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Ninnini, un nome quasi onomatopeico, un bambino, il personaggio raccontato da Keyofeye che ringrazio per il libro.
Keyofeye è anche autore del blog Coulelavie.
Eleonora ha descritto Ninnini tra le sue Le1000e1recensione, come sempre se clicchi sul grassetto approdi direttamente alla lettura.
Io con il caffè di oggi vorrei chiacchierare di alcuni messaggi che mi hanno particolarmente colpita.
In primis: l’ironia.
Come sai, ammiro molto chi ha la capacità di far ridere con intelligenza.
Il mondo di Ninnini fin dalle prime righe introduce il lettore in una dimensione umoristica che parte immediatamente scardinando un “mostro sacro” tra i classici per ragazzi.
Dopodiché il varco è aperto e quindi anche un concetto come l’anarchia si spoglia di qualsiasi sovrastruttura.
Ti è mai capitato di trovarti in difficoltà nel dover spiegare qualcosa a un bambino?
Ninnini potrebbe essere una chiave.
L’ironia è sempre una chiave, così come lo è la semplicità.
Ninnini è la rappresentazione plastica della della svogliatezza e ci dimostra l’attitudine che conduce a qualsiasi tipo di scusa pur di non fare.
Per contro la sua immaginazione è instancabile e in realtà i personaggi che crea sono “Ansiosi di dirimere le questioni in cui il Male attenta alla Libertà e alla Giustezza delle cose.”
Che dire? Più Ninnini per tutti.
Personalmente mi sono identificata nel momento in cui, raggiunto il punteggio record al videogioco, un bug del sistema non gli permette di registrare il nome.
A volte io la chiamo la mia sindrome di Wyll Coyote, ma la maggior parte delle persone la chiama sf ortuna.
Una cosa che Ninnini mi insegna è togliere l’acqua ai cactus sennò potrebbero morire infatti io purtroppo ho ucciso il cactus regalatomi da Luciana nonostante ci tenessi da matti, o forse proprio per quello.
SuperERRORI anche questi 🙂
Ma tutti possiamo crescere, a partire proprio da Ninnini che non vuole ancora bere il caffè perché è roba da grandi 🙂




Innanzi tutto ti dico che hai indovinato il film, come sempre. Sei bravissima! Poi due cose: anche io ho ucciso un cactus, perché gli ho dato poca acqua… L’altra cosa è che io da piccola volevo bere il caffè come i grandi, e mia mamma mi faceva una tazzina con l’orzoro e un sacco di zucchero. Non hai idea di quanto mi sentissi grande a bere anch’io il caffè!
GRAZIE di cuore Raffa!
Bravissima casomai sei tu, sia nel creare i tuoi indovinelli imperdibili, sia nello scrivere recensioni tanto accurate quanto emozionanti.
Sai che mi consoli? Questa cosa del cactus è un cruccio che mi porto dietro da tanto, senza mai considerare che anche poca acqua può uccidere …
Ti immagino bambina che desidera il caffè.
In effetti questo tuo ricordo descrive perfettamente una sfaccettatura simbolica del caffè.
Anche io mi sono sentita grande la prima volta che lo ho bevuto.
Quasi una sorta di rito di passaggio, visto che ce lo ricordiamo bene 🙂
Giordano in questo libro ha creato un personaggio in cui è super facile riconoscersi: le mille avventure e disavventure che questo bambino vive sono divertentissime, 😄.
Chi da bambino non ha vissuto un evento vedendolo come un’avventura? Ed è proprio questo il bello di questi racconti: ogni cosa che Ninnini vive la vive come un’avventura e la purezza di un bambino.
Mi unisco a te gridando: “Più Ninnini per tutti!”, 😃!
Uh Eleonora che ricordi mi stai sbloccando!!
Eventi vissuti come avventure da bambini <3
Io in effetti ero persino spericolata, col senno di poi direi che ero inconsapevole dei pericoli.
Era quando ancora avevo speranza e fiducia nel futuro.
GRAZIE di cuore.
Dovevi essere una tipetta vispa allora, 😄: ma il bello dell’essere bambini è anche questo essere spericolati e un po’ incoscienti dei pericoli. Le cadute mentre si gioca, ad esempio, a palla, le sbucciature delle ginocchia, i graffi correndo magari in mezzo ai prati dimostrano che un bambino non è stato messo sotto una “campana di vetro”, non è stato fatto crescere con la paura di beccarsi malattie solo perché ci si è sporcati con un po’ di terra. Al contrario, sono la dimostrazione che un bambino è cresciuto libero dalle ansie degli adulti, libero di giocare e divertirsi.
Oggi i bambini non giocano più nei cortili, non si sporcano più con la terra, non fanno più delle belle partite a palla, ecc: già da piccolissimi i genitori gli mettono davanti uno schermo per tenerseli buoni… ma che infanzia è? Io sono una Millennial e ricordo ancora i giochi in cortile dopo i compiti o durante le vacanze, le corse in bicicletta (e a volte ci si scontrava, soprattutto quando si giocava a “nascondino al buio”), le partite a palla, il rincorrersi o l’arrampicarsi sugli alberi, ecc.
Non cambierei per nulla al mondo la mia infanzia fatta di giochi con un’infanzia come quella che vivono i bambini di oggi.
Grazie a te Claudia, e grazie per aver inserito la mia recensione all’interno del tuo post, 🙏.
Cara Eleonora tu sottolinei un aspetto importantissimo e io sono d’accordo con te.
Noi imparavamo presto cos’è una sbucciatura di un ginocchio, uno “spelo” come lo chiamavamo noi, un graffio, una “puntura” di ortica.
Trascorrevamo i pomeriggi al sole e all’aria aperta, in cortili magari di terra quindi polvere in estate e fango in primavera e in autunno.
Giocavamo a palla, giravamo in bicicletta, esploravamo, sperimentavamo.
Fino a una certa ora la televisione non trasmetteva nessun programma.
Abbiamo visto libellule e lucciole.
Non dovevamo aspettare le gite didattiche per vedere gli animali da cortile.
Nel mio giardino c’era un meraviglioso salice piangente, io mi appendevo, ci salivo … ho studiato per prepararmi all’esame di quinta elementare sopra al salice.
Ora non ci sono più cortili, non ci sono più alberi e in effetti non ci sono nemmeno più esami.
I bambini spesso hanno tutto eppure in molti casi sono annoiatissimi e indolenti.
Ancora una volta mi trovo a dire che se esistesse una macchina del tempo correrei indietro a gambe levate.
GRAZIE a te Eleonora, non dirlo nemmeno!!
Bungiorno Claudia. Ho letto “Ninnini” a puntate sul blog di Giordano, ma adesso lo rileggo volentieri. 🙂
Ciao Nadia, pensa che stordita invece io che me le ero perse …
Chissà se prima o poi ce la farò a stare al passo 🙁
Ma intanto non scappano eh… 😘
Che poi usare l’ironia in scrittura non è facile. È più difficile del sarcasmo
Hai ragione Tony!
Non è facile per niente, e chi lo sa fare rimane sempre in equilibrio tra chi la apprezza e chi invece non la capirà.
Beh, a questo punto sono curiosa anch’io di conoscere Ninnini, lo cercherò. In ogni caso, con un nipotino di cinque anni, continuo a stupirmi di come la logica di un bambino, totalmente priva dei nostri schemi mentali, sia di una razionalità ineccepibile … e nello stesso tempo regala momenti d grande divertimento (uscire “non si dice esco, allora si dice uscio)
Paola non so nemmeno dirti quante volte mi ritrovo a ripetere che dovremmo imparare dai bambini.
Il tuo nipotino in effetti dice bene: ragionando in maniera lineare,esco dovrebbe derivare da escire, non uscire.
Lui non sa ancora quanto e come riusciamo sempre a complicare ogni cosa …
Grazie mille dei generosi complimenti e del benevolo riscontro. :)))))
Ninnini incarna forse un po’ tutti i bambini (non solo me da piccolo! :P)…
Benvenuto Giordano e GRAZIE a te!!
Posso dire che eri un simpaticissimo Ninnino?
Hai ragione: tutti i bambini sono un po’ Ninnini.
Lo puoi dire… Quando mi guardo indietro, mi faccio tenerezza da solo! 🙂
🙂
lo stai dicendo a una nostalgica level pro, quindi ti capisco benissimo, e trovo che sia meraviglioso.