LADRA

LADRA

Ladra di Sarah Waters edito da Ponte alle Grazie è l’ennesimo libro per il quale sono grata a Monica

Al termine della prima parte c’è un colpo di scena che non avevo minimamente sospettato, per cui sono stata lieta di ritrovarmi sorpresa,  visto che tutto sommato non capita così spesso.

Ladra è la protagonista, ma una volta arrivata in fondo alla sua storia, io direi che ladra è qualcun’altra e che il “furto” è ben più grave, anzi, spregevole.

Ruoli che si danno per scontati e surrogati che assumono l’onore e l’onere di unica ancora di affetto alla quale aggrapparsi in un mare di solitudini e dolori.

Più volte ho parlato di madri sempre in positivo, qui invece ci si spinge oltre il limite del bene, o del male …

Ma per rimanere sul tema dichiarato nel titolo: tu che tipi di ladri conosci?

CAFFÈ IN CARROZZA

CAFFÈ IN CARROZZA

Tomislav mi ha fatto scoprire un’altra interessante curiosità.

Il distributore di caffè in carrozza.

Come vedi dalle immagini, non è uno scherzo.

Quando ho aperto il link del video di Callum che Tomislav mi ha mandato, ero incredula, con una espressione tipo cartone animato.

La domanda immediata è: a chi mai è venuto in mente di inserire un distributore di caffè in una carrozza in stile Cenerentola

Chi mi sa dare una risposta?

Siamo a Tiraspol, Transnistria: territorio localizzato a oriente del fiume Dnestr, appartenente de iure alla Repubblica di Moldavia ma de facto stato indipendente, con sede amministrativa a Tiraspol´, non riconosciuto dalla comunità internazionale, a seguito della dichiarazione unilaterale di indipendenza dell’agosto 1991.

Sempre da Tiraspol, Clazz invece ci racconta di una caffettiera sempre in formato distributore

Anna la definisce teiera stile Alice nel Paese delle Meraviglie

 

 

ma forse ha sbagliato fiaba, insomma: caffè in teiera no.

Magari Brobdingnag … che ne dici?

A te è mai capitato di prendere il caffè da un distributore particolare?

SOTTOVENTO

SOTTOVENTO

Sottovento è un locale di Pavia che qualcuno ha definito Osteria Letteraria, definizione molto carina, non trovi?

La stessa insegna ci indica “caffè e ristoro.”

Ristoro, una parola che ci riporta forse a un concetto un po’ retrò, eppure sicuramente emblematico.

Riparo (sottovento) e ristoro.

Il motivo per cui ti parlo di Sottovento è controverso.

O se vogliamo giocare con le parole: controvento.

Il comune di Pavia ha multato Sottovento per gli adesivi che vedi nell’immagine.

Riporto testualmente:
Facendo riferimento all’art 25 comma 2 del regolamento di Polizia Locale di Pavia che recita: “Ai proprietari o ai gestori d’attività commerciali … è fatto obbligo di pulizia delle vetrine”, qualcuno ha deciso che i nostri adesivi sono sporcizia.
Ora, degli adesivi su una vetrina sono sporcizia?

Prima di proseguire, giro a te la domanda.

In fondo gli stessi adesivi sono retrò, uno dei simboli di un tempo che non c’è più.

Io ad esempio usavo collezionare adesivi da bambina, ora, nell’era delle immagini digitali create da intelligenza artificiale cosa può rappresentare un adesivo?

Per i gestori del Sottovento:
racconta letteralmente una porzione della sua storia, porta la firma del passaggio di centinaia di persone da mezzo mondo. Testimoniano presenza, satira, rabbia, impegno politico, pensiero; tutto il serio e il faceto passati da noi. Sono segno, espressione, sono arte, una splendida opera d’arte collettiva.

Secondo te?

Noi finora non siamo mai stati al Sottovento, ma ti invito a fare un giro sui social per farti autonomamente un’idea.

Sticker bombing a parte, io più che altro, da cittadina non di Pavia ma della provincia, vorrei che le forze dell’ordine fossero impegnate su altri fronti, visto che ormai si ha paura ad uscire la sera.

Da sotto vento a sotto assedio, casomai.

E, sinceramente, mi capita di vedere un florilegio di esercizi commerciali che apparentemente non mostrano una particolare inclinazione all’ottemperanza di normative antincendio piuttosto che fiscali e quant’altro.

Saranno state elevate altrettante sanzioni, voglio pensare.

ALI D’OMBRA

ALI D’OMBRA

Ringrazio l’autrice Paola Petrillo e Manuale di Mari per la copia del libro Ali d’ombra.

Un titolo misterioso quello scelto da Paola Petrillo, scrittrice e creatrice di candele, oggetti in ceramica e bomboniere.

Ali d'ombra

Mi ha molto colpita come il libro derivi da un sogno.

Paola ha avuto l’esigenza immediata di scrivere al risveglio.

Ormai conosci bene il mio debole per i sogni

Spero sempre di ricordare più possibile ogni volta che mi capita di sognare, e mi accade le volte in cui mi sveglio la mattina presto, ho margine per riaddormentarmi e ci riesco.

In proposito chiacchieravo recentemente con Un cielo vispo di stelle che giustamente sostiene che Sognare è una cosa seria.

Di sicuro lo è stato per Paola Petrillo.

Per te?

Che cos’è l’insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni?
Marguerite Yourcenar

La tua, è una mente che abdica?

HOME RUN COFFEE

HOME RUN COFFEE

Home run coffee non è un tipo di caffè, è un rito, o forse meglio dire un rituale.

Caffè espresso per ogni giocatore che batte un fuoricampo.

Scaramanzia, o forse strategia non propriamente sportiva.

Fatto sta che tutti parlano della Nazionale italiana che è salita agli onori della cronaca guadagnandosi la semifinale al World Baseball Classic 2026 ma anche per la presenza di una macchina per fare il caffè in panchina.

A lanciare, non la palla, ma questa tradizione: Francisco Cervelli nuovo manager della Nazionale Italiana di Baseball fresco di nomina a Rimini il 24 gennaio

Cervelli non è italiano: ha origini venezuelane, dunque viene spontaneo chiedersi da dove derivi esattamente questa idea del caffè.

Di fatto Cervelli è riuscito a rappresentare in maniera immediata e virale l’identità di squadra, i cui giocatori statunitensi hanno radici italiane.

Quindi, puoi seguire le gesta di Vinnie Pasquantino o Dominic Canzone.

 

Una somma di stereotipi?

Probabilmente sì: gli stessi nomi sembrano usciti da un fumetto di Topolino, e il riferimento al caffè assume un retrogusto dell’Espresso macchiato di Tommy Cash, ma io la trovo comunque singolare.

Tu che ne pensi?

 

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