TUTTO VERO

TUTTO VERO

Tutto vero è il titolo del libro di Alessandro Depegi che ringrazio sentitamente.

Ho conosciuto l’autore in veste di blogger e ti consiglio di seguire il suo Quarchedundepegi’s Blog, troverai immediatamente interessante il suo modo di raccontare.

Mail dopo mail sto imparando tantissimo da Alessandro e trovo tutto ciò che scrive assolutamente prezioso.

Si tratta della vera e propria “tradizione orale” che attraverso di lui mi apre una finestra su un periodo storico che io personalmente non avevo mai avuto modo di conoscere così approfonditamente e dettagliatamente.

Ma tra le peculiarità che rendono il linguaggio espressivo di Alessandro Depegi del tutto unico sono le sue passioni tra le quali ad esempio la filatelia.

Un mondo in via di estinzione purtroppo, un mondo a me caro perché appassionava anche mio padre.

Tu usi ancora francobolli? Quando è stata l’ultima volta in cui ne hai ricevuto o visto uno?

Spesso ti parlo della mia personale nostalgia per le lettere. 

Avresti mai pensato di poter viaggiare seguendo il tragitto di un francobollo, o scoprendo la storia delle varie emissioni?

Poche persone hanno una conoscenza filatelica dettagliata come la sua.

Ma ancor di più poche persone hanno l’esperienza di vita di Alessandro: un uomo che ha saputo abbinare la sua competenza scientifica a una profonda ricerca umana.

Tutto vero dunque ciò che racconta nel suo libro, così come assolutamente importante tutto ciò sul quale il lettore si troverà a riflettere “con meraviglia” per citare le sue parole, e “per caso … quel caso che non esiste.”

Concludo con questa citazione, augurandomi insieme ad Alessandro che molti possano essere gli “Svegliati.”

Tutto è vero o non vero, vero e non vero insieme e, del pari, né non vero né vero. Tale l’insegnamento degli Svegliati.
Nagarjuna

 

GIOVANNI TOMMASINI

GIOVANNI TOMMASINI

Ad ogni nuovo anno in un modo o nell’altro ci ritroviamo con il pensiero di “inizio.” 

Vorrei citare la frase di Mary Shelley
L’inizio è sempre oggi.

 

All’inizio del percorso KCDC non avrei potuto immaginare di conoscere te, forse non avremmo avuto la possibilità di entrare in contatto senza l’aiuto del web, o forse sì.

La rete di connessioni virtuali mi ha fatta arrivare anche ad una “casa base” molto particolare: il concetto di casa base e di metafora del baseball di Giovanni, che ti consiglio di scoprire direttamente dalle sue parole.

Inizia da questo primo articolo la collaborazione KEEP CALM & DRINK COFFEE.

La cornice perfetta per fare quattro chiacchiere: caffè” questa la presentazione di questo blog in cui vengono raccolti e riproposti pensieri, commenti, suggerimenti, come se ognuno di noi avesse la sua tazzina preferita da mostrare assieme alle sue passioni e racconti di vita.

Mi pare una buona occasione per iniziare da una presentazione dell’inizio del percorso che mi ha portato ad entrare in contatto con questa realtà di che come motto ha “il sito che ti da questa opportunità”.

Non tutti i giorni si sentono queste parole.

Anzi a leggerle quasi non ci credevo di tanta bellezza nella disponibilità a creare reciprocità e collaborazioni.

Ho così inviato un messaggio tramite le pagine social per restituire il mio entusiasmo alla proposta e opportunità di reciprocità.

Per cui dopo alcuni messaggi di prima conoscenza eccomi qui a raccontarvi la mia storia di “scrittore per casa”.

Iniziata con l’acquisto di un computer portatile in offerta speciale nel lontano inverno del 2012.

Tutto iniziò così…

…….

Gian ho comprato un portatile, faccio venire giù tutto”.

Così annunciai la mia volontà di mettere in forma di racconto le mie vicende personali.

Non solo per raccontarle, ma anche per farne una strada da seguire, esperienze da proporre, da condividere, da rivivere assieme, ognuno nel suo mondo, nei suoi ricordi, sul proprio tono emotivo.

Mi misi a scrivere…

Tre pagine sui “piccoli inconsapevoli eroi del baseball”, le inviai a varie case editrici che si occupavano di sport, cultura sportiva, educazione allo sport.

Mi chiamò Fabio Mancini della G. Danna di Firenze, sito Edusport.it.

Tommasini ci è piaciuto molto il suo modo di romanzare la realtà, ci può mandare tutto il racconto vorremmo pubblicarlo sul nostro sito come articolo del mese e avremmo intenzione di fare un Dvd sull’insegnamento del baseball nell’ora di educazione fisica nelle scuole superiori.”

Cosa avevo scritto?

Vado a rivedere la mail, “vi invio le prime tre pagine del mio racconto Piccoli inconsapevoli eroi del baseball, una quindicina di adolescenti che nel 1976 appena festeggiata la propria età entrata in doppia cifra, vengono introdotti all’arte del baseball e niente fu più come prima”.

Dimenticai di scrivere che le pagine erano sì le prime ma anche le uniche…

Il racconto era ancora tutto da scrivere..

Ma per il sito edusport.it era richiesto tutto il racconto.

Mi ritrovai nella stessa condizione nella quale proprio negli anni narrati dovevo fare i compiti per le vacanze.

Mi misi così al lavoro.

Lo pubblicarono sul sito come articolo del mese di luglio, il primo agosto fu segnalato dalla FIBS – Federazione Italiana Baseball e Softball sul sito ufficiale federale.

Iniziarono a contattarmi vari siti, redazioni online, soprattutto baseballmania, come folgorati dal racconto.

Qualcosa rapisce, le parole vanno in profondità, chi le legge non le dimentica, anzi è come se le riscrivesse in relazione al proprio vissuto e stato emotivo”.

Mi chiamo Giovanni Colantuono da Nettuno, redattore del sito online Baseballmania.

Tommasini sei il primo che racconta il baseball così, c’è tutto nel tuo racconto, non solo il battiecorri, ci siamo tutti noi, le nostre passioni, il modo di vivere la vita e lo sport, posso pubblicarlo, parlami di te, voglio sapere di più, ti faccio un articolo di presentazione, scrivine altri, facciamo una rubrica dedicata ai racconti di Giovanni Tommasini sul baseball, sui Piccoli inconsapevoli del Tomato baseball club.”

Pochi giorni dopo il mio esordio come scrittore, per la prima volta fui definito tale.

Che sta succedendo e come mai il mio modo di narrare le mie vicende personali riproposte in una narrazione talmente intima da elicitare reazioni nel lettore anch’esse profondamente personale, che sono nella lettura tradotte in un linguaggio universale, per cui chi legge si rivede, rivive parti di se e del proprio esperito?

Arrivarono i primi commenti dai lettori.

Saranno dello stesso tenore dei commenti della mia prima correttrice di bozze, una volta raccolti tutti i racconti che in tre mesi furono da me scritti quasi compulsivamente e che, a poche settimane dalla pubblicazione sui siti che li richiesero, andranno a dare vita al mio primo libro.

Noto un comune denominatore.

Le mie parole emozionano, la mia descrizione delle realtà restituite toccano il lato emotivo, “il testo possiede la qualità propria delle opere d’arte, emoziona” così viene commentato il mio testo durante l’editing.

Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.

George Bernard Shaw

Inizio a chiedermi come mai questo “effetto” come penso il mio scrivere?

Perché ho iniziato a scrivere, da dove è partita la spinta, la necessità di esprimere un mio vissuto, quale esigenza ha mosso la mia volontà, mi ha portato sulla tastiera febbrilmente, come se non ci fosse altra cosa da fare.

Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe.

Albert Camus

Ne L’ARTE DEL BASEBALL la proposta, l’esigenza, la restituzione di partenza era:

Il racconto dell’esperienza di una quindicina di bambini che partendo dai sotterranei di un parcheggio nel centro della spettacolare Sanremo, in “balia” di due personalità appassionate, visionarie, vivranno un’esperienza “adulta” in un’età ancora tenera.

La necessità di sottolineare la bellezza e profondità di un’avventura che li cambierà per sempre e insegnerà il piacere di fare bene una cosa, con passione, curiosità, senza pensare ai risultati, ma solo per poter esprimere pienamente se stessi, conoscersi meglio, crescere assieme.

L’articolazione del concetto più ampio del crescere avendo la fortuna di essere coinvolti un’avventura sproporzionata alla propria età, e il grande valore della passione, curiosità, amicizia, sana follia che porterà questi bambini a vivere un’esperienza che darà loro una formazione e impronta indelebile per tutta la loro vita.

Il ricordo dei quegli anni, luoghi, sentimenti provati, contesti, umanità, vissuti saranno i sotto concetti che hanno permesso l’articolazione e la restituzione delle storie narrate nei racconti che formano L’ARTE DEL BASEBALL.

Tra i racconti uno in particolare mi ha coinvolto totalmente ed è stato scritto coinvolgendo unicamente il mio essere emotivo.

Era già da qualche tempo che in me ridondava il concetto della “dipendenza”, il ricordo di un nostro compagno di squadra che si “bucava”, il nostro vivere questo dramma, non sapendo che fare, nascondendo la nostra sofferenza e amore nei confronti di un nostro compagno di squadra da tutti amato.

Legato al concetto di dipendenza quello della nostra impotenza, quello del nostro essere troppo piccoli di fronte ad un tema così grande, le nostre emozioni che non riuscivamo ad esprimere, dominare, vivere.

Che esplodevano nei nostri peggiori incubi, fantasie, sofferenze soffocate.

Era tutto un misto di questi “temi” e non riuscivo a capire come fare a de-scrivere, restituire tutta quest’umanità, così intensamente sentita da tutti in profondità inaccessibili.

Ero in coda al supermercato e come un lampo che squarcia il cielo e le nuvole mi si presentò il racconto. Tutti i concetti sino allora cresciuti creando solo ordigni inesplosi in me.

Fu sconvolgente e in me iniziò a piovere, tuonare, grandinare.

Arrivato in tutta fretta a casa mi misi alla tastiera piangendo e in venti minuti come travolto da una vera e propria “tempesta” scrissi il racconto….

 

Ormai in gioco.

Mi chiedo, che fare?

Godermi questo primo inaspettato, mai progettato, impensabile sino a pochi mesi prima, libro o provare a scrivere altro, e cosa?

E come?

Tutti mi chiedono una cosa. Scrivi Cesare.

La tua storia con il bambino autistico che hai vissuto per quindici anni.

Decido di andare avanti. Rimanere in gioco.

Nasce il progetto di restituire la mia prima esperienza da educatore domiciliare.

Inizio a pormi delle domande e intravvedere il percorso già inconsapevolmente fatto nello scrivere i racconti de L’ARTE DEL BASEBALL.

La prima risposta da dare.

Nel futuro secondo libro, SONO CESARE ….TUTTO BENE, quale il “vissuto” da restituire?

Ripensando alla fortuna di aver vissuto il rapporto con Cesare, bambino affetto da una grave forma di autismo, nasce in me l’impellente e improrogabile necessità di rappresentare concetti molto radicati da questa esperienza estrema, ben radicati in me, ma da portare alla luce della consapevolezza.

Il primo passo diverso da quello delle prime tre pagine…

Ora inizio a progettare il percorso, sta nascendo un metodo, mettere in chiaro le basi di partenza, le radici del racconto, molto prima di mettermi in contatto con tutto il resto, che ancora non è chiaro in me, ma in questa occasione inizio a “vedere” nella lenta costruzione del libro.

In quest’occasione non vi è più l’occasionalità, ma un vero e proprio “pensiero costruttivo”.

Una consapevolezza.

Essendo un progetto e non una casualità, inizio a capire veramente se sarà possibile propormi come scrittore o lasciar stare considerando una fortunata esperienza, il mio esordio narrativo e niente più.

Appuntare ciò che voglio esprimere a prescindere dalla storia che andrò a restituire.

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.

Paul Klee

Ed eccomi qui alla tastiera a raccontarvi l’inizio del mio percorso e del perché mi definisco uno scrittore per caso.

Nei prossimi articoli i presenterò uno alla volta tutti i libri nati da quelle prime tre pagine.

Perché da quel racconto nato per caso, dieci anni dopo, nell’agosto appena passato è uscito il mio dodicesimo libro…

Qui di seguito vi propongo una presentazione scritta da Antonella Giordano durante un’intervista per l’uscita di uno dei miei libri successivi a quelle prime tre pagine…

Giovanni Tommasini

Ama definirsi come uno “scrittore per caso” Giovanni Tommasini. “Scrittore per caso” dal 2013, per l’esattezza. Sicuramente non è uno scrittore qualunque a giudicare dalla risonanza che hanno ottenuto tutti suoi libri le cui narrazioni seguono indistintamente le orme di tematiche sociali e civili, soprattutto in merito alla “costruzione di una relazione d’aiuto”.

Per Giovanni Tommasini l’impegno sociale è una mission non casuale. Sanremese, classe 1966, dopo la laurea in scienze politiche conseguita all’università di Genova, ha dedicato la sua vita portando aiuto nei contesti più bisognosi della società. Educatore e seminarista iscritto all’albo professionale e inizialmente impegnato come collaboratore nei consultori familiari di quartiere in qualità di assistente domiciliare, dal 1994 è educatore nei centri diurni e nelle case famiglia della Cooperativa Genova Integrazione, a marchio Anffas.

Le sue esperienze professionali maturate sul campo ne fanno una voce autorevole per comprendere il panorama dei mali che affliggono le tante realtà sociali del nostro tempo.

Nei suoi seminari, propone dibattiti e laboratori su autismo, scrittura emotiva, dipendenza da internet, cultura sportiva e nuove generazioni. È autore di diversi libri, tra i quali notevoli sono i saggi “Papà mi connetti?”, “Il virus siamo noi”, “Emozioni e parole. La scrittura emotiva”.

Non meno importanti e intensi i testi di narrativa “Il sogno americano del Tomato Baseball Club” “La musicalità del silenzio. Il nostro autismo e quello del mondo attorno a noi”, “Una vita senza. Una storia di quotidiana resilienza”, “L’ultima lettera alla mia prima fidanzata”, “Terra battuta. Essere vivi e scendere a rete, questa la felicità”.

Nell’estate del 2023 le ultime fatiche editoriali di questo prolifico autore hanno prodotto i libri “Panico ben temperato”, “Cinema e sport, 12 film indimenticabili” e “Mondo contrario”.

Tutte le proposte editoriali di questo prolifico autore sono state dallo stesso prodotte e pubblicate su Amazon.

Antonella Giordano.

Giovanni Tommasini Storie di vita vissuta in un mondo dimenticato in cui le uniche piattaforme social erano l’Altro e la realtà. 

Blog: qui

Collana Amazon: link

MULTIVERSO

MULTIVERSO

Multiverso. Se ne parla di nuovo parecchio dopo l’uscita del nuovo trailer di Spiderman No Way Home.

 

Ovviamente parte il sondaggio Spiderman preferito:

Tobey Maguire

Andrew Garfield

o Tom Holland?

Speriamo che non finisca in un casino come per Dark.

Ma cos’è il multiverso?

Il termine fu usato per la prima volta da William James nel 1895 ma non si riferiva ad altri possibili universi :
la natura visibile è tutta plasticità e indifferenza, un multiverso, come si potrebbe chiamarlo, e non un universo.

Natura dunque.

Mondi alternativi sono presenti piuttosto nella narrativa di Jorge Luis Borges e H. G. Wells di cui ho già parlato.

La paternità del pensiero sulle “dimensioni parallele,” ovvero universi coesistenti e separati in termini spazio temporali invece viene attribuita a Hugh Everett III personaggio controverso che non ha però avuto molta considerazione.

Successivamente il concetto si è evoluto nella cosiddetta teoria delle stringhe: una sorta di fusione tra meccanica quantistica e teoria della relatività di Albert Einstein.

La definizione di “stringhe” deriva dall’idea di corde che sottoposte a particolari vibrazioni corrispondenti a particelle con proprietà definite come massa e carica, danno origine alla materia e all’energia.

Proprio come se fosse musica.

Non è affascinante?

Risalire al concepimento in questo caso è un’impresa un po’ più … oscillante … ma è indubbio il contributo di Gabriele Veneziano

Dalle stringhe per arrivare al multiverso bisogna considerare la teoria dell’inflazione di Alan Guth e la nuova inflazione di Andrei Linde da non confondere con l’inflazione che ci ostacola quotidianamente in questa precisa dimensione.

Siccome l’unica cosa chiara nella mia mente è la teoria del caos, mi piace molto questo video che mostra l’umanità di queste menti inarrivabili e ci ricorda che i risultati possono arrivare anche dopo “30 anni” ma che non bisogna arrendersi

Altre volte invece l’attesa va oltre, come nel caso di Una facile uscita dall’inflazione eterna scritto in collaborazione con Thomas Hertog ma pubblicato dopo la morte di Stephen Hawking, che Nick aveva citato in questo interessante commento a proposito del Gatto di Schrödinger. 

In un’altra dimensione … chissà, forse possiamo immaginarlo così

E tu?
Come te le immagini eventuali altre dimensioni?

Pensi mai di avere un Doppelgänger cioè una persona che ha avuto esattamente le tue stesse esperienze di vita, ma forse in questo preciso momento prende una decisione che tu non sceglieresti?

IL GATTO DI SCHRÖDINGER

IL GATTO DI SCHRÖDINGER

Immagina di sederti e prendere il tuo libro preferito. Guardi l’immagine sulla copertina, fai scorrere le dita sulla superficie liscia e senti l’odore familiare mentre sfogli le pagine. Per te, il libro è composto da una serie di apparizioni sensoriali.

Con un incipit come questo tu a cosa pensi?

Io ne sono subito rimasta attratta ed ho proseguito la lettura:

Ma ti aspetti anche che il libro abbia una sua esistenza indipendente dietro quelle apparenze. Quindi, quando metti il libro sul tavolino e entri in cucina, o esci di casa per andare al lavoro, ti aspetti che il libro abbia ancora l’aspetto, la sensazione e l’odore proprio come quando lo avevi in mano.

Hai mai pensato diversamente?
Dove ci sta portando questa domanda?
Se non avessi “spoilerato” attraverso il titolo, lascerei quasi in sospeso curiosa della tua risposta.

L’articolo, che ti consiglio di proseguire qui si intitola “La realtà è un gioco di specchi quantistici? Una nuova teoria aiuta a spiegare il gatto di Schrödinger.”

Anche grazie ad una citazione dal nuovo libro di Carlo Rovelli si parla di questa teoria utile a capire in maniera molto semplificata il concetto del principio di indeterminazione della meccanica quantistica.

Naturalmente queste informazioni mi arrivano sempre da Massimo, perché io sono piuttosto nel caos già considerando una dimensione soltanto … eppure in questo caso, anche una mente meno geniale come la mia riesce ad afferrare in maniera basilare questo concetto.

Su Nature è stata pubblicata una ricerca dell’Università di Yale a cura principalmente di Zlatko Minev secondo la quale è possibile prevedere il salto quantico e dunque sapere prima di aprire la scatola.

Ma indipendentemente da questo io mi vorrei soffermare sull’idea di due diverse versioni opposte, eppure entrambe vere.

Il gatto è vivo e morto contemporaneamente.

Un po’ come una sorta di estremizzazione delle famigerate Sliding Doors.

Trovandomi in un momento particolare della vita, con l’aggravante di essere una indecisa cronica, dovrò inevitabilmente prendere delle decisioni cruciali.

Tu sei risoluta/o o recrimini?
Attribuisci gli eventi al caso, al destino, oppure pensi mai che qualcosa sarebbe potuto andare diversamente?
La famosa domanda e seper te è soltanto un viaggio mentale?

Sei fatalista o invece vorresti poter richiudere il coperchio della scatola per salvare il gatto?

FORSE NON SBAGLIA CHI FA CASTELLI IN ARIA

FORSE NON SBAGLIA CHI FA CASTELLI IN ARIA

 

Abbiamo avuto prova di come la nostra consuetudine possa crollare facilmente come un castello di carte.
Tu avevi avuto modo di rifletterci in questi termini?
In un soffio il quotidiano è passato dall’essere routine in qualche caso anche oggetto di lamentela, all’essere una preziosa certezza che rivorremmo.
In questo, credo possiamo dire di essere accomunati a livello globale, sebbene ognuno abbia la propria storia, ognuno percorra il proprio cammino, e ognuno abbia le proprie abitudini.
Abitudini che per qualcuno erano forse diventate mattoni pesanti come la assuefazione, per altri invece modulabili e sfuggenti come sabbia, oppure, proprio come nella favola delle tre case, costruite con le carte.
Carte che dicono chi siamo come documenti o badges, carte che ci inquadrano, ci consentono accessi, ci conducono, ci regolamentano, ci finanziano: tessere, biglietti, mappe, contratti, banconote.
Carte che rappresentano le nostre azioni, il nostro vivere.
Carte che noi accumuliamo, carte che teniamo in equilibrio.
O equilibri che tengono in piedi noi.
Tecnicamente per costruire un castello le carte troppo nuove o perfette scivolano: ne occorrono di “vissute”.
Carte che abbiano giocato, carte che siano state tenute tra le mani. Mani che devono essere ferme.
Mani che però non potranno mai stringere, perché l’equilibrio non si può tenere in pugno.
E mai come ora ne abbiamo avuto una concreta e inquietante prova.
La domanda è: cosa impariamo esattamente da questa dimostrazione?
Chi o cosa ha veramente potere su così tanti “castelli” e come abbiamo potuto lasciare che cadessero nella maniera repentina alla quale abbiamo assistito?
Ora abbiamo meno carte a disposizione per ricostruire, e dovremo adottare “consuetudini” diverse, che non saranno scelte.
O forse dovremmo cogliere l’occasione per imparare a mettere in discussione, a farci domande, a prendere in considerazione tutte le ipotesi, sempre.
Nelle Operette Morali Giacomo Leopardi chiede:
“… perché qualsivoglia consuetudine, quantunque corrotta e pessima, difficilmente si discerne dalla natura?”
La risposta parrebbe poter essere di Erasmo da Rotterdam:
“Non esiste pratica, per quanto infame, per quanto atroce, che non si imponga, se ha la consuetudine dalla sua parte.”
Consuetudine oltre che modo costante di procedere è anche fonte di diritto, la fonte non scritta per eccellenza che consta di due elementi: uno di tipo materiale cioè la reiterazione di un determinato comportamento da parte di una collettività; l’altro, di tipo soggettivo ancorché oggettivamente verificabile, è invece la convinzione diffusa che quel comportamento sia, non solo moralmente o socialmente, ma giuridicamente obbligatorio.
Dunque dovremmo considerare di ricostruire su basi per alcuni versi inconsuete e di ripartire prima di tutto dalla consapevolezza di quale sia la vera essenza importante del nostro vivere.

 

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