FILO ROSSO. IN LOOP

FILO ROSSO. IN LOOP

 

Queste giornate d’estate per due motivi completamente diversi mi hanno portato un filo rosso.

Il primo è musicale: Fil Rouge per la precisione.
Fil Rouge è la canzone dei Curcuma, ma è anche l’importante passo in un cammino fatto di passione pura, di impegno, di costanza e di bravura.
Fil Rouge è ripartenza, ricongiungimento, è parte di un sogno grande ed è un grande risultato.

Personalmente mi sono ritrovata ad adottare immediatamente il non importa seche Dennis e Samuel cantano, e lo trovo perfetto.
In generale, prendendo spunto dal brano scritto da Samuel, credo che abbiamo tutti bisogno di vari NON IMPORTA SE da ripetere a noi stessi con enfasi e allegria.

Il secondo filo rosso invece non è alla luce del sole.
Il secondo filo rosso, all’opposto, è DARK.
È “sotterraneo”, occulto, e conduce a riflessioni completamente diverse.

Di questa serie mi ha parlato Claudia: per me una garanzia. Da tempo ho imparato che se qualcosa le piace, sicuramente piacerà anche a me.

Ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo è un oceano.
Isaac Newton

Alla fine di ogni episodio, rimanevo con una quantità di domande, o in alternativa con argomenti di discussione che non facevano che moltiplicarsi, tanto che alla conclusione finale mio figlio mi ha fornito uno spiegone definitivo che ovviamente ometterò per non spoilerare.

Una riflessione in senso lato però la vorrei fare: si dice spesso, e assolutamente non a torto, che la leva che muove ogni cosa è il denaro.
Dunque è bello quando invece ci si trova a considerare una FORZA che partendo da un motore metafisico e da una visione quadridimensionale si riconverte e può smuovere con altrettanta risolutezza rivelandosi generatrice di eventi: l’amore.

Amore per la famiglia.
Per quanto sgangherata, improbabile, instabile e imperfetta possa essere, pur sempre Famiglia.

RADIO FREE EUROPE

RADIO FREE EUROPE

 

Se dico Radio Free Europe tu a cosa pensi?
Io non posso fare a meno di sentire immediatamente la voce di Michael Stipe sulle note della canzone tratta da quella che è la loro svolta con Murmur, recentemente valsa il sesto posto nella classifica dei 100 più grandi singoli di debutto di tutti i tempi,   nonostante la diatriba dei fans per stabilire se sia meglio la versione originale o quella remixata due anni dopo che probabilmente non si concluderà mai, ma questa è un’altra storia.
È la terza volta che cito i R.E.M. dopo What time is the end of the world? e Shiny happy people, a parte il fatto che sono fissata, perché?
Perché Radio Free Europe è una radio istituita all’inizio della Guerra Fredda per trasmettere notizie e informazioni senza censure al pubblico dietro la cortina di ferro, Radio Free Europe / Radio Liberty (RFE / RL) ha svolto un ruolo significativo nel crollo del comunismo e nell’ascesa delle democrazie post-comuniste in Europa.
Oggi, RFE / RL è una delle organizzazioni mediatiche più complete al mondo, che produce programmi radiofonici, Internet e televisivi in paesi in cui una stampa libera è vietata dal governo o non è completamente istituita.
Fu fondata nel 1950 con l’intento di offrire quantomeno una alternativa, una possibilità di valutare una visione diversa.
Eppure 70 anni dopo sembriamo esserci dimenticati dell’importanza della pluralità di espressione dal momento che sempre più spesso si verificano episodi di censura.
L’ultimo in ordine di tempo ha visto protagonista proprio una radio: o meglio il canale YouTube di Radio Radio, che è stato chiuso con una dinamica decisamente strana, come spiegato nel dettaglio dall’autore Fabio Duranti.
Perché riteniamo le persone incapaci di confrontarsi con pensieri alternativi? Perché si censura invece di argomentare ed eventualmente confutare con spiegazioni fondate?
La famigerata frase “non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita perché tu possa dirlo” erroneamente attribuita a Voltaire, si è rivelata imprecisa rispetto all’originale disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo, realmente scritta da Evelyn Beatrice Hall, ma rimane essenziale nel suo concetto a mio avviso imprescindibile.

 

 

TIME IS A VALUABLE THING

TIME IS A VALUABLE THING

 

Proseguo ringraziando per i commenti e questa volta approfitto per rispondere da qui a Duncan Weick: questo blog è un regalo di mio marito e la struttura è stata sviluppata da Zeus.
Io provo a scrivere e ad usare le immagini che spero possano avere un senso.
A questo proposito vorrei cogliere l’occasione per parlare di ispirazione: c’è qualcosa in particolare che facilita la scrittura, o in generale la creazione di qualcosa che ti appassiona?
Che cosa ti suscita uno stato d’animo grazie al quale riesci a sentirti nel giusto mood, a sentirti in pace con te stessa/o, se non con il mondo?
La mia ispirazione deriva quasi sempre dalla musica.
Rock, per l’esattezza.
Play it fuckin’ loud!” come ci ha insegnato Bob Dylan.
Energia. Per me, assolutamente energia. Ma è impossibile dare una definizione, imbrigliare in un concetto, circoscrivere in una descrizione, perché fondamentalmente è assenza di barriere.
Una idea che stride molto con questo particolare momento nel quale ad essere “racchiusi” siamo noi, in effetti.
Per questo pensavo alla frase “il tempo è una cosa preziosa”: il tempo non ci viene precluso, anzi, ora potremmo dire di averne una percezione dilatata, a tratti forse incombente.
Watch it fly by as the pendulum swingsprosegue Mike Shinoda quando canta in un crescendo che io percepisco come un fantastico invito ad urlare.
La magia di alcune canzoni è proprio l’eclettismo, e il potere di adattarsi poliedricamente a molteplici visioni e situazioni, ed anche in questo caso ovviamente le interpretazioni sono diverse.
Personalmente quella che preferisco è attinente alla consapevolezza del tempo. Concetto a sua volta non del tutto universale nel senso che la sua percezione è variabile secondo il punto di vista, ma più in generale, considero il simbolo del pendolo legato alla società più moderna.
Ora quel pendolo sta particolarmente sovrastando tutti noi che siamo stoppati, e che dovremmo fare serie e doverose riflessioni, io credo.
Ma senza arrivare a discorsi sulla atomizzazione, rimarrei nella semplicità della nostra tazzina: cambierà la tua concezione di tempo da ora in poi?
O … in the end, it doesn’t even matter?

“FELICE LA CASA CHE OSPITA UN AMICO”

“FELICE LA CASA CHE OSPITA UN AMICO”

 

Voglio davvero ringraziare calorosamente Carita Klute per i suoi complimenti e per l’immenso regalo che mi fa scrivendo nei commenti che tornerà a visitare il blog.
Sono felice Carita, sei la benvenuta.
E in questi giorni in cui i caffè fuori casa sono preclusi per causa di forza maggiore, vorrei cogliere lo spunto per estendere il benvenuto a chiunque voglia trascorrere tre minuti qua.
L’intento è questo fin dall’inizio, un caffè insieme per parlare di qualsiasi cosa, che tu Carita, o chiunque altro vorrete anche eventualmente proporre.
In generale l’aforisma di Ralph Waldo Emerson esprime in poche parole ciò che vorrei dire e mi è piaciuto come titolo, anche se ora come ora è un po’ difficile parlare di felicità.
Dunque vorrei magari utilizzare il concetto di SHINY HAPPY PEOPLE dei R.E.M.
Hai mai visto il video? Persone che ballano cantano spensierate, una melodia gioiosa che coinvolge e trascina. Un pochino forse come i flash mob che si stanno moltiplicando di balcone in balcone.
Lo stesso Michael Stipe ha definito questa canzone una “bubblegum song” perché gli consente di mostrare il suo lato giocoso.
Eppure rimane il retroscena, mai chiarito, nonostante alcune interpretazioni sia sul contesto storico sia in senso più generale, che però non sono mai state confermate.
Mai come in questo caso usare l’espressione retroscena diventa letterale: perché proprio dietro a questo fondale colorato che raffigura disegni che riconducono alla visione fanciullesca, c’è un signore anziano che a fatica pedala.
(E che tra l’altro beve un caffè  prima di iniziare wink n.d.r.)
Lui non partecipa all’allegria nemmeno verso la fine, quando compare mentre osserva le persone.
Chi rappresenta secondo te?

 

 

 

IL CARDIGAN ICONICO IN ASSOLUTO

IL CARDIGAN ICONICO IN ASSOLUTO

 

Per due volte è andato all’asta l’iconico cardigan di Kurt Cobain, indossato durante l’unplagged per MTV: cioè un evento entrato di diritto nella storia della musica.
Ogni volta si legge di tutto e il contrario di tutto: testate giornalistiche che precisano che il cardigan è bucato per una bruciatura di sigaretta, che è macchiato, che non è stato mai lavato, che manca un bottone … come se qualcuno potesse considerare l’idea di indossarlo …
Quel cardigan ha smesso di essere un semplice indumento, nel momento stesso in cui Kurt Cobain lo ha scelto, probabilmente a un mercatino dell’usato, ed è diventato un riferimento iconico del Grunge stesso.
Non è stato un abito di scena, non è stato pensato per un look particolare, è semplicemente un cardigan che Kurt Cobain ha usato piuttosto abitualmente.
Forse è inutile interrogarsi sulla scelta del colore, di certo sappiamo che Kurt Cobain prediligeva capi ampi che nascondessero la sua magrezza, anche se nulla avrebbe mai potuto nascondere la sua grandezza come Artista.

Senza fare paragoni che non potrebbero stare ne in cielo ne in terra, c’è un capo del tuo guardaroba che in qualche modo ti rappresenta?

 

 

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