COHOUSING UNIPV

COHOUSING UNIPV

Cohousing non è semplicemente coabitazione, come specifica Treccani occorrono quattro parole per definire esattamente: abitazioni private, servizi condivisi.

UNIPV, ovvero Università di Pavia, antico e prestigioso ateneo, non necessita di presentazioni.

Suddivisa tra la parte storica in centro città e la “nave” così definita per la particolare architettura, che ospita tra gli altri corsi: ingegneria, medicina e scienze motorie.

Alle soglie del nuovo anno accademico, sono tantissimi gli studenti fuori sede in procinto di frequentare i corsi con la necessità di trovare un alloggio.

Per venire incontro a questa esigenza è nato un progetto particolare che abbina altri tipi di bisogni che tendono a manifestarsi in maniera sempre più crescente: le persone sole.

In particolare le persone meno giovani.

Nasce così il progetto Welcome Home aperto a persone over 65 disposte ad offrire alloggio o semplicemente la disponibilità di utilizzare la propria casa durante i pasti o per momenti di studio e relax, in cambio di piccoli aiuti quotidiani: il supporto all’utilizzo di risorse informatiche, l’accompagnamento presso strutture amministrative, sanitarie, culturali.

Bisogni reali e molto diffusi.

L’università di Pavia, grazie a Regione Lombardia, fornirà un contributo al locatore a copertura parziale dell’affitto.

Ce lo raccontano Loretta e Sebastiano.

 

Le candidature vanno presentate entro il 30 Settembre e sono soggette ad una selezione tesa a verificare idoneità, seguita poi da colloqui conoscitivi e da un breve corso.

Insomma massima scrupolosità che apre anche a una seconda possibilità: il caring.

In questo caso le attività di volontariato degli studenti non sono legate alla coabitazione ma offrono tempo e una buona compagnia, accompagnamento alle attività ricreative e culturali, aiuto con piccole faccende quotidiane e supporto in tutto ciò che occorre.

Tutte le attività previste sono gratuite.
Coordinatrice del progetto: Emanuela Carnaghi.

Tu trovi che sia una iniziativa valida?

SURVEILLANCE PRICING

SURVEILLANCE PRICING

Surveillance pricing può essere tradotto come prezzo di profilazione.

Il surveillance pricing nasce dall’utilizzo dell’algorithmic pricing per applicare il dynamic pricing.

Se il prezzo dinamico è una pratica in vigore da tempo, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale permette di applicarlo su larga scala, calibrando in maniera estremamente mirata.

Come? Attraverso tutte le informazioni che noi quotidianamente mettiamo a disposizione per lo studio dei nostri comportamenti: gusti, ricerche, abitudini e anche capacità di spesa.

Sono i dati personali a fissare i prezzi in base all’importo che un’azienda ritiene che il singolo consumatore sia disposto a spendere.

Massimizzando potenzialmente i profitti.

Quindi, se prima eravamo rassegnati all’idea che il costo dei voli aerei lievitasse in determinate date, ora accade che il costo di un volo possa aumentare soltanto per noi, se lo cerchiamo con urgenza.

Non so tu, ma io più che la legge della domanda e dell’offerta ci vedo il ricatto, esagero?

E mentre i legislatori studiano la possibilità di vietare l’uso di questa pratica, noi continuiamo a non accorgerci che la merce siamo noi.

Galeotta fu la risposta al tweet di un consumatore che si lamentava con la compagnia aerea JetBlue dopo l’aumento spropositato del prezzo del biglietto.

Il cliente in questione necessitava di volare per poter partecipare a un funerale.

Surveillance pricing

La risposta del servizio clienti, successivamente cancellata, oltre alle condoglianze riporta un consiglio:

eliminare i cookies vuotando la cache

oppure

navigare in incognito.

Ne è nata una class action ma la questione a mio parere è ben più inquietante.

Tu cosa pensi di queste esperienze di acquisto personalizzate?

La Federal Trade Commission ha annunciato di aver avviato una consultazione pubblica su una dichiarazione di politica di applicazione relativa alla tariffazione personalizzata.

Il pubblico avrà tempo fino al 18 settembre 2026 per inviare commenti per via elettronica.

Considerando invece la questione dal lato opposto: ti piace mercanteggiare per ottenere prezzi inferiori?
È tua abitudine chiedere sconti?

In effetti per alcuni la contrattazione è imprescindibile, ma così dove stiamo andando?

ISCHIA E IL SUO DOTTORE PAGLIUCHELLA

ISCHIA E IL SUO DOTTORE PAGLIUCHELLA

Innanzitutto desidero ringraziare Laura Mattera Iacono autrice del libro Ischia e il suo Dottore Pagliuchella edito da La valle del tempo per la copia del libro.

Ischia è la “casa” di Laura, e il Dottore Pagliuchella è Agostino Mattera Iacono: suo padre.

Ho amato questo libro.
Tu che mi segui sai che non lo dico spesso, ma stavolta ho avuto l’opportunità di scoprire una storia tanto vera quanto preziosa per ciò che rappresenta.

Abbiamo già conosciuto insieme Laura come traduttrice dei libri di Bergsøe: La pietra cantante e La famiglia fortunata. 

Nel descrivere il Dottore di Ischia, Laura racconta anche sé stessa, con la severità di giudizio di chi ha vissuto con un grande uomo come padre.

Al netto delle divergenze generazionali, c’è molto di Agostino in Laura: l’impegno totale e totalizzante nel compiere al meglio ogni lavoro da svolgere.

Difficilissimo “tradurre” una figura come quella del Dottor Mattera Iacono: il tipo di medico che tutti vorremmo incontrare.

Eppure Laura è riuscita ad essere misurata e spietatamente sincera, lasciando che ciò che suo padre ha fatto parlasse per lui.

Un esempio per tutti e un importante messaggio da tramandare: il desiderio di un uomo che non ha mai smesso di pensare ai giovani.

Ischia e il suo Dottore Pagliuchella, il racconto inizia già dal titolo.

Ischia, le terme, le cure intese come opportunità di studio teso al miglior servizio sanitario e terapeutico possibile.

Ischia, l’isola che si è trasformata negli anni.

Il capitolo che secondo me descrive perfettamente l’emblema del mutamento di Ischia, ma anche delle nostre vite in generale è La spiaggia.

Ti consiglio di scoprirlo e ti consiglio di continuare a seguire Laura attraverso il blog Al tavolo di Amalia. 

Concludo citando un consiglio del Dottor Agostino Mattera Iacono: per aspera ad astra.

PANTALONI KILLER

PANTALONI KILLER

Pantaloni killer? Una definizione un tantino azzardata, un trend, anzi direi più un tormentone.

Mi auguro davvero che questa storia dei pantaloni killer sia diventata virale forse perché qualcosa è sfuggito di mano, come si suol dire.

Pare che sul web si susseguano video e testimonianze fotografiche di ragazze che sono cadute a causa di un particolare modello di pantaloni prodotto da una nota marca.

Come puoi vedere nella foto, si tratta di pantaloni ampi e morbidi, che tutto sembrerebbero tranne che insidiosi.

Io li avrei catalogati come comodi.

Una versione dei famosissimi pantaloni palazzo.

Come non visualizzare immediatamente i particolarissimi look anni 60? Più precisamente erano definiti “pigiama palazzo” proprio perché coordinati a camicie o casacche dello stesso tessuto e colore.

Anche se in realtà il pantalone ampio è forse l’antenato del pantalone classico, in quanto ne è stato precursore in tempi in cui per le donne non era ancora contemplato un abbigliamento che non prevedesse una gonna.

Andando indietro nel tempo possiamo fermarci a Coco Chanel, tanto per citare un grandissimo nome, e ai suoi pantaloni ampi con la vita alta negli anni della guerra: non più solo indumenti per la equitazione o la spiaggia.

Altre icone del look con pantaloni potrebbero essere Marlene Dietrich o Greta Garbo, qui invece trovi alcuni outfit di Katharine Hepburn.

Come mai non si sono mai verificate queste cadute di massa?

Se posso azzardare una ipotesi, un tempo gli abiti erano rigorosamente confezionati su misura, successivamente con l’avvento del prêt-à-porter si adattava se non altro la lunghezza, con l’aiuto di una sarta o anche autonomamente.

Tu sai cucire un orlo?

Può essere che ora sia sdoganato anche il poter calpestare un gambale che cade sotto la scarpa? Chiedo.

Ne esistono di tante fogge e tessuti, ecco una selezione di Vogue.

Dunque cosa può avere di diversamente pericoloso quel modello in particolare?

Mentre aspetto che tu mi dica il tuo parere, concludo raccontando che mio marito mi ha regalato un paio di pantaloni del modello in questione, sono a righine con la baschina e anche i passanti sono ampi, tanto da poter eventualmente utilizzare qualche twilly al posto della cintura.

Speriamo di non cadere … sai che io adoro romanzi gialli e thriller, ma i killer pantaloni anche no 🙂

SAREI IMPAZZITO SE

SAREI IMPAZZITO SE

Sarei impazzito se è lo scritto più recente di Alessandro Depegi.

Ti ho già raccontato di lui: scrittore e blogger quando ho letto il suo libro Tutto Vero. 

Grazie al suo Quarchedundepegi’s Blog è nata una amicizia che mi ha permesso di imparare moltissime cose.

Quarc ha compiuto novanta anni a maggio, direi che solo questo può essere sufficiente a farti capire la quantità di esperienza che ama condividere.

Sulla storia ho imparato più da lui che in tutti gli anni scolastici, Alessandro è anche medico anestesista, e ha svariate competenze maturate in altri ambiti.

Ho letto Sarei impazzito se che vede la collaborazione di due Fugadapolisti, assorbendo l’importanza di essere considerati individui e non casi, o peggio: numeri.

Se c’è una certezza al mondo risiede nella diversità: tanto quanto trovo essenziale l’uguaglianza sul piano dei diritti, altrettanto credo che non siamo soltanto carne e sangue, non siamo eserciti di cloni, ma micromondi di cellule che prendono caratteristiche del tutto personali.

L’immagine riassume la storia di Alessandro e di sua moglie, ma rappresenta bene quante diramazioni e diversificazioni possono sussistere a seguito di singoli eventi.

Al centro: un cuore.

Alessandro Depegi definisce Sarei impazzito se un “libretto” e desidera che venga divulgato, per chi ancora non conosce Quarc, lo trova qui. 

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