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Nuove regole per l’Oscar: notizia che occupa moltissimi titoli e testate.

Credo sia inutile spiegare ulteriormente, ormai è noto a chiunque che a partire dal 2024 per poter aspirare alla vittoria della prestigiosa statuetta della Academy of Motion Pictures Arts and Science, il cast, così come il personale di produzione, dovranno INCLUDERE persone appartenenti a determinate “categorie”.

Volendo rimanere su un tono ironico, verrebbe da chiedersi se il passato da direttore di casting del presidente della Academy Rubin possa aver influito, ma il sorriso immediatamente si smorza e non so tu, ma io mi sento più sulla lunghezza d’onda di Kirstie Alley che ha definito questa decisione “Orwelliana”.

Personalmente questo concetto delle categorie non mi appartiene a partire dalle famigerate “quote rosa”.

Per me la inclusione non deve avvenire per regolamento, e comunque c’è una distinzione tra meritare una determinata posizione o ottenerla per decreto, cosa che risulta ancor più discriminante a mio avviso.

É il pensiero comune che si deve evolvere, la concezione stessa di diversità non come estraneità ma come valore aggiunto, come libertà.

Comprendere nel senso di contenere in sé, abbracciare, racchiudere, accogliere spiritualmente, piuttosto che includere in un numero, in una serie, in un elenco.

Inserire come clausola la presenza di persone definendole come APPARTENENTI A UNA CATEGORIA non è essa stessa una discriminazione?

Nel momento in cui si definisce una persona secondo le proprie origini, secondo la propria natura o secondo il proprio orientamento, non si crea una suddivisione che invece non dovrebbe esistere?

Non dovremmo tutti pensare a qualcuno semplicemente ADATTO AL RUOLO O ALL’INCARICO, punto?

Io non vorrei essere una quota rosa, meglio il giallo luce, o qualcosa di verde, come la speranza.

 

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