Prima ancora di capire cosa fosse Coachella io ho cercato di capire come si pronuncia questo nome così curioso.
La dizione corretta viene dalla lingua ispanica perchè Coachella è il nome della valle in cui si è tenuto per la prima volta questo festival musicale: a Indio, in California, presso L’Empire Polo Events.
Coachella Valley Music and Arts Festival nasce nel 1999 in occasione del trentesimo “compleanno” del Festival musicale per eccellenza.
Non occorre specificare il nome, vero? Basta la data: 1969.
In realtà il festival di Coachella viene concepito proprio sul fallimento di Woodstock 1999, tanto catastrofico da essere definito il giorno in cui gli anni 90 sono morti …
Coachella è stato il bisogno di ripartire dall’arte.
E da questa ripartenza i numeri anno dopo anno si sono moltiplicati, fino a trasformarlo in un evento musicale e molto modaiolo.
Coachella è musica, ma Coachella è anche outfit: ho raccolto alcune foto dal web.
Che ne dici?
Ti sentiresti ispirata/o dalla musica tanto da sbizzarrirti con il tuo look?
Ti è mai capitato di partecipare a qualche tipo di evento con dress code o comunque a tema?
Lei è talmente universale e versatile che diventa davvero difficile trovare degli aggettivi adatti.
Dalla canotta bianca sotto l’abitino per Coachella, alla maison blanche E-1027, costruita da Eileen Gray a Roquebrune-Cap-Martin, come testimonial proprio per Le Capucines.
La musica sempre come importante filo conduttore.
Non so tu ma io quando ascolto Urge Overkill Girl you’ll be a woman soon non posso fare a meno di pensare a una scena totalmente iconica …
nel frame della radio vogliamo coglierne una citazione? Ne ri-parleremo 🙂
Rondò Armaniano è una danza immaginaria, composta da linee, luci e colori che vibrano delicatamente, come se fossero rifratti attraverso un prisma.
La collezione Giorgio Armani Privè primavera estate 2023 è una fantasia luminescente in cui gli abiti danzano e brillano.
Proprio come gli interni rococò dei palazzi veneziani, è lo splendore della luce, moltiplicato da straordinari ricami, a creare le sensazioni più preziose.
Rondò Armaniano è una sinfonia di piccole giacche gioiello, gonne lunghe, pantaloni fluidi e tubini che creano silhouette seducenti.
Gorgères e motivi a rombi ispirati a un dipinto di Arlecchino ci portano direttamente al Carnevale di Venezia, ma non solo.
Tutto è leggero, impalpabile e scintillante. Il motivo dei diamanti si espande in passerella, in un dipinto che diventa realtà.
Una realtà che rimane sogno per tanti, eppure io la considero Arte, e come tale la ammiro semplicemente senza avvertire il desiderio di possederla.
Trovo che ogni volta che Giorgio Armani ci propone le sue sfilate, possiamo considerarci tutti più ricchi di bellezza, a prescindere.
E come per magia, ancora Re Giorgio è riuscito a rendere omaggio a qualcosa che ho nel cuore: in questo caso Venezia.
Luciana nel suo tag mi ha scritto “Venezia & Armani: un sogno” descrivendo perfettamente il mio pensiero.
E, tanto per incorniciare … la sfilata si è svolta a Parigi!
Le origini risalgono al 1966, quando Tiffany iniziò a vendere per la prima volta dei portachiavi con l’ormai famosa frase “Please Return to Tiffany & Co. New York.”
Ai portachiavi veniva assegnato un numero di registrazione unico, che assicurava a Tiffany & Co la possibilità di risalire al proprietario qualora le chiavi fossero state smarrite.
Ecco perché restituire a Tiffany: perché il prestigioso negozio della Fifth Avenue avrebbe potuto ricongiungere i dati attraverso un preciso e riservato numero di serie.
Nei cinquanta anni che sono trascorsi, la collezione Return to Tiffany ha lasciato il segno come simbolo della tradizione artigianale, pilastro fondamentale di Tiffany.
Una pubblicità di Tiffany mostrava il regalo perfetto per San Valentino: un cartellino Return to Tiffany a forma di cuore in oro giallo 14 carati, al prezzo di 11 dollari …
Nel corso del tempo, ci sono state varie evoluzioni: nel 1980, Tiffany ha debuttato con il primo gioiello che incorporava la targhetta Return to Tiffany, un ciondolo a forma di cuore in oro giallo su una collana.
La collezione si è ampliata fino a diventare un assortimento di anelli, bracciali e orecchini, ognuno con la propria personalità, tutti incisi con l’emblema che ricorda l’impareggiabile stile Tiffany.
Ti è mai capitato di perdere qualcosa?
Mi piacerebbe che mi raccontassi che lo hai ritrovato o che ti è stato restituito da qualche anima buona.
Secondo l’articolo 928 del Codice Civile la consegna dell’oggetto ritrovato deve essere resa noto per mezzo di pubblicazione per due domeniche successive e deve restare affissa per tre giorni ogni volta.
Sembrano concetti arcaici, ora che qualsiasi tipo di informazione viene diffusa online.
In Giappone hanno un nome particolare per gli oggetti persi o dimenticati: WASUREMONO 忘れ物.
Non lo trovi carino?
Per loro poi la restituzione è una questione importantissima, sono estremamente precisi e accurati.
Le chiavi dunque arrivano molto dopo un oggetto che nel 1966 non esisteva: il cellulare, eppure Tiffany continua a rappresentare un po’ “il cuore di New York.” O no?
Nuova campagna Emporio Armani autunno inverno 2022-2023: ho già detto che mi piace Re Giorgio? Claro que si!
Ho già pubblicato una sfilata Emporio Armani? Claro que si!
Ed è chiaro anche che ho una predilezione particolare per i toni del grigio di Armani e per le sue inconfondibili linee senza tempo, proprio come il taglio dei pantaloni che aprono questo video
Queste immagini mi hanno fatto immediatamente pensare a una delle sequenze che amo da quando ero bambina
Tu come ti vedi?
Hai un amico a quattro zampe che ti somiglia? Come vi siete incontrati? Passeggiate anche voi in simbiosi?
Il fotografo Gerrad Gethings, specializzato in questo tipo di ritratti, ha pubblicato una serie di scatti proprio incentrati su questo concetto.
Un articolo della BBC descrive questo fenomeno denominato canine mini-me basato sugli studi del professor Michael Roy.
Quarantacinque cani e i loro proprietari sono stati fotografati separatamente e ai giudici è stato mostrato un proprietario, il cane di quel proprietario e un altro cane, con il compito di scegliere la vera corrispondenza. I risultati erano coerenti con un resoconto di selezione: gli osservatori sono stati in grado di abbinare solo cani di razza ai loro proprietari e non c’era alcuna relazione tra la capacità di accoppiare una persona con il suo animale domestico e il tempo in cui avevano convissuto. La capacità di abbinare persone e animali domestici non sembrava basarsi su alcun semplice abbinamento di tratti (ad es. taglia o pelosità). I risultati suggeriscono che quando le persone scelgono un animale domestico, ne cercano uno che, a un certo livello, assomigli a loro e quando ottengono un purosangue, ottengono ciò che vogliono.
Cosa pensi in proposito?
Tra i protagonisti del video di Emporio Armani c’è un bassotto tedesco, come il nostro Rocky: i miei genitori lo avevano adottato perché “l’umano” con il quale viveva voleva sbarazzarsene.
Rocky aveva paura di svolgere quello che era il suo “compito” cioè infilarsi nelle tane e per questo motivo veniva picchiato.
Purtroppo gli è rimasta per sempre una estrema diffidenza per le persone, ma con noi era dolcissimo.
Ecco, forse potrei dire che i toni del grigio sono belli solo se si parla di abiti, che ne dici?
E in particolare Matsuzawa Yuko è l’artigiana che per Tsuchiya Kaban ha pensato e realizzato la borsa porta pupazzo di neve!
Il concept di 土屋鞄製造所【TSUCHIYA KABAN】: Nella mente di ogni coscienzioso artigiano di borse in pelle c’è un cassetto immaginario pieno di idee fantasiose per borse che possono essere utilizzate per trasportare cose diverse. Affinando le loro abilità e attingendo dalle conoscenze che apprendono giorno dopo giorno, i nostri artigiani possono realizzare idee di design nelle loro menti.
Va detto che sono riusciti a concretizzarlo in maniera egregia!
Il porta pupazzo di neve nasce con questo pensiero: Scaldata dal vapore che sale da una ciotola di zuppa calda in una fredda mattina,una rapida occhiata fuori dalla finestra coglie un fiocco di neve che va alla deriva, bianco come cotone, l’accogliente vista della prima neve è sempre una piacevole sorpresa. Se solo potessi condividere con qualcuno caro, nel momento in cui cade la prima neve nell’aria...
La famiglia Gucci si è più volte dissociata dal ritratto che il film tratteggia, e non entro nel merito, ma ora finalmente posso dire che Lady Gaga in House of Gucci è veramente credibile, per la visione che ne ho avuto io.
Quindi, riprendendo il discorso su Patrizia Reggiani, a quanto pare la decisione di Lady Germanotta di non incontrarla non ha pregiudicato l’interpretazione, nonostante la Reggiani fosse indispettita.
Ovviamente ho osservato abiti, accessori, e outfit in generale, con particolare interesse sia per i pezzi Gucci, sia per i look anni 80, e devo dire che ho apprezzato il lavoro della costumista Yanti Yates.
Lavoro molto scrupoloso, partito da mesi di studio tra gli archivi della maison Gucci.
In una intervista al New York Times, disponibile in forma integrale su Instagram, Yanti Yates ha dichiarato che Lady Gaga era estremamente coinvolta, anche perché è una indossatrice completa, che sta meravigliosamente bene con tutto, che era estremamente concentrata su come il suo personaggio potesse apparire in un momento particolare e aveva opinioni molto forti su aspetti come i capelli e il trucco.
Ma anche lavoro difficoltoso, sempre secondo le dichiarazioni rilasciate durante l’intervista: la costumista creava le selezioni iniziali e poi lei avrebbe selezionato da lì.
Selezionava Gaga. Pare anche che ci siano stati giorni in cui per lei era “oggi no.”
Del resto lo stesso sito Gucci riporta come dichiarazione iconica di Yanti Yates: “Lady Gaga mi ha detto che in questo film voleva vestirsi come la sua mamma italiana. Per realizzare i suoi look ho potuto attingere sia al suo archivio personale che a quello storico di Gucci.”
Allo stesso tempo però ho questo dubbio che mi rigira in testa, quindi aiutami a capire se la mia percezione mi inganna dato che, effettivamente, nei primi anni 70 non è che fossi proprio nel mondo (se per quello nemmeno ora, ma questa è un altra storia).
Purtroppo non sono riuscita a trovare l’immagine della scena in cui Maurizio Gucci presenta Patrizia al padre Rodolfo, ma più o meno vale lo stesso anche per l’abito a fiori di questa foto.
Ovviamente io non sono nessuno per mettere in dubbio la ricostruzione, che in tutti gli altri frangenti ho ammirato, e lo sottolineo bene, ma l’idea di questo vestito mi lascia perplessa. Sbaglio io, vero?
Oltre agli abiti, House of Gucci offre la visione di una fantastica serie di preziose auto “d’epoca.”
In particolare, ho amato molto il modo in cui il regista Ridley Scott inquadra gli arrivi a casa di Rodolfo Gucci: focalizzati sull’ingresso. Dall’esterno verso l’esterno.
Questa inquadratura ricorre più di una volta nel film, con auto diverse che arrivano davanti a quella entrata.
Per me è stata una sorta di “storia nella storia,” quasi un simbolo per scandire il tempo.
Nella foto qui sotto, con lo stesso principio, in contrapposizione si assiste ad una partenza. Che poi è anche un inizio: l’inizio di una strategia per il rientro di Maurizio nell’azienda.
Per il resto ti rimando alla recensione di Matavitatau, io, un po’ come per Cruella, ho molto gradito la colonna sonora non originale.
Come per gli abiti a fiori, ho avvertito una sorta di disorientamento temporale che in alcuni casi mi ha conquistata, in altri mi ha lasciata una specie di interrogativo.
Ad esempio, mi è piaciuta la scelta di Faith di George Michael per accompagnare la scena del matrimonio: nonostante l’incongruenza anacronistica, mi ha trasmesso una gioiosità che controbilanciava il vuoto creato dall’assenza dei familiari di Maurizio.
Al contrario sono rimasta perplessa nell’ascoltare Ritornerai di Bruno Lauzi come sottofondo alla scena in cui Aldo Gucci si reca con Maurizio e Patrizia nella tenuta sede del loro allevamento storico. La canzone è meravigliosa, ça va sans dire, e il senso è incentrato sul ritorno alle origini, però per la mia personale percezione è come se qualcosa stridesse.
A parte questo, potrei elencarti un brano più bello dell’altro, e vorrei proporteli tutti: Here comes the rain again degli Eurythmics chettelodico a fare, Heart of glass di Blondie, Ashes to ashes del Duca Bianco David Bowie, Blue Monday dei New Order, Una notte speciale di Alice, Sono bugiarda di Caterina Caselli, ma anche Largo al factotum da Il Barbiere di Siviglia di Rossini, Madame Butterfly e molto molto altro.
Mentre scegli quale preferisci ascoltare prima, ecco qualche caffè.
OPINIONI