MOKA MUSICALE

MOKA MUSICALE

Sul fatto che il gorgogliare del caffè che sale nella moka è un suono piacevole siamo tutti d’accordo, vero?

Segnalo nuovamente la possibilità di scaricare la suoneria.

Abbiamo già visto insieme un utilizzo alternativo della moka per cucinare i funghi.

Tu ne conosci altri?

Seguendo la partecipazione di Giuliano Sangiorgi al Locomotive Jazz Festival ho visto che la moka può diventare uno strumento musicale!

Loro sono i MOKA Family big banda.

Si definiscono quattordici pazzi musicisti che, armati di strumenti e Moke musicali, sparano testi riflessivi a ritmo di Swing’n’Roll Sinfonico in un gioco scenico-musicale sospeso tra realtà ed immaginazione.

A me sembra una bella sarabanda, l’allegria è contagiosa, non trovi?

Pensando dunque alla moka musicale, quale altro oggetto produce un suono che ti è particolarmente gradito?

Potrebbe essere lo sfrigolio delle frittelle, lo “sclock” del tappo di un vasetto di marmellata … qui andiamo anche sulla onomatopea e dunque chiedo aiuto per le parole giuste.

La frutta secca a Natale scrocchia?
Oppure sono i biscotti sotto i denti che scrocchiano?

Ne Il grande freddo ad esempio, i protagonisti rendono musicale un foglio di alluminio.

Cate Blanchett in Bandits usa mestolo e pentole.

E quando ci si butta sul divano? Il rumore è attutito e prelude l’accoglienza della comodità che ci aspetta.

Rimanendo sui momenti relax ma anche sul tema musicale: tu sei tra coloro che sotto lo scroscio dell’acqua della doccia cantano?
Cosa ti piace cantare?

THE WITCHES SEED

THE WITCHES SEED

 

The witches seed: il seme delle streghe è un titolo che mi ha catturata immediatamente.

Sono rimasta colpita, come spesso accade, dalla parola streghe, prima ancora di scoprire che The witches seed è un’opera rock ispirata a una storia vera.

Sono rimasta colpita, come sempre, dalla parola rock, prima ancora di scoprire che la musica è di Stewart Copeland.

Non occorre specificare chi è Stewart Copeland vero?
In fondo non sono moltissimi i batteristi mitici.

E non perderti questo suo I need coffee … Bali coffee rocks

 

sugar a parte, io felice!!

The witches seed dove poteva essere rappresentata se non nella natura?

Tones teatro Natura è grande progetto di Tones on the Stones, che attraverso un percorso di riqualifica ambientale ha iniziato a trasformare l’ex sito industriale di Cava Roncino in un Teatro permanente immerso nella natura.

Magico no?

Eppure non è ancora tutto: alcune canzoni sono state scritte da Chrissie Hynde, altro nome che non necessita certo di presentazione, eppure possiamo definire Chrissie una di noi riguardo al caffè.

In questo tweet infatti scrive: come se mi rendessi conto che nel corso degli anni sarei diventato un po’ snob del caffè. Facile da fare con questa nuova cultura del caffè che abbiamo abbracciato. Ma quando ho letto il tributo di Patti Smith a Sam Shepherd, ho notato che si riferiva a una tazza di Nescafé quando Sam chiamava nel cuore della notte.
Mi è passato per la testa per alcuni mesi e ho capito che sarei diventata uno snob del caffè. Sicuramente se è abbastanza buono per Patti Smith, è abbastanza buono per me.
Ora mi preparo una tazza di caffè in polvere e vado avanti con la mia giornata.

Che dire?

Se il caffè solubile è buono per i grandi …

A proposito di grandi, l’interprete principale di The witches seed sarà Irene

Oltre a anno e mese di nascita, io e lei condividiamo
Prima di non essere d’accordo
Prova ad ascoltare un po’ di più …

Inascoltate sicuramente lo sono state tutte le donne giudicate e condannate per stregoneria e The witches seed si ispira a una storia vera basata sulla scrittura di Jonathan Moore.

Ricapitoliamo dunque gli ingredienti:

  • mix tra Val d’Ossola e proiezioni di scenografie immersive a cura di Edvige Faini

  • mix tra personaggi realmente esistiti e arricchimenti fantasy

  • mix tra rock e opera a cura dell’Orchestra Filarmonica sotto la direzione di Eimear Noone

  • mix tra l’impronta pop rock di Irene Grandi e la caratura di due soprano: Maddalena Calderoni e Veronica Granatiero

  • mix tra la regia di Manfred Schweigklofer e le arti digitali dell’Accademia Nemo

che dici, può essere abbastanza?

Invece no: ci sono altri intrecci veramente speciali, e sono gli Intreccincantiere promossi dalla Manifattura di Domodossola in collaborazione con Lineapelle per valorizzare il design e l’arte creativa Made in Italy, che daranno un tocco del tutto unico ai costumi.

Per cui: 22 e 23 luglio, The witches seed, save the date

WEST SIDE STORY

WEST SIDE STORY

 

West Side Story è storia, permettimi il gioco di parole.
Storia del cinema anche per chi non è amante dei musical.

A te piacciono i musical?
Sono forse il genere più controverso in assoluto: o lo odi, o lo ami.

Io lo amo.

Nel caso in cui tu invece nutra qualche dubbio, ti consiglio di leggere questo post sul blog Come cerchi sull’acqua

West Side Story nasce come spettacolo teatrale a Broadway e Jack Gottlieb ci racconta di come fosse stato pensato traendo ispirazione da Romeo e Giulietta di Shakespeare e di come Jerome Robbins avesse inizialmente immaginato Giulietta come una ragazza ebrea e Romeo come un cattolico italiano. L’azione, ambientata durante la stagione Pasqua / Pasqua ebraica, avrebbe dovuto svolgersi nel Lower East Side di New York City. Quindi il titolo avrebbe potuto essere EAST Side Story oppure Gangway.

Trovo assolutamente comprensibile che Steven Spielberg abbia dichiarato che è stato il film più arduo della sua carriera. 

Ho iniziato a guardarlo insieme a tutti i presupposti positivi, e con tutta la curiosità di scoprire come l’ardua sfida fosse stata risolta.

L’inizio mostra l’imminente demolizione del quartiere e, personalmente l’ho interpretata come la metafora di una wrecking ball di rottura ma non sul passato.

Il tempo è da demolire.
Perché nonostante tutti gli anni trascorsi, costellati da accadimenti drammatici, è come se la storia fosse stata scritta oggi.

E Rita Moreno diventa come un fulcro di umana sofferenza, attorno al quale si manifesta il reiterato dolore ciclicamente ricorrente nonostante il tempo trascorra.

In questo video riceve l’Oscar per l’interpretazione del personaggio di Anita nel 1962

 

Questo invece è il post con il quale si complimenta con Ariana DeBose per la recente vittoria per avere interpretato Anita, diversamente eppure con altrettanta efficacia.

Per Rita Moreno nel film di Spielberg è stato creato il ruolo di Valentina: la vedova di Doc, che aiuta e sostiene Tony dopo le sue disavventure con la giustizia, ma in varie interviste è stata definita la “mamma” di West Side Story per come ha consigliato, assistito, supervisionato instancabilmente.

E ovviamente tutto questo mi è entrato nel cuore.

Senza contare la sua battuta per me iconica: Tony le chiede di tradurre “per sempre” perché vuole dichiararsi a Maria in spagnolo e lei, spaventata da quell’idea di assoluto tragicamente irreale, risponde qualcosa come “perché non dire semplicemente vorrei prendere un caffè con te?”

Eh!

Indubbiamente è una dichiarazione comunque importante, vero!?

E mentre bevi il caffè, ti consiglio ancora una volta l’analisi dettagliata e professionale di Matavitatau

C’è un brano in particolare che preferisci dalla colonna sonora di West Side Story?

Sono tutte canzoni destinate a rimanerti nella mente una volta ascoltate, ma, tanto per citarne tre clamorosamente strafamose, sei più per Tonight, Maria, oppure America?

KEEP CALM WE HAVE HEART

KEEP CALM WE HAVE HEART

Keep calm we have heart è il titolo di una mostra personale presso il comune di San Severo  a cura dell’artista Gianni Pitta

San Severo è una località che mi è rimasta impressa leggendo i libri di Giovanni Rinaldi, nei quali sicuramente il cuore non manca.

In questo caso però si tratta di cuore inteso in senso artistico, cito testualmente: Keep calm we have heart, vuole riproporre il tema centrale del cuore come simbolo, ma anche come linguaggio, come pensiero la cui finalità vuole essere principalmente di speranza, di amore e non solo amplificatore del tormento, conseguenza di questo malessere umano.

Indubbiamente di cuore e di speranza abbiamo molto bisogno, in questo periodo particolarmente.

E mi sono ritrovata a pensare alle volte in cui mi è capitato di disegnare un cuore: i miei cuori erano sempre imperfetti, asimmetrici, talvolta squilibrati proprio.

Eppure forse erano più veri, così: sghembi e schiacciati.

Se poi proviamo anche a scrivere heart in maniera diversa, otteniamo ad esempio heArt che è una piattaforma social dedicata all’arte, nata nel 2021 proprio con l’intento di dare visibilità e condivisione agli artisti.

Tu la conoscevi già?

Rimanendo in ambito artistico, QUANTE volte potremmo citare heart?

Qual è il primo cuore che ti viene in mente?

 

HOUSE OF GUCCI

HOUSE OF GUCCI

La famiglia Gucci si è più volte dissociata dal ritratto che il film tratteggia, e non entro nel merito, ma ora finalmente posso dire che Lady Gaga in House of Gucci è veramente credibile, per la visione che ne ho avuto io.

Quindi, riprendendo il discorso su Patrizia Reggiani, a quanto pare la decisione di Lady Germanotta di non incontrarla non ha pregiudicato l’interpretazione, nonostante la Reggiani fosse indispettita.

Ovviamente ho osservato abiti, accessori, e outfit in generale, con particolare interesse sia per i pezzi Gucci, sia per i look anni 80, e devo dire che ho apprezzato il lavoro della costumista Yanti Yates.

Lavoro molto scrupoloso, partito da mesi di studio tra gli archivi della maison Gucci.

In una intervista al New York Times, disponibile in forma integrale su Instagram, Yanti Yates ha dichiarato che Lady Gaga era estremamente coinvolta, anche perché è una indossatrice completa, che sta meravigliosamente bene con tutto, che era estremamente concentrata su come il suo personaggio potesse apparire in un momento particolare e aveva opinioni molto forti su aspetti come i capelli e il trucco.

Ma anche lavoro difficoltoso, sempre secondo le dichiarazioni rilasciate durante l’intervista: la costumista creava le selezioni iniziali e poi lei avrebbe selezionato da lì.

Selezionava Gaga.
Pare anche che ci siano stati giorni in cui per lei era “oggi no.”

Del resto lo stesso sito Gucci riporta come dichiarazione iconica di Yanti Yates: “Lady Gaga mi ha detto che in questo film voleva vestirsi come la sua mamma italiana. Per realizzare i suoi look ho potuto attingere sia al suo archivio personale che a quello storico di Gucci.”

Come la sua mamma italiana.

Quanto suona bene questa frase?

Allo stesso tempo però ho questo dubbio che mi rigira in testa, quindi aiutami a capire se la mia percezione mi inganna dato che, effettivamente, nei primi anni 70 non è che fossi proprio nel mondo (se per quello nemmeno ora, ma questa è un altra storia).

Purtroppo non sono riuscita a trovare l’immagine della scena in cui Maurizio Gucci presenta Patrizia al padre Rodolfo, ma più o meno vale lo stesso anche per l’abito a fiori di questa foto.

Ovviamente io non sono nessuno per mettere in dubbio la ricostruzione, che in tutti gli altri frangenti ho ammirato, e lo sottolineo bene, ma l’idea di questo vestito mi lascia perplessa. Sbaglio io, vero?

Ti lascio questa carrellata di outfit.

 

Oltre agli abiti, House of Gucci offre la visione di una fantastica serie di preziose auto “d’epoca.”

In particolare, ho amato molto il modo in cui il regista Ridley Scott inquadra gli arrivi a casa di Rodolfo Gucci: focalizzati sull’ingresso. Dall’esterno verso l’esterno.

Questa inquadratura ricorre più di una volta nel film, con auto diverse che arrivano davanti a quella entrata.

 

Per me è stata una sorta di “storia nella storia,” quasi un simbolo per scandire il tempo.

Nella foto qui sotto, con lo stesso principio, in contrapposizione si assiste ad una partenza.
Che poi è anche un inizio: l’inizio di una strategia per il rientro di Maurizio nell’azienda.

Per il resto ti rimando alla recensione di Matavitatau, io, un po’ come per Cruella, ho molto gradito la colonna sonora non originale.

Come per gli abiti a fiori, ho avvertito una sorta di disorientamento temporale che in alcuni casi mi ha conquistata, in altri mi ha lasciata una specie di interrogativo.

Ad esempio, mi è piaciuta la scelta di Faith di George Michael per accompagnare la scena del matrimonio: nonostante l’incongruenza anacronistica, mi ha trasmesso una gioiosità che controbilanciava il vuoto creato dall’assenza dei familiari di Maurizio.

Al contrario sono rimasta perplessa nell’ascoltare Ritornerai di Bruno Lauzi come sottofondo alla scena in cui Aldo Gucci si reca con Maurizio e Patrizia nella tenuta sede del loro allevamento storico. La canzone è meravigliosa, ça va sans dire, e il senso è incentrato sul ritorno alle origini, però per la mia personale percezione è come se qualcosa stridesse.

A parte questo, potrei elencarti un brano più bello dell’altro, e vorrei proporteli tutti: Here comes the rain again degli Eurythmics chettelodico a fare, Heart of glass di Blondie, Ashes to ashes del Duca Bianco David Bowie, Blue Monday dei New Order, Una notte speciale di Alice, Sono bugiarda di Caterina Caselli, ma anche Largo al factotum da Il Barbiere di Siviglia di Rossini, Madame Butterfly e molto molto altro.

Mentre scegli quale preferisci ascoltare prima, ecco qualche caffè.

E … la benedizione finale.

COSA HAI FATTO OGGI PER GUADAGNARTI UN POSTO IN QUESTO MONDO AFFOLLATO?

COSA HAI FATTO OGGI PER GUADAGNARTI UN POSTO IN QUESTO MONDO AFFOLLATO?

Cosa hai fatto oggi per guadagnarti un posto in questo mondo affollato?

Il personaggio interpretato da John Cusack pone questa domanda a tutti i suoi interlocutori in Utopia.

Nominando Utopia la mia prima associazione di pensiero è Tommaso Moro.

Tra l’altro, rimanendo nell’ambito della finzione cinematografica, Thomas More viene citato nella Cenerentola leonardiana interpretata da Drew Barrymore, per esempio.

Ma ho scoperto che Utopia è anche un film sugli aborigeni australiani, e nel vedere il doloroso trailer sembra che il tempo si sia fermato all’epoca raccontata da Baz Luhrmann.

Utopia però è in qualsiasi espressione di pensiero.

È arte, come descritto in questo commento, è una canzone di Björk, non lo è per The Offspring, è persino un videogioco.

Utopia è una controversa serie di Channel 4 ripresa poi per una produzione Amazon curata da una showrunner di eccezione: Gillian Flynn,  autrice di Gone Girl e sceneggiatrice di David Fincher, che appare in tre differenti cameo, e dissemina vari Easter eggs.

Utopia diventa dunque graphic-novel. Virale …

Uno strampalatissimo gruppo di fan a caccia di questo misterioso “fumetto” da interpretare per enigmi, si ritrova catapultato in una realtà che prefigura distopia piuttosto che Utopia.

Fumetto a dire il vero non proprio, si tratta di una serie di disegni dell’artista Joao Ruas: alcune delle ispirazioni alla base del suo lavoro sono l’alba dell’umanità, il folklore, il realismo magico, il concetto di wabi-sabi (侘寂) e il conflitto umano.

E il conflitto umano viene espresso in vari e svariati modi, appunto.

Gillian Flynn, in un’intervista al New York Times ha dichiarato: “Penso che sia un test di Rorschach … È uno spettacolo progettato per farti trovare quello che vuoi da esso e avere diversi punti di vista, che è esattamente dove siamo in questo momento.

A proposito di punti di vista, John Cusack, in questo suo primo ruolo in una serie interpreta Kevin Christie … ma piuttosto che alla mia Agatha, si ispira a ben noti personaggi di tutt’altro genere.

Chi lo segue ha modo di conoscere quanto John nutra una certa avversione per alcuni alter ego di Mr. Christie, ragion per cui si è trattato di una interpretazione catartica.

Nella sua ricca intervista pubblicata da The Guardian oltre a definirsi una specie di Cassandra, mi ha regalato un finale strepitoso!

Cusack si strofina gli occhi stanchi. Beve dal suo grande boccale di caffè (!) di latta. Chissà, dice? “Forse essere schietto fa male alla tua carriera… Sono solo consapevole che mi aiuta a dormire meglio la notte, sapendo che non sono stato passivo durante questo periodo.”

In fondo, una consapevolezza del genere, non è già una sorta di Utopia per molti di noi?

Come vedi tu Utopia?

Un ammiratore d’eccezione ha visto Utopia così:

Stephen King scrive:

Amo UTOPIA, su Amazon Prime. Potrebbe non essere la tazza di tè di tutti, visti i tempi in cui viviamo, ma ha la struttura lenta a tutto vapore che associo ai romanzi che voltano pagina. Orribile, violento e, occasionalmente, divertente da ridere.

Ho lasciato “tazza di tè” anche se ovviamente non è la traduzione corretta, perché se si parla di tazze … potrebbe essere di caffè?!  laughing Scherzo laughing

E che canzone accompagna il trailer?

It’s the end of the world as we know it.
R.E.M.

Ma questo mondo, come va guadagnato ogni giorno secondo te?

Io preferirei forse chiedere: cosa hai fatto oggi per migliorare questo mondo?

Anche se in realtà poi sarei senza risposte …

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