MONEY ROAD tentazione caffè

MONEY ROAD tentazione caffè

Money Road tentazione caffè = 150 euro

Abbiamo chiacchierato a proposito del prezzo del caffè, soffermadoci sui rincari più o meno significativi.

Abbiamo commentato il caffè con foglia oro servito a Dubai.

Ora a quanto pare il caffè rappresenta una tentazione piuttosto costosa.

Hai avuto modo di seguire il nuovo programma Money Road?

Io in realtà sono capitata per caso mentre veniva trasmessa una replica in chiaro ad un orario diciamo non proprio prime time.

Inizialmente mi ha colpita perché tempo fa avevo risposto a un sondaggio su una rosa di nomi per un nuovo format.

Ti ho già raccontato che partecipo a sondaggi e prove ebbene senza divulgare i dettagli, il programma in questione era proprio l’ultimo prodotto Sky sulle tentazioni.

Dodici persone devono affrontare un trekking piuttosto estremo e spartano nella giungla per vincere un montepremi di gruppo ma durante il cammino incontrano tentazioni molto costose il cui prezzo viene pagato da tutti.

Una di queste tentazioni è proprio il caffè!

Certo, il caffè nella giungla è paragonabile a un miraggio, ma tu accetteresti di pagarlo 150 euro con i soldi che condividi con altre undici persone?

Money Road tentazione caffè

Tentazione o sacrificio, comunione o egoismo, condivisione o prevaricazione?

Quanto può essere importante un caffè?

Ovviamente questa domanda è una provocazione, e ovviamente anche il casting dei partecipanti è stato fatto in modo da rappresentare uno spaccato di quella massa disomogenea che rappresenta la gente attualmente.

Chiunque potrebbe quindi riconoscere il genere simile a qualche collega, o vedere il tipo che rispecchia una certa fetta di vicinato.

Secondo te possiamo trasporre la giungla, il gruppo, le tentazioni in una metafora non velata e forse anche banale?

Tu come ti rapporti alle altre persone?

Avresti ceduto alla tentazione caffè?

 

LA PIETRA CANTANTE

LA PIETRA CANTANTE

Io ringrazio tantissimo Laura che ha immediatamente esaudito il desiderio che avevo espresso, facendomi scoprire La Pietra cantante

Opere da tre soldi per quattro gatti” potevo non innamorarmi immediatamente di questa collana?

IMAGAENARIA è una libreria alla vecchia maniera, come sempre meno se ne trovano in Italiala presentazione sembra l’inizio di una fiaba e io sinceramente ancora mi incanto quando leggo queste cose e mi sento grata per il prezioso recupero di opere ingiustamente dimenticate della letteratura di ogni tempo e paese.

Vilhelm Bergsøe che ho scoperto frequentatore del Caffè Greco a Roma in quanto membro del Circolo Scandinavo era uno zoologo e nel suo libro appare del tutto evidente una minuziosa e dedicata attenzione alla Natura in tutti i suoi aspetti.

Mentre leggevo, non ho mai smesso di immaginare Laura intenta nel suo lavoro di traduzione: che non deve essere stato per nulla facile e per il quale non posso che farle infiniti complimenti.

Non so tu, ma io molto spesso, leggendo libri di autori stranieri, non mi soffermo sufficientemente sulla portata del lavoro di coloro che traducono, che riveste indubbiamente un ruolo essenziale.

È tutt’altro che semplice infatti ricreare le stesse atmosfere che l’autore genera con il suo modo di scrivere del tutto personale e tenere fede allo stile di scrittura originale.

La scrittura è pittura della voce.

Credo che questa frase di Voltaire racchiuda l’essenza di quale livello debba raggiungere la competenza necessaria per tradurre la “pittura” in un’altra lingua.

Tra l’altro La Pietra cantante è ricchissimo di descrizioni dettagliate dell’ambiente e della vegetazione, con nomi di piante che io ad esempio nemmeno conoscevo.

Un libro che ha il potere di trasportare il lettore sullo stesso cammino alla scoperta di una parte dell’isola di Ischia nota solo a coloro che lì sono nati, e che si sono tramandati le storie dei loro avi.

Una esplorazione nella natura, ma anche nel tempo, tra le leggende che io amo particolarmente e che ricongiungono fenomeni naturali alla storia vissuta dalla gente, in una immersione completa nell’atmosfera magica del luogo.

Ovviamente non voglio svelare completamente l’identità della Pietra cantante per non rovinarti il piacere della scoperta, che ti consiglio di non perdere.

Riconfermo piuttosto la mia massima stima a Laura.
Ancora e ancora grazie!

IN CAMMINO SULLA VIA FRANCIGENA

IN CAMMINO SULLA VIA FRANCIGENA

Come spesso accade, Monica mi segnala una bella storia, stavolta però non scritta su un libro: è la storia di Cindy Nanette e Mina ed è soltanto all’inizio.

Sono partite da Pontarlier il 10 Settembre e hanno in progetto di arrivare a Roma per Natale.

In questi giorni sono in Lomellina: oggi in particolare a Mortara, dopo aver fatto tappa ieri a Robbio

Io che sono stata una bambina diciamo … un pochino prima laughing ho immediatamente pensato a Remi, Joli Coeur, Capi e Zerbino, ma al di là dell’immagine poetica trovo davvero importante il messaggio che racchiude il mettersi in cammino ora.

Da quando è stata dichiarata Itinerario Culturale la Via Francigena ha assunto una ulteriore veste oltre a quella spirituale e si sono moltiplicate iniziative connessioni e contatti, grazie anche alla rete web che offre un valido supporto di sottofondo.

Quello che mi ha colpita però è il particolare “momento storico”: mentre tutti chiudono, mentre sorgono barriere più o meno visibili, Cindy Chopard si mette in cammino, affidandosi al buon cuore delle persone, e all’ospitalità.

Non di secondaria importanza l’obiettivo di raggiungere la meta per Natale. Curiosa coincidenza: avevo sottolineato il countdown a meno 100 esattamente un mese fa.

Ma siccome lo scenario cambia di giorno in giorno, forse mai come ora stiamo tutti vivendo nell’incertezza di cosa ci riserveranno questo Autunno, che ci sta presentando i suoi primi freddi, e il prossimo Inverno.

Dunque ognuno ha davanti una sorta di cammino fatto di passi diversi, da compiere più o meno metaforicamente, durante il quale potremo magari seguire qualche altra tappa di Cindy e delle sue compagne di viaggio.

NON È IL CAMMINO CHE È DIFFICILE, È IL DIFFICILE CHE È CAMMINO.  Sören Kierkegaard

NON È IL CAMMINO CHE È DIFFICILE, È IL DIFFICILE CHE È CAMMINO. Sören Kierkegaard

Non è il cammino che è difficile, è il difficile che è cammino.
Ti è mai capitato di perderti? Non è stata una occasione per camminare?

Per me è stato così: una occasione per camminare e per pensare.
Mi sono ritrovata ad associare proprio il concetto di sentiero al progredire nella vita.

Ringrazio moltissimo Gabriella per il commento con la citazione di Blaga Dimitrova:
“Nessuna paura che mi calpestino, l’erba, calpestata, diventa sentiero”.

Non la conoscevo ma mi ha subito colpita moltissimo.
L’idea di soccombere pur di diventare sentiero.
Un nuovo sentiero, in particolare.

Già perché in effetti le strade già battute, sembrano portarci a peggioramenti e impoverimenti, non so tu ma io mi sento un po’ persa nella selva oscura. Nonostante il proverbio che ci dicevano i nostri nonni un po’ come monito negativo:
Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova.

Loro però di strada in avanti ne avevano fatta, e avevano la saggezza del loro vissuto.

Noi invece stiamo regredendo, ci lasciamo calpestare senza opporre resistenza proprio come erba, ma non sappiamo formare un sentiero che ci porti a condizioni migliori, ad una evoluzione nel senso umano, ad un benessere non schiavo di imperativi economici ormai globali.

Vale sempre anche il concetto di Stregatto:
Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.

“Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
“Dove vuoi andare?”
“Non lo so”, rispose Alice.
“Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza“.

Non sappiamo dove vogliamo andare. O meglio: più che non saperlo, non lo vogliamo fino in fondo. Sbaglio?

Non siamo, secondo te, quasi sul punto di non ritorno, incapaci di accettare che le cose dovranno cambiare, e dovranno cambiare molto, e che la concezione che avevamo del futuro si è dissolta come una bolla di sapone?

La meta non è scomparsa, è più difficile da raggiungere.
E noi forse dobbiamo prima ritrovarci nelle scarpe che abbiamo a disposizione, molto strette, troppo scomode e di brevissima durata.

 

FORSE NON SBAGLIA CHI FA CASTELLI IN ARIA

FORSE NON SBAGLIA CHI FA CASTELLI IN ARIA

 

Abbiamo avuto prova di come la nostra consuetudine possa crollare facilmente come un castello di carte.
Tu avevi avuto modo di rifletterci in questi termini?
In un soffio il quotidiano è passato dall’essere routine in qualche caso anche oggetto di lamentela, all’essere una preziosa certezza che rivorremmo.
In questo, credo possiamo dire di essere accomunati a livello globale, sebbene ognuno abbia la propria storia, ognuno percorra il proprio cammino, e ognuno abbia le proprie abitudini.
Abitudini che per qualcuno erano forse diventate mattoni pesanti come la assuefazione, per altri invece modulabili e sfuggenti come sabbia, oppure, proprio come nella favola delle tre case, costruite con le carte.
Carte che dicono chi siamo come documenti o badges, carte che ci inquadrano, ci consentono accessi, ci conducono, ci regolamentano, ci finanziano: tessere, biglietti, mappe, contratti, banconote.
Carte che rappresentano le nostre azioni, il nostro vivere.
Carte che noi accumuliamo, carte che teniamo in equilibrio.
O equilibri che tengono in piedi noi.
Tecnicamente per costruire un castello le carte troppo nuove o perfette scivolano: ne occorrono di “vissute”.
Carte che abbiano giocato, carte che siano state tenute tra le mani. Mani che devono essere ferme.
Mani che però non potranno mai stringere, perché l’equilibrio non si può tenere in pugno.
E mai come ora ne abbiamo avuto una concreta e inquietante prova.
La domanda è: cosa impariamo esattamente da questa dimostrazione?
Chi o cosa ha veramente potere su così tanti “castelli” e come abbiamo potuto lasciare che cadessero nella maniera repentina alla quale abbiamo assistito?
Ora abbiamo meno carte a disposizione per ricostruire, e dovremo adottare “consuetudini” diverse, che non saranno scelte.
O forse dovremmo cogliere l’occasione per imparare a mettere in discussione, a farci domande, a prendere in considerazione tutte le ipotesi, sempre.
Nelle Operette Morali Giacomo Leopardi chiede:
“… perché qualsivoglia consuetudine, quantunque corrotta e pessima, difficilmente si discerne dalla natura?”
La risposta parrebbe poter essere di Erasmo da Rotterdam:
“Non esiste pratica, per quanto infame, per quanto atroce, che non si imponga, se ha la consuetudine dalla sua parte.”
Consuetudine oltre che modo costante di procedere è anche fonte di diritto, la fonte non scritta per eccellenza che consta di due elementi: uno di tipo materiale cioè la reiterazione di un determinato comportamento da parte di una collettività; l’altro, di tipo soggettivo ancorché oggettivamente verificabile, è invece la convinzione diffusa che quel comportamento sia, non solo moralmente o socialmente, ma giuridicamente obbligatorio.
Dunque dovremmo considerare di ricostruire su basi per alcuni versi inconsuete e di ripartire prima di tutto dalla consapevolezza di quale sia la vera essenza importante del nostro vivere.

 

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