CASCINE

CASCINE

Cascine è stato il nostro appuntamento sabato scorso per il gruppo di lettura di Libri e Caffè a Pavia.

Cascine

Ci eravamo ripromessi di tornare presto al Caffè di Nicoletta e la magia si è ricreata!

Questa volta piacevole scoperta è stata incontrare la scrittrice Aurora Elena Bettio.

Cascine
è edito da Gruppo Albatros Il filo e la prefazione è a cura di Barbara Alberti

Premessa iniziale dell’autrice, nel raccontarsi, è stato dire che il libro è una piccola aurora.

In realtà abbiamo conosciuto una grande Aurora, donna che attraversa il tempo come ponte di unione tra passato e presente, le cui fondamenta poggiano su una solidità familiare costruita con il marito Pino.

Classe 1954, Aurora è mamma, è nonna, ma rimarrà sempre anche figlia, figlia anche della nostra terra, di quella pianura piatta e anonima agli occhi di chi non la conosce a fondo.

Cascine appartiene alla collana Nuove voci e la voce di Aurora, entusiasta, frizzante e a tratti rotta dall’emozione, esprime una connessione con la campagna istintiva, intensa e densa di sensibilità.

Ancor prima di raccontare, l’autrice ha portato dei piccoli simboli, proprio per rappresentare anche visivamente le terre in cui è cresciuta.

CascineCascine

Lo ripeto sempre: io tengo molto alle radici quindi ho immediatamente compreso l’importante messaggio che Aurora diffonde, unitamente alla testimonianza di un’epoca che appare ormai lontanissima.

La tradizione orale che prende corpo tra le parole scritte da una “cascinara,” soprannome affettuoso del marito, che si è innamorata della lettura scoprendo una meravigliosa biblioteca quando era bambina.

Cascine

Potevo non abbracciarla?

Cascine

ECHI DALL’IGNOTO

ECHI DALL’IGNOTO

Echi dall’ignoto è il libro che ho ricevuto nell’ambito della fiera dei libri online di Manuale di Mari.

Ringrazio l’autore: Cristiano Venturelli per la cortesia.

L’antologia Echi dall’ignoto è la sua terza opera editoriale.

Cos’è l’ignoto?

Cristiano pone e di pone questa domanda, mettendo l’accento su una citazione di H.Philip Lovecraft:
Il sentimento più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto.

Tu come ti rapporti con il coraggio?

Se ti trovassi di fronte a qualcosa che in genere potrebbe essere definito fenomeno paranormale come reagiresti?
Vorresti scoprire di cosa si tratta veramente oppure fuggiresti a gambe levate?

Rispetto al concetto di ignoto, la tua prima reazione immediatamente istintiva ti porta a considerare qualcosa di oscuro e negativo?

Credi che tutto debba avere una spiegazione logica?

O al contrario secondo te la linea di confine che può portare ad intersecare situazioni quotidiane con ambiti soprannaturali può anche essere sottile?

Ognuno dei protagonisti affronta l’ignoto in modo diverso ma ancor prima ognuno dei protagonisti rappresenta debolezze umane e fallibilità.

Eppure da ogni racconto emergono valori molto importanti, offrendo spunti di riflessione su aspetti ai quali è bene dare eco.Leggendo le note sull’autore traspare l’amore per la figlia, alla quale il libro è dedicato.

Visto che presto sarà il 19 marzo colgo l’occasione per esprimere gratitudine per tutti i papà amorevoli.

ZUCCHERO E ACQUA ROSA NON GUASTÒ MAI ALCUNA COSA

ZUCCHERO E ACQUA ROSA NON GUASTÒ MAI ALCUNA COSA

 

Il detto zucchero e acqua rosa non guastò mai alcuna cosa si usa per indicare gentilezza nei modi in realtà, ma non ho potuto fare a meno di pensare a questo proverbio quando ho scoperto questo ritrovamento incredibile.

Sinceramente sul subito non ci credevo granché ma in effetti è stato comunicato veramente da fonte ufficiale.

Galina Georgievna Fiódorova, una artista-restauritrice del Museo Hermitage di San Pietroburgo, mentre si occupava di un abito della Granduchessa Ksenija Aleksandrovna Romanova Ксения Александровна Романова, ha notato che una delle maniche era stata cucita per qualche motivo, ma il punto era abbastanza leggero, ha quindi deciso di togliere il filo.

A quel punto qualcosa di rosa le è caduto sulla mano, sembrava un sassolino.

Molti hanno parlato di cioccolatino.

Un cioccolatino di nientemeno che 118 anni!

È vero che io ho sempre sostenuto che il cioccolato non può scadere … laughing ma qui saremmo oltre!!

In realtà direi che si tratta piuttosto di una caramella.

Zucchero.

L’onnipresente zucchero.

Longevo anche …

La cosa spiritosa è che Ksenija ha dato un morso e poi, non sapendo come liberarsene, si suppone che abbia nascosto la caramella nella manica.

Ma c’è qualcosa di ancora più assurdo: Galina ha dichiarato di aver avuto l’istinto di … assaggiarlo!!

Ecco come si è resa conto del sapore dolce.

Probabilmente si sono innescati alcuni antichi istinti

I neonati in effetti studiano ciò che capita loro tra le mani portandolo alla bocca, ma sinceramente io non avrei mai l’istinto di “assaggiare” un oggetto non identificato.

Tu?

Lo so, è incredibile, eppure qui trovi il video pubblicato sul profilo ufficiale del museo.

Galina e Nina Ivanovna Tarasova, curatrice del fondo costumi del Dipartimento di Storia della Cultura Russa, parlano del restauro dell’abito creato per il famoso ballo in costume del 1903 e spiegano la scoperta inaspettata.

Una delle maniche è stata cucita per qualche motivo, ma il punto era abbastanza leggero e la restauratrice ha deciso di togliere il filo …

So che è una notizia who cares del genere più estremo, ma proprio per la sua assurdità ho pensato che andasse raccontata, soprattutto per capire, ti è mai capitato di nascondere del cibo in maniera inconsueta? Che so una fetta di salame in tasca, un panino nel gambale …

E nella manica cosa potresti avere?

Meglio i classici “assi” forse, o no?

PETROV

PETROV

Stanislav Evgrafovič Petrov: non tutti conoscono questo nome, eppure è il nome di un uomo al quale dovrebbe andare gratitudine universale.

Era il 1983, anno in cui ARPANET ha adottato il protocollo TCP/IP che è diventato la moderna Internet, anno in cui Microsoft rilascia la prima versione di Word per MS-DOS, ma anche anno in cui Reagan pronuncia il famoso discorso che avvia l’Iniziativa di Difesa Strategica: SDI, più comunemente conosciuta come “scudo spaziale” che alcuni mass media hanno anche ribattezzato Star Wars – Guerre Stellari.

Un discorso basato sulla necessità di fronteggiare un eventuale attacco nucleare da parte dell’Unione Sovietica che si concludeva così:
miei concittadini americani, stasera stiamo lanciando uno sforzo che contiene la promessa di cambiare il corso della storia umana. Ci saranno rischi e i risultati richiedono tempo. Ma credo che possiamo farcela. Mentre varchiamo questa soglia, chiedo le vostre preghiere e il vostro sostegno.

Dall’altra parte del mondo, allo stesso modo, erano pronti ad intercettare qualsiasi missile attraverso il sistema satellitare OKO, implementato con un nuovo software: Krokus (che nella mia mente visualizzo come un fiore).

Come se non bastasse la tensione creata da Reagan nel definire la Russia “impero del male,” il primo settembre un Boeing partito da New York con destinazione Seul viene abbattuto per “sconfinamento nello spazio aereo sovietico.”

In questo clima di preallarme estremo, si arriva al 26 settembre, giorno iniziato da soli quattordici minuti quando accade qualcosa che potrebbe provocare una terribile reazione a catena.

Davanti al monitor nella base Serpukhov 15 c’è un analista, chiamato a sostituire un collega, quando il sistema segnala un missile e tutti gli allarmi iniziano a suonare.

Nei minuti successivi cala l’angoscia insieme ad altri quattro segnali per un totale di cinque missili diretti verso l’Unione Sovietica.

Tu cosa avresti fatto? Come avresti reagito?

Per nostra fortuna Stanislav Petrov ha saputo mantenere la calma e soprattutto ha deciso di seguire il suo istinto, evitando di far partire una chiamata che si sarebbe rivelata fatale.

La verifica sui radar infatti non rileva alcunché e poco prima del previsto impatto Krokus cancella i segnali, riprendendo il suo normale funzionamento.

Krokus forse era più sensibile alla Natura che alla tecnologia dato che i successivi accertamenti hanno rivelato la causa “dell’abbaglio:” i riflessi di luce dei raggi solari sulle nuvole.

Molnija: Молния in russo significa fulmine ed è il nome che è stato dato a una serie di satelliti, che sono stati lanciati in un’orbita altamente ellittica per consentire loro di raggiungere le regioni dell’estremo nord del Paese.

Questi satelliti quel 26 settembre si trovano allineati al sole e alla terra sulla quale i raggi cadono perpendicolari per l’equinozio e ciò causa l’inganno, tanto da passare alla storia come Incidente dell’Equinozio di Autuno.

Il destino ha voluto “allineare” anche Petrov, che non avrebbe dovuto essere in servizio.

In un’intervista rilasciata a Time, Petrov dice: “se avessi inviato il mio rapporto su per la catena di comando, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.”

Io però vorrei mostrarti queste brevi dichiarazioni alla BBC

Più che dalle parole sono stata colpita dalle immagini.

Un uomo semplice.
Pochissime cose.
Le sigarette uniche compagne.
E quei tre libri.

Non riesco a cancellare dalla mente l’immagine di quei libri: invecchiati come lui, sottili, ingialliti, sdraiati, solitari.

Non potendo leggerli cerco di leggere sul suo volto l’umanità.
La capacità di comprendere l’eventualità dell’errore, di contemplare la fallibilità, di accettare il dubbio e di seguire l’istinto.

E spero di poter imparare.

Sulla storia di Stanislav Petrov è stato girato anche un film: L’uomo che salvò il mondo 

Tu lo hai mai visto?

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