CI VEDIAMO UN GIORNO DI QUESTI

CI VEDIAMO UN GIORNO DI QUESTI

 

Ci vediamo un giorno di questi … quanto ricorre questa frase nella vita?
Alcune volte accade puntualmente, altre meno …

Anche per questo libro devo ringraziare Monica e dato che il tema è l’Amicizia, di quelle per le quali persino il termine sorellanza diventa riduttivo, le dedico un GRAZIE speciale con abbraccio incorporato.

La sensazione iniziale mi aveva prefigurato una storia molto più leggera, invece a ritmo incessante si incontrano e scontrano ostacoli di quelli che tagliano le gambe e nessuno ne è esentato.

Infatti la frase che io ho appuntato arriva alla fine di un dialogo: “… per esperienza, i casini per loro natura amano sommarsi.”

Nella sua lapidaria semplicità per quanto mi riguarda non fa una piega, purtroppo.

Ma mi piacerebbe che tu mi dicessi che per te non è così perché ne sarei davvero felice.

Così come sono stata felice per la visione positiva che il libro offre dopo un’esperienza brutalmente tragica, come sa essere la vita stessa.

Nel mio caso non è stato così, ma è bello e giusto riuscire a pensare diversamente.

Personalmente apprezzo sempre anche la quota di scenari edulcorati dato che brutture e iatture abbondano comunque nel quotidiano.

All’interno del suo sito internet Federica Bosco ha tenuto un blog, fino al 2017.

Leggerlo ha posto l’accento sulla sua ironia, che ho sicuramente apprezzato, in particolare a me è piaciuto il suo post “L’ipersensibilità è il mio superpotere.”

E non so come sono finita ad immaginarmi tipo Red Guardianlaughing cioè alternativa, fuori tempo, fuori sincrono e anche fuori forma.

Però per darmi un tono passo all’azione e rubo il titolo: Ci vediamo un giorno di questi … per un caffè?

greenAPES e APE Alliance

greenAPES e APE Alliance

Recentemente ho ricevuto la newsletter di greenAPES con la bella notizia che anche le città di Parma e Prato si sono unite alla giungla!

Conosci già questo social sulla sostenibilità ambientale?
Nel caso tu sia una “scimmia” magari vorrai raccontarmi la tua esperienza, diversamente ti consiglio di esplorare qui perché si possono cogliere spunti interessanti.

Questo simpatico video esprime il concetto base che parte dall’idea dei primati: noi.

In quanto tali dovremmo avere a cuore le sorti del pianeta evolvendoci in green … tenendo sempre presente che nessuno è infallibile e dunque a volte magari il risultato non è perfetto … ma ci si prova!

E anche in questo caso la condivisione è una carta vincente.
Talmente vincente da concretizzarsi in vincita: i
 premi si ottengono attraverso la conversione delle famigerate bankonuts, ovvero codici sconto e coupon utilizzabili presso partner sostenibili in città.

greenAPES è supportato dal progetto europeo Chest (Collective enHanced Environment for Social Tasks) ma nasce a Firenze: grazie a Gregory Eve CEO e co-fondatore insieme a Francesco Zingales, Renato Orsato e Giovanni Bajo.

Gregory Eve: laurea in ingegneria ambientale, presso l’Università di Firenze, e Master Environmental Management presso la Lund University in collaborazione con la quale nel 2011 ha organizzato il Green2bee Sustainability World tour.

Ho trovato questo video: AlexanderPlatz, calcola che risale a dieci anni fa … ad un certo punto per l’allegria mi hanno fatto pensare a “O’Malley and the Alley Cats” per noi Scat Cat band de Gli Aristogatti …

(posso aprire una parentesi WHO CARES? Tu lo sai che la voce originale di Scat-Cat apparteneva a Scatman Crothers alias Dick Halloran di Shining?) 

ovviamente manco a dirlo la lingua italiana non è rappresentata …

E mentre cercavo rappresentanze formato caffè mi sono imbattuta in una ulteriore scimmia verde: Green Ape Coffee che fa parte della Ape Alliance: una coalizione internazionale di organizzazioni e individui, che lavora per la conservazione e il benessere delle scimmie e per le foreste pluviali in cui vivono.

Comunque sia: green Ape o Ape alliance, si tratta di iniziative lodevoli.

A questo punto però non posso non citare Dian Fossey: “Ho avuto un contatto meraviglioso, specialmente con lo zio Bert che era un angelo e ha portato l’intero gruppo al mio lato di un ripido burrone che non potevo attraversare per raggiungerli.”

Quando si dice “aver solo da imparare” …

DUBLINO È LA SECONDA CAPITALE PIÙ OSSESSIONATA DAL CAFFÈ

DUBLINO È LA SECONDA CAPITALE PIÙ OSSESSIONATA DAL CAFFÈ

 

Titolo piuttosto bizzarro in effetti, che ovviamente ha attirato la mia attenzione: Irlanda e caffè sulla stessa frase!

Dunque mi perdonerai se sorvolo sia su Amsterdam (al primo posto) sia sul fatto che il calcolo elaborato da Brew Smartly rientra nella categoria WHO CARES estrema, dato che si sono inventati una media tra tre variabili:

Voto medio.
Caffetterie pro capite (per 100.000 persone per tenere conto delle diverse dimensioni della popolazione).
Valore delle importazioni pro capite (USD).

Trovi qui la tabella con la classifica totale.

Insomma per fare una citazione “è un po’ come ballare sulla matematica” ma è pur sempre un motivo per parlare di Dublino e non va sprecato laughing

Così ad esempio colgo l’occasione per segnalarti una imperdibile mostra digitale: The Poetics of Print ovvero la tradizione della stampa irlandese e il suo ruolo nello sviluppo della poesia che trovi sul sito della libreria del Trinity college.

Prenditi il tempo di farci un giro/click perché merita: parlare di Dublino ci ha portato a cose belle anche sui libri.
E se aggiungessi un’altra mia passione?

Al Gaiety Teatre sono in programma nientemeno che James Joyce: The dead – I morti e a seguire, perché no, la prima mondiale di Pomi d’ottone e manici di scopa che però io non so se posso immaginare senza la mitica Angela Landsbury alias Mrs. Jessica Fletcher

 

Non è bello tornare un po’ bambini?
Che poi la magia è anche saper trovare atmosfere e fermare attimi come quelli in questo scatto


Ma torniamo ai coffee shop di Dublino: tra i tanti ne ho scelti tre.

Il primo per il nome: Cloud cafe, ed è superfluo che io ripeta (leggi ri-canti) la frase che adoro della canzone di Carly Simon, vero?

Il secondo perché in maniera del tutto bizzarra ha come simbolo la lavorazione delle calzature, forme di legno e gesti che ho imparato a conoscere e che da mooolti anni a questa parte sono entrati a far parte della mia vita: Shoe Lane.
Senza contare il ricordo meraviglioso che mi suscita la Singer!

Il terzo nasce da un sogno: uno stilosissimo furgoncino vintage che ovviamente invidio, anche se sarebbe bastato il logo: Cocobrew

Il sogno non solo si è realizzato, ma è cresciuto e dal van Cocobrew si è trasferito nel quartiere di Temple bar del quale ti lascio uno sguardo in diretta con la live cam mentre aspetto che mi racconti qualcosa di Dublino tu.

MORNINGS ARE FOR COFFEE AND CONTEMPLATION

MORNINGS ARE FOR COFFEE AND CONTEMPLATION

 

Ovviamente io non potrei non andare pazza per questa scena

 

David Harbour ha una lunga filmografia anche se prima di Stranger Things probabilmente molti nel vederlo avevano quella famosissima sensazione di “l’ho già visto in quale film?”

Indubbiamente Hopper è un personaggio!
E indubbiamente il passo da Hopper a Alexei Shostakov alias Red Guardian è un po’ caricaturale rispetto alle caratteristiche che hanno reso Hop così amato.

Riguardo a Black Widow citerei soprattutto la cover di Smells like teen spirit

 

E a proposito di cover: David Harbour ha proposto American Pie in una delle scene iniziali per dare maggior spessore emotivamente coinvolgente al suo personaggio.
Bella mossa.

Ma soprattutto mi è piaciuta tantissimo questa visita nella sua casa di Manhattan

 

Libri e libri tra i quali ha tenuto a mostrare due copie di Don Chischotte.

E poi chitarre, piante, e il ricordo del “Shakespeare in the park” a New York con Meryl nei panni di Giulietta e Kevin Kline come Romeo che non posso credere di essermi persa finora!

Tu lo sapevi?
Guarda qui cosa ho trovato! Per me è come il tesoro di Willy l’orbo!

Da approfondire ASAP!!!

L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE

L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE

Ed eccoci di nuovo a parlare del Premio Strega, anche se in questo caso mancato, nonostante da più parti si siano moltiplicati pronostici e tifoserie in favore del libro L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito Edizioni Bompiani.

Ancora una volta per questa lettura devo ringraziare Monica che dopo avermi raccontato le sue impressioni mi ha detto “però voglio sapere cosa ne pensi tu.”

In primis ho adorato il modo in cui l’autrice si è liberata della formula dialogo/virgolette inserendo anche i discorsi in forma diretta in un unico flusso ininterrotto di parole.

Più che un lago, in effetti un fiume, uno scorrere serrato, una corrente trascinante dalla quale il lettore si lascia condurre pago di una costante assenza di staticità, che al contrario costituisce una preponderante caratteristica del lago.

L’acqua del lago è anche tipicamente fredda, e se da un lato ho davvero ammirato la scrittura, per quanto mi riguarda non sono riuscita ad immergermi.

Ho letto il libro con quella curiosità che accelera la lettura, e per tutto il tempo ho avuto la sensazione che avrei trovato nelle pagine successive qualcosa di oscuro, come le profondità lacustri che lasciano quel perenne senso di inquietudine, ma non è stato così.

O meglio, Giulia Caminito ha descritto la cattiveria nella sua presenza celata ma latente all’interno dell’animo umano. Eppure è come se insieme alla consapevolezza, andasse ricercata anche l’intenzione.

La narrazione in prima persona non svela mai il nome della protagonista, che apparirà soltanto come firma ad una lettera, e allo stesso modo cela l’io profondo, che tanto quanto il presepe subacqueo, giace sommerso manifestandosi soltanto in alcuni momenti che però rimangono sospesi, tronchi come moli che forniscono solo lo slancio per tuffarsi.

Non ci sono mai conseguenze, tutto scorre, tutto procede nell’indifferenza.

Per cui alla fine io mi paragono ai “limoni abbandonati fuori dal cancello” (citazione dal libro) … chiedendomi se non fosse questo il vero intento.

Ti consiglio anche la valutazione “pro e contro” di Matavitatau che parte dall’analisi delle note finali.

Leggendo le note però il mio pensiero ha deviato un po’ la rotta per focalizzarsi principalmente su un tema che mi sta molto a cuore, e che riconduce al personaggio che in me ha suscitato maggiore empatia: Iris.

Se hai già letto, o leggerai il libro, ne capirai sicuramente il motivo. Aspetto dunque di sapere come trovi tu l’acqua del lago.

Curiosa coincidenza: proprio del lungolago di Anguillara mi aveva parlato Loredana regalandomi anche la foto della sua tazzina di caffè che in caso ritrovi qui

Sentiti pure libera/o di mandarmi la tua tazzina preferita quando vuoi: mi farà piacere condividere altri bei viaggi di tazzina in tazzina …

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