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Tra una settimana sarà Natale, ma che Natale sarà?

Questo pensiero si porta dietro la nostalgia dei ricordi che scorrono come al rallentatore.

Se potessi scrivere una lettera alla me del 1979 le direi di essere strafelice perché gli anni in arrivo saranno una esplosione di vita, di colori, di suoni, di emozioni.
E le direi di imparare bene The logical song, perché un giorno purtroppo il significato apparirà in tutta la sua chiarezza.

Se potessi scrivere una lettera alla me del 1989 le direi che quello è stato il primo di trentadue anni di lavoro che mi piaceranno ma che devo dare ascolto al desiderio di studiare e pretendere di più per me stessa.
E le direi di battersi perché così come a Berlino, tutti i muri vengano abbattuti.

Se potessi scrivere una lettera alla me del 1999 le direi che tutta quell’idea del duemila è soltanto una grande bolla di sapone e che il futuro in arrivo ha indosso una maschera che nasconde il regresso.
E le direi che una cosa è conoscere il sentiero giusto, un altro è imboccarlo

Se potessi scrivere una lettera alla me del 2009 le direi di non illudermi che la crisi stia per finire e di prepararmi a vivere la recessione.
E le direi che The Resistance non è soltanto il miglior album rock.

 

Se potessi scrivere una lettera alla me del 2019 le direi di vivere ogni singolo minuto con la consapevolezza dell’enorme valore dei semplici momenti che per quanto banali, cambieranno.
E le direi che stanno per accadere cose alle quali non avrei mai mai creduto.

Ma i roghi peggiori bruciano realtà immateriali.

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