BISCOTTI CON PASTA SABLÉ AL CAFFÉ

BISCOTTI CON PASTA SABLÉ AL CAFFÉ

Luciana mi ha chiesto la ricetta e vorrei cogliere l’occasione per ringraziare anche Jaya e Salvo per le loro ricette sulla pasta, e per rispondere a Maria: il Kefir per me ha un buon sapore, ma calcola che io non amo zuccherare … è in effetti acido con una lievissima punta leggermente “alcolica” dunque il consiglio di Jaya di aggiungere frullati di frutta (o semplicemente frutta fresca) o di fare altri tipi di mix usando la fantasia è più che appropriato per chi non è molto per le cose “raw” come me laughing

Ma veniamo alla pasta sablé: la prima volta che ho provato a farla è stato mentre cercavo una ricetta per qualcosa di dolce che fosse senza uova dato che mio padre non poteva mangiarle.

In realtà molte ricette, a partire per esempio da Il cucchiaio d’argento, prevedono le uova nella preparazione, ma a me sembrano perfetti anche così: sablé significa cosparso di sabbia, concetto associabile all’idea di una certa dose di friabilità, altrimenti secondo me viene meno la differenza con la pasta frolla, ma tu correggimi se sbaglio.

Ingredienti:

150 g di farina

100 g di burro

50 g di zucchero

20 g di caffè

un pizzico di sale

Il caffé non dev’essere caldo e puoi anche dosarlo a occhio in base alla consistenza dell’impasto: affinché la pasta ottenuta sia sufficientemente liscia ed elastica.

Il panetto prima di essere lavorato deve riposare in frigorifero per un paio di ore, dopodiché puoi sbizzarrirti con le forme.

Chi ha stampini simpatici?
Ad esempio io ovviamente ho un debole per le ali

Trasferisci sulla carta da forno e cuoci a 180° per circa 18 minuti, da tenere d’occhio e valutare in base anche allo spessore dei biscotti.

Non so tu, io poi intingerei i bordi nel cioccolato fuso oppure accoppierei i biscotti con un generoso strato di Nutella nel mezzo 🙂 troppo? Dai, con il primo caffè ci sta …

PILLOLA ROSSA O PILLOLA BLU?

PILLOLA ROSSA O PILLOLA BLU?

Si usa molto suddividere le generazioni: Millennials, Generazione X, Boomers e così via; nonostante il cammino in comune, ognuna ha una visione particolare su diversi archi di tempo contraddistinti ovviamente dagli accadimenti che li hanno caratterizzati.
Molti di noi forse non avevano mai avuto una esperienza concreta su determinati tipi di emergenze, e la prova generale di panico alla quale stiamo assistendo in questi giorni sicuramente apre vari scenari inediti o perlomeno mai presi in considerazione seriamente.
Si sente e si legge tutto e il contrario di tutto e le domande scoppiano come una incontenibile quantità di chicchi di mais esposta al calore.
Eppure osservo, tu come sempre correggimi se sbaglio, che la maggior parte delle persone continua a rinchiudere le faccende tra i quattro angoli del proprio orticello. Comportamento dal quale ad esempio deriva la corsa a pasta farina e zucchero nei supermercati. Come se avere un tot di scorta nella propria dispensa potesse bastare a chiudere fuori dalla porta tutto il resto.
Domanda: quale può essere il motivo?
Basta davvero lavarsene le mani?
Ma, al di là dello specifico, anche in un contesto di normale routine, non ti sembra che in generale le persone preferiscano non affrontare riflessioni che potrebbero portare a conclusioni scomode o indesiderate?
Inevitabile ricordare la celeberrima esemplificazione del libero arbitrio formato Matrix:

 “Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai.
Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio.
Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.”

Tra le innumerevoli interpretazione e dissertazioni c’è anche l’ipotesi che la blu sia la scelta del dogmatico, ma io vorrei rimanere al concetto più basico: quanti sceglierebbero la pillola rossa?

 

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