È TEMPO DI UN ALTRO SONDAGGIO POIROT

È TEMPO DI UN ALTRO SONDAGGIO POIROT

 

Per fortuna mi è stato segnalato in tempo e per questo ringrazio: altrimenti mi sarei persa la visione di John Malkovich nei panni di Hercule Poirot.

Tu lo hai visto?
È andato in onda su Paramount come La serie infernale: una serie BBC dal titolo originale ABC murders basata sull’omonimo libro di Queen Agatha Christie.

Innanzitutto la prima grande modifica è la rimozione del Capitano Hastings a favore dell’introduzione dell’ispettore Crome interpretato nientemeno che da Rupert Grint.

Ma forse sono i riferimenti al passato di Poirot che sfociano in un finale “davvero spiazzante” (cito testualmente) a stridere maggiormente rispetto al personaggio che abbiamo imparato a conoscere attraverso i libri.

In realtà l’atmosfera stessa è completamente virata in dark e di per sé stessa mi piace.

Il problema è che io non ho avuto la sensazione di “vedere” un mistero di Agatha Christie.

Però so benissimo di non essere sufficientemente lucida e obiettiva sull’argomento, per cui chiedo a te: cosa ne pensi?

A me il Poirot di John Malkovich è sembrato ripiegato su sé stesso, non c’è la famosa boria del suo essere belga, non ci sono i caratteristici pince-nez ne il portamento che ho sempre immaginato.

Vero è che le espressioni che John Malkovich riesce a regalare sono molto adatte a questa dimensione più intima e umanamente introspettiva.

Una cosa è certa: va rilanciato il sondaggio sul Poirot preferito includendo questa nuova versione. O no?

FOLLETTO ROSSO

FOLLETTO ROSSO

Da pessima ricercatrice, purtroppo non sono riuscita a scovare una perla che avrei voluto mostrarti: mi è tornata in mente sentendo parlare un po’ ovunque del set di House of Gucci.

Ridley Scott sta girando in Italia tra Gressoney, Milano e Como e impazzano le indiscrezioni sul cast che vanta una notevole rosa di personaggi: Lady Gaga, Adam Driver, Al Pacino, Jared Leto e Jeremy Irons …

Io però vorrei soffermarmi su Patrizia Reggiani: leggendo che si è indispettita per non essere stata contattata da Lady Gaga, ho immediatamente ripensato all’intervista durante la quale avevo avuto modo di conoscerla in tutta la sua risoluta personalità.

13 novembre 1993: una delle ospiti di Harem è proprio Patrizia Reggiani e Catherine Spaak, con quel suo tocco di perfidia celato sotto al sorriso, la intervista in particolare riguardo alla separazione.

Patrizia Reggiani racconta di come Maurizio Gucci la abbia notata durante una festa come un “folletto rosso” per via del suo vestito, e aggiunge di avergli inizialmente fatto credere di essere la figlia di un “camionista” salvo poi specificare che il padre aveva una importante azienda di trasporti.

Ricordo uno dei commenti di Catherine Spaak: “io avrei continuato ad essere la figlia del camionista ancora un po’…”

Ma il crescendo arriva quando la Spaak chiede “ha già avuto tot soldi, la casa qui, la barca là … non le basta?”

Risposta: “il patrimonio Gucci è stato valutato xxx, lei che ne dice?”

Ecco, ovviamente non rammento le cifre o i dettagli, ma la frase di risposta e il tono del “lei che ne dice” mi sono rimasti impressi come se li avessi sentiti ieri.

E li ho immaginati come una cornice alle dichiarazioni contro chi la interpreterà sul grande schermo.

Tengo a precisare, però promettimi di non bannarmi per questo, che a me Lady Gaga non piace … ecco, l’ho detto.
Parlo della cantante, perché non ho visto A star is born e dunque non mi pronuncio sulla recitazione, che peraltro è stata osannata da tutti.

Ma incontrare la persona che si dovrà interpretare non è la regola.
Ricordi esempi in proposito?

La visione del film ci darà l’ardua sentenza …

A proposito di visioni, nel caso in cui tu, che non hai tutte le mie primavere, non abbia mai visto Harem, ti consiglio di recuperarne qualche spezzone: ai tempi le interviste di Catherine Spaak hanno regalato varie chicche, facendo conoscere un po’ più in dettaglio un variegato parterre di personaggi.

Trovi una selezione qui

Se invece vuoi farti una idea personale su Patrizia Reggiani, puoi rivedere l’intervista di nostra signora Franca Leosini per Storie Maledette

E, in caso, come sempre: correggimi se sbaglio.

DINY DANCING

DINY DANCING

 

Sfido chiunque a non visualizzare le immagini di Dirty Dancing non appena partono le note di Do you love me di The Contours.

Ebbene, dopo aver visto il video della Boston Dynamics, per me il primato viene ufficialmente superato: non mi potrò più dimenticare questi robot che danzano

 

Tu non li trovi assolutamente coinvolgenti? Ammettilo: è impossibile stare fermi.

E non si tratta di computer grafica, per cui complimenti davvero ai programmatori: la coppia di Atlas insieme a Spot e a Handle si muovono secondo una programmazione intercoordinata e a tempo di musica.

Musica che sicuramente non è una scelta casuale … il testo infatti parla chiaro:

🎶 Mi hai spezzato il cuore

Perché non riuscivo a ballare

Non mi volevi nemmeno intorno

E ora sono tornato

Per farti sapere

Che so davvero muovermi bene

🎶

Mi ami?

(Posso davvero muovermi)

Mi ami?

(Sono nel ritmo)

Adesso mi ami?

(Mi ami)

Ora che posso ballare

(Ballare) 🎶

Che ne dici dunque di questi Diny Dancers?

🎶

Tell me

Tell me 🎶

IN GOOD COMPANY

IN GOOD COMPANY

È il titolo di uno dei moltissimi film di Scarlett Johansson, ma direi che è un’ottima didascalia anche per questa immagine.

Natalie Portman è in effetti una buona compagnia con la quale condividere un caffè.
Con lei Scarlett ha condiviso anche la sorellanza sul set del film nel quale interpretavano Anna e Maria Bolena che purtroppo non ho ancora visto. Tu?

In compenso ne ho visti molti altri, a partire da L’uomo che sussurrava ai cavalli, nonostante avesse già lavorato in altre pellicole: ha infatti iniziato giovanissima e la sua carriera è stata un crescendo variegato di personaggi e generi nei quali ha spaziato sempre con successo.

In questi giorni però mi ha colpita la sua immagine rigorosamente senza sovrastrutture, quasi a sottolineare ancor di più l’accoratezza dell’appello per la liberazione di quattro persone detenute in Egitto, tra le quali noi conosciamo in particolare il caso di Patrick Zaki.

Prima di venire arrestato durante una visita alla famiglia, Patrick Zaki frequentava l’Università di Bologna che in questi mesi si è spesa in molte iniziative in suo favore anche a cura dello stesso rettore che lo ha ricordato nel discorso di apertura dell’Ateneo.

Ma sono le parole di Scarlett a colpire nel segno: “Dire la propria in Egitto è pericoloso” e per me risuonano particolarmente terribili anche alla luce di ciò che è accaduto a Giulio Regeni.

Dopo questo messaggio tre persone sono state scarcerate, ma non Patrick Zaki, anche se a sorpresa, oggi ci sarà l’udienza che dopo il rinnovo della custodia cautelare era prevista per gennaio.

Uniamo dunque le speranze che presto anche Zaki possa ritrovarsi in good company.

E soprattutto continuiamo tutti a difendere un valore fondamentale e importantissimo: la libertà di pensiero e di parola.

Avevo già citato Evelyn Beatrice Hall:
Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo.

E visto che recentemente ho parlato di George Orwell citerei anche
Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentire.

ENOLA HOLMES

ENOLA HOLMES

Devo ammettere che ero molto incuriosita da questa idea della sorella del mitico investigatore Sherlock Holmes che naturalmente adoro.

Ho già parlato di Agatha Christie e di come mi abbia fatta innamorare dei gialli attraverso i suoi libri, dopo i quali sono passata ovviamente anche a Sir Arthur Conan Doyle.

Il personaggio di Enola è però stato creato da Nancy Springer dopo che sono scaduti i diritti, e sui suoi libri è stata basata la produzione di Netflix che direi si indirizza in particolare al pubblico più giovane.

La protagonista è infatti interpretata da Millie Bobby Brown, classe 2004: l’adolescente forse più famosa in assoluto dopo il successo del suo ruolo nella serie Stranger Things.

Io purtroppo non la conoscevo, e quando nei titoli di coda ho visto che è anche il produttore esecutivo ho capito che era il caso di approfondire.

C’è chi la definisce addirittura la nuova Meryl Streep …chi evidenzia la sua somiglianza con Winona Ryder, chi la considera come il personaggio con maggiore influenza della sua generazione dopo che nel 2018 è diventata la più giovane ambasciatrice dell’UNICEF.

Ma torniamo al film

 

Anche questa volta, come per Assassinio sul Nilo mi soffermo sulla scelta della canzone di sottofondo, anche se con meno entusiasmo: purtroppo io ho un problema con Courtney Love, sebbene il brano Celebrity skin di The Hole abbia riscosso un enorme successo. Tu cosa ne pensi?

Suppongo che questa scelta rientri nel contesto del messaggio di emancipazione femminile che caratterizza tutto il film.

Teoricamente una mossa importante e doverosa, che però perde il potenziale di innovazione comunicativa, finendo per limitarsi a clichés appunto non esattamente di avanguardia. Peccato davvero.

Come hai visto nel trailer inoltre Enola si rivolge direttamente alla camera sfondando la famosa quarta parete. Trovo che Millie Bobby Brown sappia essere molto empatica, ciò nonostante a me risulta come una sorta di interruzione del pathos, ma probabilmente sono io che sono antica laughing

Mi sono piaciuti moltissimo invece i giochi di parole come quello che svela l’anagramma del nome

e ho trovato importante il valore aggiunto di Helena Bonham Carter ma anche di Henry Cavill.

A questo proposito coglierei l’occasione per lanciare un altro sondaggio: dopo il Poirot preferito, chi è il miglior Sherlock Holmes secondo te?

Henry Cavill, Benedict Cumberbatch o Robert Downey Jr?

Io in questo caso sono troppo di parte … foot-in-mouth

ACADEMY AWARD OF MERIT?

ACADEMY AWARD OF MERIT?

 

Nuove regole per l’Oscar: notizia che occupa moltissimi titoli e testate.

Credo sia inutile spiegare ulteriormente, ormai è noto a chiunque che a partire dal 2024 per poter aspirare alla vittoria della prestigiosa statuetta della Academy of Motion Pictures Arts and Science, il cast, così come il personale di produzione, dovranno INCLUDERE persone appartenenti a determinate “categorie”.

Volendo rimanere su un tono ironico, verrebbe da chiedersi se il passato da direttore di casting del presidente della Academy Rubin possa aver influito, ma il sorriso immediatamente si smorza e non so tu, ma io mi sento più sulla lunghezza d’onda di Kirstie Alley che ha definito questa decisione “Orwelliana”.

Personalmente questo concetto delle categorie non mi appartiene a partire dalle famigerate “quote rosa”.

Per me la inclusione non deve avvenire per regolamento, e comunque c’è una distinzione tra meritare una determinata posizione o ottenerla per decreto, cosa che risulta ancor più discriminante a mio avviso.

É il pensiero comune che si deve evolvere, la concezione stessa di diversità non come estraneità ma come valore aggiunto, come libertà.

Comprendere nel senso di contenere in sé, abbracciare, racchiudere, accogliere spiritualmente, piuttosto che includere in un numero, in una serie, in un elenco.

Inserire come clausola la presenza di persone definendole come APPARTENENTI A UNA CATEGORIA non è essa stessa una discriminazione?

Nel momento in cui si definisce una persona secondo le proprie origini, secondo la propria natura o secondo il proprio orientamento, non si crea una suddivisione che invece non dovrebbe esistere?

Non dovremmo tutti pensare a qualcuno semplicemente ADATTO AL RUOLO O ALL’INCARICO, punto?

Io non vorrei essere una quota rosa, meglio il giallo luce, o qualcosa di verde, come la speranza.

 

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