Ma i fiori non erano sinonimo di gentilezza?
Nella settimana che precede Ognissanti evidentemente la loro bellezza non basta a ingentilire gli animi di fioristi e fiorai.
Mi è capitato sia di trovare chiuso il solito negozio nel quale vado da un po’ di tempo, sia di essere accettata di malavoglia in un altro.
Sulla vetrina chiusa del primo fiorista c’era un cartello con scritto “chiuso lunedì e martedì pomeriggio – per servizi funebri si accettano prenotazioni entro il 24 ottobre.”
La porta del secondo fiorista invece era aperta ma “abbiamo troppo da fare, non ce la caviamo più, lei è l’ultima poi basta non entra più nessuno, guardi quanti vasi abbiamo da preparare, quei fiori sono già venduti …”
Il crescendo di litanie è proseguito fino al culmine: sono stata presa per un braccio, signora venga non sono esaurita, guardi guardi …
Io in silenzio.
Nemmeno keep calm sono riuscita a dire, talmente ero costernata, volevo solo comprare dei fiori.
Dico spesso che mi sento aliena in questo mondo, ma cosa ci è successo?
Ricordo con affetto la fiorista del paese dove sono nata e di quando andavo nel suo negozio con mia mamma. Sempre sorridente, sempre con una serie di proposte, sempre con un’idea in più.
Eppure conduceva il negozio da sola, e anche lei aveva un figlio piccolo come lo ero io.
Tutto questo mi ha portato a pensare al linguaggio dei fiori.
Il fiore di caffè rappresenta vitalità, energia, anche forza, proprio perché le piante di caffè crescono persino in ambienti difficoltosi e diversi dall’habitat naturale.
Impossibile non pensare a Karen Blixen e alla Sua Africa.
Ma torniamo al linguaggio dei fiori, Hanakotoba 花言葉 in giapponese, qual è il tuo fiore preferito?



