ARTYCAPUCINES

ARTYCAPUCINES

Cosa significa Artycapucines?

Rue des Capucines è la location del primo negozio Louis Vuitton a Parigi.

La maison nel 2013 per celebrare questo fortunato esordio che risale al 1854, ha lanciato la borsa Capucines.

In breve tempo Capucines è diventato un modello iconico.

Arty Capucines è la fusione tra classico e Arte: sei artisti internazionali personalizzano la borsa esprimendo il loro estro creativo del tutto unico.

Sul sito puoi trovare foto, dettagli e informazioni dell’edizione 2020. 

La prossima edizione limitata di 200 borse uscirà ad ottobre ma circolano molte anticipazioni anche sui profili social degli artisti come ad esempio Donna Huanca che la definisce un’esperienza surreale

Tra gli altri, non posso non dedicare particolare attenzione a un nome: Paola Pivi.

Tu conosci già la sua performance del 2007 One Cup of Cappuccino Then I Go

Una stampa fotografica appartenente alla collezione ACACIA a cura di Gemma De Angelis, donata a Museo del Novecento nel 2015.

Nel caso in cui tu te lo stia chiedendo … sì: è un leopardo vero.

Io ammetto la mia abissale ignoranza in fatto di arte, per cui forse è meglio se chiedo aiuto … Art and Cult Blog magari vorrà illuminarmi.

Intanto rimango sull’argomento borse … questa performance artistica è stata l’ispirazione per la versione Arty Capucines a cura di Paola Pivi.

La decorazione a forma di tazze di cappuccino, che una particolare vernice rende simili alla porcellana, è inserita usando la tecnica dell’intarsio, per la schiuma invece la pelle, molto più morbida, è impreziosita con applicazioni di foglia d’oro. Infine il leopardo è fatto con un ricamo sovrastampato per dare una ulteriore dimensione sensoriale simile alla pelliccia.

Paola Pivi ci consiglia di guardare nelle tasche …

cosa ci sarà secondo te?

LA REPUBBLICA DI WEIMAR

LA REPUBBLICA DI WEIMAR

 

Massimo mi ha spiegato la repubblica di Weimar e girovagando per il web in cerca di dettagli in proposito, mi sono imbattuta in questa frase:
nessuno conosce davvero la storia della Repubblica di Weimar, se non gli appassionati di storia dell’arte e del design

Ovviamente mi sono chiesta in che senso, e perché secondo tale concetto la Repubblica di Weimar sia conosciuta in maniera meno puntuale con riferimento all’economia, che in genere invece è il focus, come ad esempio in questo video di Rai scuola.

Di quel periodo avevo già ricordato la Baronessa ma il Dadaismo rimane forse più separato dal contesto socio-politico, per cui il fulcro del movimento creativo si manifesta con l’ascesa del Bauhaus

Dunque ho ricercato una prima risposta al Moma:
Bauhaus: la scuola di arte e design fondata in Germania da Walter Gropius nel 1919 e chiusa dai nazisti nel 1933. La facoltà ha riunito artisti, architetti e designer e ha sviluppato una pedagogia sperimentale incentrata su materiali e funzioni piuttosto che sulle tradizionali metodologie scolastiche. Nelle sue successive incarnazioni a Weimar, Dessau e Berlino, è diventato il luogo di conversazioni influenti sul ruolo dell’arte moderna e del design nella società.

I nomi che risuonano sono Paul Klee o Vasily Kandinsky, però ovviamente io non posso non citare piuttosto Marianne Brandt ed il suo coffe set in metallo!

Rimane la questione della vera essenza della Repubblica di Weimar: davvero tutto ciò prevale sulla disastrosa iperinflazione?

Tu magari sei uno dei succitati appassionati di storia dell’arte e di design e mi sai spiegare.

Passato e presente ci descrive la Repubblica di Weimar come una parabola, suddivisa in tre fasi: ed è proprio la fase intermedia che vede la fioritura artistica.

Weimar è un laboratorio politico, istituzionale, sociale ed artistico, attraversato dalle tensioni della modernità.

Immaginiamo di osservare tutto ciò mentre siamo seduti al Romanische Café dove si incontravano gli artisti e di poter analizzare la Neue Sachlichkeit: cioè la Nuova oggettività ma anche l’espressionismo del cinema e l’approccio al realismo attraverso i loro occhi.

Attraversata dalle tensioni della modernità.

Durante un convegno a Firenze in occasione del centenario, pubblicato dal Ministero dell’Interno la Costituzione di Weimar viene definita come la prima Carta che prova a dare risposta a forti tensioni sociali, e come documento di straordinaria modernità perché ripropone il tema del rapporto tra legittimazione democratica e legalità dei limiti alle libertà.

Quindi, ipotizzo: soltanto gli artisti hanno avuto modo di esprimere e vivere appieno la libertà?

Eppure la Costituzione di Weimar prevedeva ad esempio: il suffragio universale, salari aumentati in termini reali, regimi pensionistici e di indennità di malattia, assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione, sussidi governativi per la costruzione di parchi, scuole e impianti sportivi, e un massiccio programma di costruzione di case popolari.

Ma da “valigie piene di sogni” si è passati letteralmente a valigie piene di banconote per poter comprare beni di prima necessità e metaforicamente parlando nemmeno AVUS: Automobil-Verkehrs- und Übungsstrecke cioè la prima autostrada in Europa ha saputo far “correre” la libertà di una repubblica rinominata “di vetro” per la propria fragilità.

Vetro però è anche trasparenza.
Come la verità?

Cito Wislawa Szymborska:
Si fece un violino di vetro perché voleva vedere la musica.

Tu cosa vorresti vedere?

Mi farebbe piacere leggere le tue riflessioni se vorrai condividerle, intanto ti dedico You’re the cream in my coffeedi Marlene Dietrich.

LA MEMORIA DELL’ACQUA

LA MEMORIA DELL’ACQUA

Se la vibrazione è energia, allora la risonanza è il modo in cui essa si propaga, perciò la risonanza è in grado di trasmettere energia.”

Queste parole di Masaru Emoto racchiudono l’essenza dei suoi studi sulla memoria dell’acqua.

Conoscevi già questa teoria?
Quando Massimo me ne ha parlato, io sono rimasta letteralmente incantata.

La musica, come ho già scritto, per me è energia e costituisce una componente essenziale.

Anche l’acqua è un elemento molto importante che nel mio caso si concretizza nel legame con il mare.

Ma come si combinano?
Masaru Emoto ha intrapreso ricerche approfondite sull’acqua in tutto il pianeta, non tanto come ricercatore scientifico, ma più dal punto di vista di un pensatore originale. Riuscendo a dimostrare che è nella forma di cristallo ghiacciato che l’acqua ci mostra la sua vera natura.

Come?
Congelando campioni di acqua precedentemente esposti a musiche di vario genere ed osservandone successivamente i cristalli.

Sembra persino una fiaba vero?
Colpisce con tutta la delicatezza dell’universo giapponese e della loro attitudine, che sinceramente io invidio.

Ascoltando questa intervista mi sono rimasti impressi alcuni passaggi, ad esempio quando dichiara: “mi sento di avere molto in comune con Don Chisciotte.”

Oppure quando parla di tradizione spirituale giapponese e di HADO: letteralmente cresta dell’onda, che rappresenta proprio la vibrazione energetica che si trasforma in memoria dell’acqua.

Meraviglioso.

Devo però anche dire che personalmente, considerando Giappone e acqua, i miei pensieri non possono fare a meno di correre sulla drammatica situazione di Fukushima e dell’imminente scadere del tempo rimasto per i serbatoi.

Anche per questo risulta ancor più prezioso l’intento del Dottor Emoto di dedicarsi ai bambini, che non hanno l’imprinting negativo degli adulti, attraverso il suo Peace Project

Come dargli torto?
E pare non si possa dare torto nemmeno riguardo ai suoi studi sui quali è stato svolto un test in doppio cieco a riconferma.

Tu cosa ne pensi?

Sull’onda emotiva di questo modo della musica di materializzarsi in cristalli, mi sono poi ritrovata a riflettere su un altro stupendo frangente in cui la musica impressiona la memoria: la gravidanza.

A questo proposito mi farebbe TANTO piacere se qualcuno volesse raccontarmi la propria esperienza.

Io ho sempre fatto ascoltare musica a nostro figlio: prima che nascesse e anche dopo. Sul tipo di musica forse non sono stata granché ortodossa …

A questo proposito ho trovato la tesi della Dottoressa Alexandra Lamont: docente senior di psicologia della musica presso la Keele University, secondo la quale i bambini possono ricordare le cose dall’utero molto più a lungo di quanto pensassimo.

Lo studio di ricerca dell’Università di Leicester riportato da NewScientist ci spiega che:
La psicologa Alexandra Lamont ha scoperto che i bambini di un anno ancora riconoscevano e preferivano i brani musicali che venivano suonati loro prima di nascere. Studi precedenti hanno mostrato che i bambini avevano familiarità con le esperienze prenatali solo quando avevano pochi giorni.
Lamont aveva pensato che i bambini potessero sviluppare un gusto per lo stile musicale suonato dalle loro madri, ma non era vero. Invece, è stata sorpresa di scoprire che i bambini potevano discriminare e ricordare le singole canzoni.

Sempre a cura della dottoressa Lamont ho anche trovato una World Café participatory discussion “coincidenze? Io non credo …”

Scherzi a parte, tu che musica vorresti cristallizzare nella memoria?

CORTILI ITALIANI A TBILISI

CORTILI ITALIANI A TBILISI

 

Lela mi sta insegnando molto del suo paese e delle loro tradizioni, argomenti finora a me pressoché sconosciuti.
Qualche giorno fa è capitato che mi taggasse in un tweet molto divertente che non può che far sorridere, ma anche in quel caso ho imparato qualcosa.

Tu sapevi che i cortili della vecchia Tbilisi sono conosciuti come Italian Yards?

Cortili italiani.
Io lo trovo semplicemente fantastico!

Per cui, ormai affascinata da questa cosa mi sono messa a cercare informazioni.
Ne è nata una esplorazione nel senso letterale dal momento che ovviamente i siti istituzionali sono scritti in alfabeto georgiano.

Che tra l’altro è composta da tre sistemi Mrgvlovani, Nuskhuri and Mkhedruli e ha origini molto antiche.

 

Lingue orientali, il mio sogno da sempre.

Lela, tu lo sai, anzi scusami ancora per la questione dei libri in sospeso, e correggimi sempre se sbaglio, ma nutro la speranza di poter piano piano imparare un minimo di questi caratteri che trovo armonici, quasi come se riuscissero a comunicarmi una sorta di melodia insieme alle parole.

Non a caso i tre sistemi di scrittura dell’alfabeto georgiano sono diventati patrimonio UNESCO.

Ma torniamo ai cortili!

Innanzitutto ti direi di guardare la foto di questo tweet perché sembra un dipinto.

Fin qui sinceramente io non ho riscontrato una immediata somiglianza con i cortili che siamo abituati a vedere.

Ma ho trovato una prima spiegazione qui:
le persone spesso chiamano questo tipo di cortili “italiani,” ma sono stati piuttosto i caravanserragli persiani che hanno influenzato la struttura delle case secondo la tradizione georgiana. A differenza delle due per lo più di forma quadrata e circondate da arcate in pietra solida, quelle georgiane vi stupiranno per forme imprevedibili, arcate in legno leggere ed eleganti riccamente decorate da intagli con combinazione unica di motivi classicisti e orientali; folle combinazione di numerose sovrastrutture, ponti sospesi che collegano le case, scale a chiocciola, logge vetrate, toppe di vari materiali utilizzati durante i lavori di ristrutturazione, pittoreschi fasci di tubi e cavi, un tripudio di verde (grazie al clima umido georgiano) l’effetto è mozzafiato.

E direi che sull’effetto mozzafiato siamo tutti d’accordo.
Qui c’è una serie di foto a cura di
Ksenia Vysotskaya  a riconferma dell’intrinseca bellezza che trasmette vita vissuta al primo sguardo.

Stabilito che lo splendore è indiscusso, rimane però da scoprire come nasce il parallelo con i cortili italiani.

Chiedi a qualsiasi locale di Tbilisi, tuttavia, e ti diranno che i tesori architettonici più amati della città sono i suoi affascinanti cortili “italiani”. Ciò che li rende “italiani” ha meno a che fare con lo stile architettonico che con il modo di vivere rilassato che fiorisce tra le sue facciate in legno. “Ci sono un sacco di chiacchiere, discussioni, pettegolezzi che accadono qui. I georgiani sono molto emotivi, proprio come gli italiani.”

Dunque non si tratta di estetica ma di essenza!
Ciò che ci accomuna è il modo di vivere, non è meraviglioso?

E riporta esattamente al tweet di Lela.

Per una curiosa coincidenza in questi giorni commentando “la consolazione del salice” di OREAROVESCIO mi sono ritrovata a ricordare il cortile della mia infanzia.

Il discorso poi è continuato con il ricordo di Bianca proseguendo anche sul suo blog

Quindi mi piacerebbe proseguire con ricordi ma anche aneddoti del presente: tu come vivi o come vedi i cortili italiani?

DUBLINO È LA SECONDA CAPITALE PIÙ OSSESSIONATA DAL CAFFÈ

DUBLINO È LA SECONDA CAPITALE PIÙ OSSESSIONATA DAL CAFFÈ

 

Titolo piuttosto bizzarro in effetti, che ovviamente ha attirato la mia attenzione: Irlanda e caffè sulla stessa frase!

Dunque mi perdonerai se sorvolo sia su Amsterdam (al primo posto) sia sul fatto che il calcolo elaborato da Brew Smartly rientra nella categoria WHO CARES estrema, dato che si sono inventati una media tra tre variabili:

Voto medio.
Caffetterie pro capite (per 100.000 persone per tenere conto delle diverse dimensioni della popolazione).
Valore delle importazioni pro capite (USD).

Trovi qui la tabella con la classifica totale.

Insomma per fare una citazione “è un po’ come ballare sulla matematica” ma è pur sempre un motivo per parlare di Dublino e non va sprecato laughing

Così ad esempio colgo l’occasione per segnalarti una imperdibile mostra digitale: The Poetics of Print ovvero la tradizione della stampa irlandese e il suo ruolo nello sviluppo della poesia che trovi sul sito della libreria del Trinity college.

Prenditi il tempo di farci un giro/click perché merita: parlare di Dublino ci ha portato a cose belle anche sui libri.
E se aggiungessi un’altra mia passione?

Al Gaiety Teatre sono in programma nientemeno che James Joyce: The dead – I morti e a seguire, perché no, la prima mondiale di Pomi d’ottone e manici di scopa che però io non so se posso immaginare senza la mitica Angela Landsbury alias Mrs. Jessica Fletcher

 

Non è bello tornare un po’ bambini?
Che poi la magia è anche saper trovare atmosfere e fermare attimi come quelli in questo scatto


Ma torniamo ai coffee shop di Dublino: tra i tanti ne ho scelti tre.

Il primo per il nome: Cloud cafe, ed è superfluo che io ripeta (leggi ri-canti) la frase che adoro della canzone di Carly Simon, vero?

Il secondo perché in maniera del tutto bizzarra ha come simbolo la lavorazione delle calzature, forme di legno e gesti che ho imparato a conoscere e che da mooolti anni a questa parte sono entrati a far parte della mia vita: Shoe Lane.
Senza contare il ricordo meraviglioso che mi suscita la Singer!

Il terzo nasce da un sogno: uno stilosissimo furgoncino vintage che ovviamente invidio, anche se sarebbe bastato il logo: Cocobrew

Il sogno non solo si è realizzato, ma è cresciuto e dal van Cocobrew si è trasferito nel quartiere di Temple bar del quale ti lascio uno sguardo in diretta con la live cam mentre aspetto che mi racconti qualcosa di Dublino tu.

PRESENZE EBRAICHE A VIGEVANO NELLA STORIA REMOTA E RECENTE

PRESENZE EBRAICHE A VIGEVANO NELLA STORIA REMOTA E RECENTE

Domenica 4 luglio nella splendida cornice del cortile di Palazzo Merula a Vigevano dove tra l’altro ha sede proprio l’archivio storico comunale, è stato presentato il libro di Ermanno Boccalari: Presenze ebraiche a Vigevano nella storia remota e recente parte di una speciale collana “Protagonisti” a cura di Astrolabio e Punto & Virgola

L’autore ha svolto una precisa e minuziosa ricerca che rileva le prime testimonianze di banchieri ebrei nel 1400 durante il periodo del ducato Visconti Sforza e che abbraccia ogni tipo di settore.

Abbiamo dunque potuto ascoltare storie di medici così come di architetti, e abbiamo ad esempio saputo che la prima ricetta di un tipico prodotto locale nasce in realtà da una preparazione kosher.

L’excursus a tutto tondo ha incluso anche la settima arte: con una citazione dedicata a Il maestro di Vigevano di Elio Petri, per quanto riguarda la moglie del maestro interpretato da Alberto Sordi, ovvero l’attrice Claire Bloom.

Wikipedia ce ne regala un’immagine con tanto di caffè sul tavolino di uno dei bar della Piazza Ducale.

A proposito di Piazza Ducale: tu hai mai avuto modo di notare la stella di David sull’acciottolato di fronte al Duomo?

 

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