole: una rivelazione!

Citando Queen Agatha:
Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.

Keep Calm, Caffè e Amicizia.

I fondatori del Cafè di Piöcc sono tre amici che si incontrano sul sagrato della chiesa del Duomo di Montichiari.

I soldi sono pochi e gli amici guardano i signorotti che mangiano le paste e bevono vino, ma loro possono permettersi solo l’acqua della fontanella: il Cafè di Piöcc quindi, cioè il caffè dei poveretti.

Al Cafè di Piöcc si raccontano storie, gossip e fatti storici.

Da questi racconti nel 1970 nasce una delle prime compagnie teatrali bresciane, compagnia che è stata anche oggetto di tesi universitaria.

Manuela è entrata a far parte della compagnia svolgendo via via varie mansioni: attrezzista, suggeritrice, attrice con una piccola particina, aiuto regista.

Finché una sera in sala prove prende un libro dal quale esce una busta con una lettera che nessuno aveva mai visto.

Destino, magia, tu come lo chiameresti?

In questa lettera, Beppe Boschetti, uno dei tre amici fondatori, aveva espresso il desiderio di lasciare la compagnia nelle mani di Manuela.

Una storia fatta di persone, un lungo cammino fatto di lavori teatrali estremamente considerevoli come I tre innocenti, ispirato ai fatti di cronaca, oppure Semplicemente donna: una seggiola rossa e 49 cambi di vestiti che rappresentano le fasi della vita fino alla menopausa.

E ancora ambientazioni e periodi variano mentre il denominatore comune rimangono i titoli che sono modi di dire, citiamo ad esempio Petost che peji l’è mei insi o Ogné come la sàpes stada.

Fino ad arrivare a Keep Calm and pota.

Pota è la parola che accomuna Brescia e Bergamo, un intercalare che, pronunciato con il tipico accento, risulta sempre molto simpatico.

L’autrice ha avuto l’intuizione di abbinare a pota l’espressione keep calm riallacciandosi alla verità di Freud, l’Io donna che va a interporsi con il Super Io, e comunica un messaggio: vince l’amore.

A proposito di messaggi, il Cafè di Piöcc collabora anche con il comune di Montichiari per il sociale con il progetto Legalità in corto. 

Si può dunque dire che il Cafè di Piöcc keep calm ma è inarrestabile!

Tanti tanti complimenti e un grazie speciale a Manuela Danieli.

BIENNALE DI VIGEVANO

BIENNALE DI VIGEVANO

Biennale di Vigevano: nel preciso istante in cui ho visto il primo video di presentazione ho provato un grande senso di gratitudine.

In un’intervista Arianna Forni, ideatrice e curatrice di questo progetto artistico e culturale, ha raccontato di avere avuto l’ispirazione durante la visita alla mostra di un artista che esponeva a Vigevano, e di essersi innamorata del Castello Sforzesco dopo circa 45 secondi …

Ci tengo a dirlo non tanto con orgoglio, quanto per ricordare a chi come me ci vive e in qualche caso non ne considera più di tanto il valore.

Chi è Arianna Forni? La sua bio è ricchissima, ma tra le tante cose mi piace ricordare in particolare il suo blog: The Greatest Coat.

Sulla home, a disposizione di click, trovi anche Loosing my religion dei R.E.M. e io questo non posso che considerarlo un segno.

Storia della musica a parte, Arianna con le sue parole ci conduce in un viaggio artistico nell’arte e con l’arte. 

Al fianco di Arianna Forni, direttore artistico di tutti gli eventi collaterali: musicali e non solo, un artista capace di incarnare la perfetta fusione di musica e pittura: Andrea Fumagalli, Andy.

La Biennale di Vigevano ha il patrocinio del Comune di Vigevano

e della Provincia di Pavia 

e si terrà dall’8 aprile al 31 maggio, quindi ritieniti avvisata/o.

Nel frattempo ti consiglio di non perdere le presentazioni degli artisti che trovi sulle pagine social di Biennale Vigevano whispers of arts. 

AFMetastrategy realizza un crescendo di stories che contengono call for artists, call for partners, call for endorsement e presentazioni di tutti gli artisti che parteciperanno.

Davvero il Castello Sforzesco e la Piazza Ducale sono il luogo in cui passo dopo passo il sogno si trasforma in realtà, anzi, si trasforma in Arte.

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